Agenda eventi

«  
  »
L M M G V S D
 
 
1
 
2
 
3
 
4
 
5
 
6
 
7
 
8
 
9
 
10
 
11
 
12
 
13
 
14
 
15
 
16
 
17
 
18
 
19
 
20
 
21
 
22
 
23
 
24
 
25
 
26
 
27
 
28
 
29
 
30
 
31
 
 
 
 
C. Marazzini
Andrea de Rosa
Il presidente della Repubblica nella Sala delle Pale

Possiamo trasmettere un testo cartaceamente oppure no?


Quesito: 

Ci sono arrivati vari quesiti, da lettori di diverse aree geografiche, che chiedono se è corretto usare l’avverbio cartaceamente, che si sta diffondendo negli uffici per indicare la trasmissione di un documento non solo per via telematica, ma anche in forma cartacea. 

 

Possiamo trasmettere un testo cartaceamente oppure no?

 

L’avverbio cartaceamente non è registrato nei principali dizionari, ma ha oggi effettivamente una certa diffusione nell’uso parlato, specie negli uffici amministrativi, dove, come segnalano correttamente alcuni nostri lettori, si è diffuso dopo l’avvento della digitalizzazione dei documenti, per indicare la trasmissione di un atto non (solo) per via telematica, attraverso il computer dopo averlo scannerizzato, ma (anche) nella forma (originale) cartacea.

Sul piano della formazione dell’avverbio, non c’è nulla da eccepire: il suffisso -mente (dall’ablativo latino mente ‘con la mente’), originariamente usato solo per formare avverbi modali da aggettivi riferibili a esseri umani, si è da secoli grammaticalizzato ed è l’unico suffisso usato in italiano per formare avverbi a partire da aggettivi,  con determinati significati e con alcune restrizioni su cui non è il caso di fermarsi ora (cfr. al riguardo almeno Davide Ricca, Derivazione avverbiale, in La formazione delle parole in italiano, a cura di Maria Grossmann e Franz Rainer, Tübingen, Niemeyer, 2004, pp. 472-489). La nostra neoformazione, oltretutto, s’inserisce bene in una tendenza che è propria dell’italiano di oggi, in cui da un lato si diffondono nuovi avverbi in -mente, dall’altro quelli già esistenti da tempo stanno assumendo nuovi significati; alcuni di essi sono entrati perfino nel vocabolario di base: ecco così che maggiormente invade il campo di più, leggermente tende a sostituire appena, un po’, ecc. (cfr. Gaetano Berruto, Sociolinguistica dell’italiano contemporaneo, nuova ed., Roma, Carocci, 2012, pp. 117-118; Tullio De Mauro, Italiano oggi e domani, in Italia dei territori e Italia del futuro. Varietà e mutamento nello spazio linguistico italiano, a cura di Claudio Marazzini, Firenze, Le Lettere, 2012, pp. 29-56, a pp. 48-49).

Nel caso in esame, va notato che in due studi di impostazione generativista dei primi anni Novanta (Sergio Scalise, Constraints on the Italian suffix -mente, in Contemporary Morphology, a cura di Wolfgang U. Dressler, ‎Hans C. Luschützky, ‎Oskar E. Pfeiffer, John R. Rennison, Berlin/New York, Mouton de Gruyter, 1990, pp. 87-98, a p. 90; Sergio Scalise, Federica Bevilacqua, Andrea Buoso, Giovanna Piantini, Il suffisso -mente, in “Studi italiani di linguistica teorica ed applicata”, 19, 1990, pp. 61-88, a p. 70) l’avverbio compare come *cartaceamente, preceduto cioè dall’asterisco usato dai linguisti per indicare l’agrammaticalità o comunque l’inesistenza di una parola o di una forma all’interno di un sistema linguistico: da cartaceo si considerava impossibile derivare cartaceamente (il che, come vedremo, non era proprio vero; va detto comunque che allora gli studiosi non disponevano dei dati e dei corpora a cui possiamo ricorrere oggi).

L’avverbio cartaceamente si lega a un nuovo significato di cartaceo, registrato per es., dallo Zingarelli 2019: oggi l’aggettivo non significa solo ‘di carta’, ma anche “su carta (spec. rispetto a ciò che è informatizzato): dizionario cartaceo; archivio cartaceo; l’edizione cartacea di un giornale”. Ecco allora che, in corrispondenza di telematicamente ‘per via telematica’ o elettronicamente ‘per mezzo dell’elettronica’, si è formato anche cartaceamente ‘in forma cartacea’, per lo più riferito al verbo trasmettere.

La prima attestazione scritta del nostro avverbio con questo specifico significato reperibile grazie a Google Libri risale al 2004 (e si tratta di una citazione, probabilmente da un testo di poco precedente) ed è la seguente:

L’Autore avverte che il materiale raccolto è frutto di una ricerca circa e il quadro normativo e il quadro giurisprudenziale, “sia cartaceamente che telematicamente”, attraverso i documenti reperiti nella rete (Romano Ricciotti, La ferita sanata. I Patti lateranensi e l’accordo di Villa Madama fra storia, politica e diritto, Rimini, il Cerchio, 2004, p. 118).

