Pisa, 25 giugno 2018: Le parole della politica

Le parole della politica è stato il tema del secondo appuntamento del ciclo di incontri organizzati dall’Accademia della Crusca in collaborazione con Unicoop Firenze presso la sede di Cisanello a Pisa. L’incontro si è svolto il 25 giugno, all’indomani del ballottaggio delle elezioni amministrative per eleggere il sindaco di Pisa. Sull’argomento è intervenuto Michele Cortelazzo, professore ordinario di Linguistica italiana all’Università di Padova e accademico dell’Accademia della Crusca. Cortelazzo si è dedicato negli ultimi anni alla semplificazione del linguaggio istituzionale e politico e nel 2016 ha pubblicato il volume Il linguaggio della politica.
Il relatore ha analizzato il modo in cui le strategie comunicative dei politici sono cambiate nel tempo, tracciando un percorso che dalla propaganda radiofonica dei totalitarismi dei primi del ‘900, è giunto alla comunicazione attraverso i social network dei nostri giorni. In particolare, Cortelazzo ha proposto un’attenta analisi del linguaggio della politica più recente. Durante la Prima Repubblica la classe politica, ritenuta più colta dei suoi elettori, usava un linguaggio professorale che ha dato vita al cosiddetto ‘politichese’, una lingua non sempre comprensibile per i cittadini. I politici della Seconda Repubblica hanno invece semplificato e banalizzato la loro comunicazione, usando un italiano in cui l’elettorato può facilmente identificarsi. La tendenza da parte del discorso politico ad adeguarsi al modo di parlare dell’uditorio rientra in quello che viene definito dal linguista Giuseppe Antonelli nel saggio Volgare eloquenza, il passaggio da una fase di ‘superiorità’, in cui il politico è scelto perché migliore dell’elettore, a una di ‘rispecchiamento’, dove il politico è scelto perché uguale all’elettore. La lingua della politica contemporanea è cambiata ulteriormente inaugurando una terza fase che Cortelazzo definisce di ‘iperrispecchiamento’: i politici oggi comunicano attraverso blog, tweet e post adoperando un linguaggio che sembra quasi anticipare le scelte linguistiche dell’elettorato e che esalta gli aspetti più emotivi e meno nobili della realtà, connotandosi per l’uso del turpiloquio, della menzogna e della manipolazione dell’informazione.
L’intervento di Cortelazzo ha affrontato un tema attuale e sentito, che ha coinvolto i presenti stimolando un interessante dialogo.

 

a cura di Veronica Boschi

 

 

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