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Ce n'è per tutti!


Quesito: 

Sono molti gli utenti che hanno posto domande riguardo alla grafia corretta di ce n'è. Citiamo, tra i più recenti, L. Salafrica, G. Cuconati, M. Bramardi, P. de Canistris, G. Crechici, A. Iallorenzi, K. Katia, E. Cammareri, F. Cervoni, A. Iannino.

Ce n'è per tutti!

 

L'espressione ce n'è è forma contratta di ce ne è, con elisione della -e di ne; si tratta della realizzazione della terza persona singolare dell'indicativo presente del verbo esserci, definito procomplementare ("che si usa stabilmente con particelle clitiche procomplementari [ad es. svignarsela] o che, in quanto usato con tali particelle, assume valori specifici, autonomi rispetto al verbo di base [ad es. sentirsela, vedersela, ecc.]", GRADIT), unita al clitico ne (essercene); la si incontra in enunciati come di donne che mi fanno battere il cuore ce n'è una sola; ce n'è per tutti.

 

Talvolta, scrivendo, ce n'è viene confuso con ce ne (non ce ne importa niente), oppure *c'è ne, *ce né e *ce nè, "combinazioni", queste ultime, che invece non esistono. È un dubbio ricorrente, basti confrontare il manuale Si dice o non si dice, a cura di Aldo Gabrielli, ora anche in rete. Si tratta di confusioni provocate da una mancata analisi del significato dei vari elementi dell'espressione, che portano a non distinguere:

  • ce, forma antica del pronome ci (dal latino ecce hīc) che si conserva in unione con i pronomi atoni lo, la, li, le e alla particella ne (si vedano frasi come non ce ne sono più, ce lo misi ieri sera), da c'è (ci è);
  • n'è (ovvero ne è) dal semplice ne avverbio o pronome personale ("con riferimento a persone già nominate, come complemento di argomento, specificazione e partitivo, con il significato di di lui, di lei, di loro: è molto legata al padre, ne parla sempre con affetto; mancavano i genitori, all'assemblea scolastica non ce n'era nessuno", GRADIT), o da congiunzione coordinante negativa, che viene tra l'altro spesso scritta, erroneamente, con l'accento grave, *nè, invece che con l'accento acuto.

In aiuto ci può venire anche la pronuncia, visto che ne dovrebbe essere realizzato con la e chiusa /'ne/ (si consideri anche l'etimologia di ne, da ĭnde ['di lì'] latino), mentre n'è con la e aperta: /'nƐ/, dal momento che è rappresenta la terza persona singolare dell'indicativo presente del verbo essere. La pronuncia però, come è noto, subisce oscillazioni a seconda della provenienza geografica del parlante, e quindi non è sempre dirimente, ma anzi può essere proprio la causa dello scambio. Tra l'altro citiamo una curiosità, che potrebbe contribuire a giustificare possibili fraintendimenti: come si può verificare nel DOP, è stato pronunciato con la e aperta - in conformità al nĕc latino con e breve - fino a tutto il Settecento.

Per fugare possibili dubbi sulla grafia di ce n'è può essere utile cambiare persona, tempo o modo dell'espressione: ce ne sono, ce n'era(no) o ce ne sia(no) aiutano a chiarirne il vero valore e significato.

Che le incertezze siano molto diffuse lo dimostra anche Internet: esiste una domanda riguardo a questo in Yahoo Answers, mentre Google, limitatamente a pagine scritte in italiano, ci fornisce 13.400.000 risultati per ce n'è ma ben 5.970.000 per c'è ne, una quantità notevole per un errore piuttosto grossolano. Ricorre ovviamente anche la variante ce nè, fortunatamente in un numero minore di occorrenze. A margine notiamo che non è dissimile nella sostanza e nelle motivazioni l'altra confusione piuttosto diffusa, quella tra ce lo, ce l'ho, c'è lo (che hanno tutti significato diverso) e l'inesistente *c'è l'ho, per il quale Google indicizza addirittura 7.850.000 risultati.

 

Come ricorda Andrea De Benedetti, «non tutti gli errori ortografici hanno lo stesso valore. I più gravi, direi, sono quelli che mutano il significato o la funzione grammaticale di una parola, come scrivere "ciò" anziché "c'ho", "ce" invece di "c'è", "ne" al posto di "né" (o viceversa). Seguono, a ruota, gli errori che riflettono una mancata corrispondenza della grafia con i suoni, come l'omissione degli accenti nelle parole tronche [...] o lo "scempiamento" delle consonanti lunghe [...], anche se in questi casi esiste sempre il dubbio che si tratti di refusi. Quanto agli errori puramente ortografici ("coscienza" scritto senza "i", "azione" con due zeta) sono brutti ma non fanno male a nessuno» (Val più la pratica. Piccola grammatica immorale della lingua italiana, Roma-Bari, Laterza, 2009, pp. 153-154). Occorre quindi prestare la massima attenzione perché sviste come quelle descritte non si verifichino. In fondo, basta una piccola riflessione sul reale senso dell'espressione per evitare grafie, e in qualche caso anche significati, errati.

 

A cura di Vera Gheno
Redazione Consulenza Linguistica
Accademia della Crusca

13 gennaio 2012