Il valore di umanitario


Quesito: 

Riproponiamo ai nostri lettori la risposta di Matilde Paoli sul valore dell’aggettivo umanitario pubblicata sulla Crusca per voi (n. 53, II, 2016).

 

Il valore di umanitario

 

«André Sampaioci scrive da Fortaleza, Brasile, chiedendo se sia corretta l’espressione crisi umanitaria, in cui si osserva, a suo parere, un significato dell’aggettivo diverso dalle definizioni dei dizionari. Analoga domanda è stata posta anche da lettori italiani che si dicono perplessi di fronte a espressioni come emergenza umanitaria (Elena Torroni, da Frosinone), disastro o tragedia umanitari (Elio Di Rella, da Genova), catastrofe umanitaria (Sergio Tomelleri, da Verona): tutti loro rilevano l’incongruità di questi costrutti con il valore di umanitario riferito a qualcosa “che è in favore dell’umanità” considerando che, come nota il lettore di Verona, “una catastrofe non lo può essere in alcun caso”.

 

L’aggettivo umanitario ha fatto il suo ingresso in italiano nella prima metà dell’Ottocento: con il valore di ‘che pensa e opera secondo i principi di generosità, comprensione, carità, amore verso il prossimo’ compare, secondo il DELI, per la prima volta nel 1838 in un periodico milanese (la “Rivista Europea”, nuova serie del “Ricoglitore Italiano e straniero”, xv); nel senso di ‘esponente del movimento umanitaristico sviluppatosi in Europa nel xix sec. [...]; filantropo’ (GDLI) la prima attestazione si attribuisce a Giuseppe Giusti che dà titolo Gli umanitari alle sue rime del 1840 scritte contro l’utopismo e il cosmopolitismo dei sansimoniani. Quasi contemporaneamente appare in francese nella Correspondance de Lamartine datata 1835 (“C’est en effet un épisode de mon poème humanitaire”, cfr. TLFi s.v.). Ancora agli anni Trenta del XIX secolo rimanda l’OED per humanitarian, aggettivo e sostantivo, con analoghi sensi.

Questi i valori semantici dai quali si sviluppa il significato più generale a cui fanno riferimento coloro che ci scrivono, ma, per l’aggettivo, in certa lessicografia si affianca ad essi fin dall'inizio un ulteriore valore che fa riferimento al significato “fisico” di umanità: il Panlessico italiano, ossia Dizionario universale della lingua italiana, “diligentemente compilato da una società di filoglotti e diretto da Marco Bognolo” nel 1839 lo definisce “Di umanità, pertinente a umanità. Neologismo dell’uso, ma censurato” e umanità in quest’opera ha anche il significato di ‘genere umano’; nella seconda metà del secolo il Tommaseo-Bellini è più esplicito: “Che concerne l’umanità, il genere umano. Dottrine umanitarie. Neologismo”. Meno chiara la definizione del Petrocchi (1892) – “Che si riferisce all’umanità” – analoga a quella che troviamo, all’inizio del nuovo secolo, nel Vocabolario delle idee (1914): “riguardante l’umanità”. A questo punto entra evidentemente in gioco il duplice significato di umanità: il termine ha un valore originario definito “Astratto d’umano” nelle prime tre edizioni del Vocabolario della Crusca) e meglio spiegato nella quarta come “Natura, o Condizione umana”, corrispondente anche a “Benignità, cortesia” (tralasciamo il significato “Istudio di lettere umane”, sempre nella IV Crusca). Ma umanità indica anche ‘il genere umano’ come nel citato Panlessico, ossia “Tutti gli uomini in generale”, come nel Tommaseo-Bellini, benché, come commenta lo stesso Tommaseo, “Altri vieta che in questo senso adoprisi Umanità, concedendole solo que’ sensi che dava alla voce il latino”. Eppure, secondo il DELI, in questo valore umanità comincia a essere attestato nell’ultimo ventennio del Seicento.

Tornando all’aggettivo umanitario, nella prima edizione (1917) dello Zingarelli, di poco successiva al citato Vocabolario delle idee, la voce umanitario ha perso il suo valore concreto e torna a essere definito soltanto ‘che ha sentimento di umanità, filantropo’. È possibile che la spiegazione sia nell’esempio Dottrine umanitarie, peraltro l’unico, citato sia dal Tommaseo-Bellini, sia, al singolare, dal Petrocchi, sia dallo stesso Zingarelli: il sintagma è effettivamente difficilmente interpretabile come ‘dottrine che riguardano il genere umano’. Da questo momento sembra perdersi, nella lessicografia, il valore che abbiamo definito “fisico” dell’aggettivo.

