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Claudio Marazzini, Aline Kunz, Paola Manni
Firenze Libro Aperto 2017, Il "Vocabolario del Fiorentino contemporaneo"

Inputare, imputare, inputtare, immettere… dati!


Quesito: 

Molti lettori ci chiedono se sia corretto usare il verbo inputare dall’inglese input per riferirsi all'inserimento dei dati mediante una procedura informatica. Le loro perplessità sono motivate dalla presenza nella forma inglese della sequenza -np- estranea al sistema grafico dell’italiano e alla sovrapposizione, qualora si adottasse la grafia -mp-, con il verbo imputare di ambito giuridico.

 

Inputare, imputare, inputtare, immettere… dati!

 

Già quindici anni fa, Mara Marzullo, in una sua risposta apparsa sulla Crusca per voi e riproposta nel sito  citava il verbo inputare tra i rari casi (insieme a benpensante e panpepato, che può ricorrere anche nella forma pampepato di “violazione” della regola scolastica per cui prima di p e b la consonante nasale deve essere sempre m. Inputare rientra nella categoria che Paolo D’Achille chiama “derivati ibridi”, prodotti appunto dalla derivazione di forme italiane adattate su basi inglesi che mantengono la loro pronuncia e grafia originarie, fenomeno tipico dei cambiamenti fonetici e fonologici dell’italiano contemporaneo. In questo caso specifico, la conservazione della sequenza -np- è dovuta alla forma inglese di partenza, un composto che, seppur univerbato, mantiene graficamente ben distinguibili le due parole di partenza in ‘dentro’ e put (ingl. to put ‘mettere’), ma che, nella pronuncia porta a far scivolare, in maniera del tutto inconsapevole per i parlanti, quella n verso una m, come del resto accade anche nella catena parlata quando una n incontri in confine di parola una p o una b (non parlare, non bisogna, un pero, un bel posto, ecc.). Inoltre tale grafia, sempre solo nella scrittura (le due parole si pronunciano allo stesso modo), mette al riparo da possibili fraintendimenti e sovrapposizioni con un altro verbo dell’italiano, imputare che deriva dal latino putāre ‘mettere in conto’ (dall’originario significato di ‘potare gli alberi’), con il prefisso in- ‘dentro’. Ci si può chiedere: ma perché allora non si è creata e affermata la forma inputtare con il raddoppiamento della t, analoga tra l’altro, a formattare da format, chattare da chat, che avrebbe fugato ogni rischio di confusione con imputare? Si potrebbe ipotizzare che l’assonanza poco opportuna con la base puttana, questa volta tutta italiana, abbia indotto gli stessi parlanti, per ragioni tabuistiche, a scartare tale soluzione; inoltre il verbo inputare resta limitato a un impiego tecnico specialistico con quindi scarse occasioni di possibili sovrapposizioni e confusioni semantiche con l’omofono imputare, che anzi, come non di rado capita, proprio per questo potrebbe aver influenzato la nuova formazione. Decisamente più affermate e ricorrenti, oltre che inequivocabili, le espressioni immettere/inserire dati, un’alternativa efficace rispetto a un verbo dell’informatichese delle origini, come vedremo, un po’ datato e rimasto nell’ombra.

Per quel che riguarda la presenza nei vocabolari e la frequenza d’uso di inputare, il verbo è registrato nel GRADIT con la marca di termine specialistico dell’informatica e definizione ‘registrare col computer, immettere’ e nello Zingarelli 2019 che ne segnala l’attestazione fin dal 1982 (ai primordi dell’affermazione del lessico informatico) con definizione analoga, mentre non è contemplato nel Vocabolario Treccani e negli altri recenti dizionari dell’uso (Devoto-Oli 2018, Garzanti 2017, Sabatini-Coletti 2008). Non si tratta quindi di una formazione recentissima, ma piuttosto di un termine che è rimasto circoscritto a una specifica terminologia tecnica e in un periodo ben preciso, affiancato progressivamente da altre espressioni.

In tal senso sembrano confortarci anche i dati di frequenza su Google (pagine in italiano, 11/10/2018): inputare ricorre 4.790 volte, la forma del presente indicativo (terza persona singolare) inputa 2.440 e la stringa dati inputati solo 296. Sono numeri decisamente contenuti, che risentono, oltre tutto, di un notevole rumore dovuto sia alla ripetizione di pagine analoghe in cui le due forme si presentano in accezione tecnica, sia all’alternanza con le forme imputare e imputa dovute a scriventi che, nel dubbio, si sono attenuti alla regola della m prima di p. E qualcuno c’è, anzi sono molto più di quelli che scrivono inputare, visto che la ricerca mirata delle stringhe “inputare dati” e “imputare dati” (Google, pagine in italiano, 9/10/2018) restituisce rispettivamente 63 e 557 occorrenze.

 

A cura di Raffaella Setti
Redazione Consulenza Linguistica
Accademia della Crusca

 

16 ottobre 2018