Altri due esempi risalgono al 2015, quando il termine aveva già iniziato a circolare:

Il fascicolo telematico raccoglie tutti i documenti (comprese le ricevute di posta elettronica) da chiunque formati, contiene altresì i documenti depositati cartaceamente (Nunzio Santi Di Paola, Il decreto ingiuntivo telematico. Analisi – Problematiche – Soluzioni, Sant’Arcangelo di Romagna, Maggioli, 2015, p. 74).

Altro aspetto che merita segnalare è che non è prevista una “modalità mista”, cioè l'utilizzo delle procedure telematiche non è possibile per i giudizi che siano già stati instaurati cartaceamente (Emanuele M. Forner, Procedura civile digitale. Prontuario teorico-pratico del processo telematico, Milano, Giuffrè, 2015, consultato nella versione elettronica priva dei numeri di pagina).

Ma sempre grazie a Google Libri possiamo appurare che già in precedenza, nel corso del Novecento fino ai primi anni 2000, esistono esempi di cartaceamente, con significati diversi. Eccone alcuni:

I franchi gelosamente conservati (ossia tesaurizzati, dalla popolazione belga, quando la marea montante del marco sembrava tutto coprire e allagare cartaceamente) (“Rassegna monetaria” 30, 1933, p. 45; qui il riferimento è alla carta moneta).

È errata visione, da parte del gran pubblico, quella del «funzionario» statico, seduto al suo tavolino, chiuso nel suo ufficio e comunicante sol cartaceamente con i colleghi e con la vita (Pietro Silvio Rivetta, I 15  ministeri visti da un non-funzionario, Roma, Cremonese, 1940, p. 62; qui il senso è vicino a quello attuale, anche se il rapporto non è con la telematica, ma con la comunicazione parlata).

 [...] problema basilare della proprietà. Sul quale vi è stata sì una controversia millenaria, ma anche una cartaceamente molto più ampia logomachia per ambiguità di termini (“Annali della Facoltà di Scienze Politiche dell’Università degli Studi di Perugia”, 1942, p. 59; il riferimento è alla carta e ai libri).

[...] non vuole neanche dire mettere sullo stesso piano chi vuole instaurare un regime clericale e coloro che, magari per motivi diversi ma praticamente convergenti, combattono davvero contro l’instaurazione di questo regime. Vuol dire mettere sullo stesso piano chi cerca di instaurarlo e coloro che non vi si sono opposti in passato, che non vi si oppongono ora, se non cartaceamente, e che certo non vi si opporranno neanche in futuro (“Il Mulino”, 1957, p. 835; l’avverbio si riferisce a chi si oppone a parole, con scritti, ma non con l’azione, i fatti).

Che meglio poteva capitare alla signorina Raphael dell’attuale cornice? Che di meglio per la sua “Adolescente”, dei nudi così cartaceamente casti della signorina Moretti? (Giorgio Di Genova, Storia dell'arte italiana del ’900. Generazione primo decennio, Bora, 1986, p. 87; qui l’avverbio allude alla scarsa sensualità delle figure nude, che non sembrano richiamare il mondo reale).

Me ne scuso, assicurandovi che sono abbastanza punito nella mia non stanca volontà d’imparare con la prospettiva di apprendere in ritardo, e cartaceamente, le molte novità che si annunciano per parte degli studiosi qui adunati (Gianfranco Contini, Saluto, in Dante e la Bibbia. Atti del Convegno internazionale promosso da Biblia, Firenze, 26-27-28 settembre 1986, a cura di Giovanni Barblan, Firenze, Olschki, 1988, p. 17; qui l’avverbio allude all’impossibilità dell’autore di ascoltare direttamente gli interventi dei convegnisti, di cui leggerà poi i testi stampati negli Atti).

A lui nel 1252 Innocenzo IV avrebbe riconsegnato il feudo di Castellammare. Per questo punto bisogna emendare cose che collimano solo cartaceamente (Pasquale Natella, Ascea. Storia di Ascea e del suo territorio, dal tardo antico all’età contemporanea, Napoli, Editoriale Scientifica, 2002, p. 114; qui l’avverbio significa ‘solo sulla carta’ e non nella realtà).

Mi pare che possa bastare. Il complesso delle attestazioni dimostra che cartaceamente è una forma perfettamente grammaticale, che esisteva da tempo nel sistema della nostra lingua e poteva essere occasionalmente usata in particolari contesti, nonostante la sua (comprensibile) assenza nella lessicografia. Ora, con la telematica, l’avverbio ha trovato un suo spazio meglio definito. Viene ancora percepito come un neologismo, una parola “strana” non integrata nel lessico, e in effetti è tale, ma forse non ancora per molto; la sua novità, inoltre, più che nella forma sta nel significato. Naturalmente, coloro a cui cartaceamente non piace possono benissimo non usarlo, sostituendolo con “in forma cartacea” o espressioni simili. Ma nelle attuali modalità di comunicazione, che richiedono rapidità, l’uso di una forma sintetica invece di una locuzione può essere funzionale e finire col determinare il successo del nostro avverbio.

 

Paolo D’Achille

 

9 ottobre 2018