Recentemente però è emerso un nuovo significato di umanitario, definito come ‘che riguarda la vita di numerose persone’ nello Zingarelli 2016, il quale fa evidentemente di nuovo riferimento al valore concreto di umanità (‘il complesso degli uomini che popolano il mondo’), e non (o non soltanto, ma vedremo in seguito) al suo valore di ‘complesso di qualità come la benevolenza, la comprensione e la generosità e sim. che si ritengono proprie dell’uomo’. In questo senso l’aggettivo può essere riferito anche a voci che indicano uno stato di grave difficoltà: catastrofe umanitaria figura come esempio già nello Zingarelli 2005. Anche il GRADIT registra, già nel 1999, la locuzione disastro umanitario associandola però alla definizione ‘che compromette i diritti umani’, mentre il Devoto-Oli, nell’ed. 2004-2005, cita emergenza umanitaria dove l’aggettivo è usato ‘con riferimento a situazioni internazionali di tensione o di guerra e a regioni dove sono in pericolo i più elementari diritti etici, economici e sociali’.

Queste due espressioni avevano fatto la loro comparsa nella stampa nazionale già nell’ultimo decennio del Novecento: catastrofe umanitaria appare sulla “Repubblica” per la prima volta in un articolo del 13 luglio 1991 e disastro umanitario in uno del 5 dicembre dello stesso anno. Si aggiungono poi tragedia umanitaria nel 1992 e emergenza umanitaria nel 1994. Per quel che riguarda in particolare crisi umanitaria, l’espressione appare sullo stesso quotidiano il 10 novembre del 1996 e da allora ricorre in corrispondenza di fatti che periodicamente hanno sconvolto l’umanità contemporanea nelle diverse aree del pianeta, dal Kosovo a Gaza, dal Nordafrica alla Grecia, dall’Ucraina alla Siria.

L’affermarsi di questo particolare valore di umanitario, pur trovando un presupposto all’interno del sistema italiano nel valore di umanità come genere umano, è certamente riferibile alla lingua inglese: l’OED registra infatti per humanitarian il valore “Designating an event or situation which causes or involves (widespread) human suffering, esp. one which requires the provision of aid or support on a large scale” [‘riferito a un evento o una situazione che causa o comporta sofferenza umana diffusa, in particolar modo di un genere che richieda fornitura di aiuto o supporto su larga scala’] e riporta attestazioni di humanitarian emergency (1933), humanitarian disaster (1970), humanitarian crisis (1982), humanitarian tragedy (1995) e humanitarian catastrophe (2007).

La diffusione di crisi umanitaria è senza dubbio sostenuta dall’interscambio tra lingue nell’ambito della UE: nel sito di EUR-Lex L’accesso al diritto dell’Unione europea (http://eur-lex.europa.eu/) l’espressione compare nel Regolamento (ce) n. 1257/96 del Consiglio del 20 giugno 1996 relativo all’aiuto umanitario il cui Capitolo III sulle “Procedure di attuazione delle azioni umanitarie”, all’articolo 15, afferma che la Commissione “approva i piani globali, destinati a fornire un quadro coerente d’azione in un paese o in una regione determinata in cui la crisi umanitaria è tale da protrarsi, segnatamente a causa della sua entità e della sua complessità...”. È possibile che il più recente valore di umanitario sia legato proprio al sintagma aiuto umanitario, che tra l’altro compare nel titolo, anch’esso calco dall’inglese humanitarian aid, attestato per la prima volta nello stesso EUR-Lex in un’interrogazione del 1979 dal titolo Aiuti umanitari alla regione in crisi Etiopia-Somalia-Eritrea. Nel sintagma, definito come ‘soccorso prestato a popolazioni colpite da guerre o gravi calamità’ (Vocabolario Treccani), l’aggettivo ha il valore ‘che tende a promuovere il benessere dell’umanità [o di una sua parte], soprattutto di quella sofferente’ (ibidem) che troviamo per esempio in svolgere un’attività umanitaria, ma si presta a essere inteso anche come ‘rivolto, offerto a intere popolazioni’, quindi ‘che riguarda numerose persone (quasi l’umanità intera)’, che è appunto il valore assunto in crisi umanitaria. Se pensiamo alla definizione di humanitarian data dall’OED vi possiamo vedere esplicitato il legame tra i due concetti: una crisi o un disastro o una catastrofe umanitari sono tali sia perché coinvolgono un ampio numero di persone, sia perché richiedono (impongono) sostegno e impegno da parte di istituzioni sovranazionali, attraverso organizzazioni capaci di offrire aiuto su larga scala.»

 

Matilde Paoli

 

21 settembre 2018