Un Totem per l’italiano: la Svizzera e l’equilibrio delle lingue


Giugno 2015


Claudio Marazzini
e Paolo D'Achille

Il 6 giugno 2015 si è registrata la prima presenza dell’Accademia della Crusca all’Expo di Milano. Non sarà l’unico evento destinato a coinvolgerci, perché abbiamo già previsto diversi altri appuntamenti, tra i quali il trasferimento eccezionale della “Piazza delle lingue 2015” a Milano; inoltre si sta trattando per una serata al “Padiglione Italia”, gestita dall’Accademia. Non consideriamo, in questo caso, l’adesione, che pure l’Accademia ha dato ufficialmente, a  “Expo Venice Aquae Venezia 2015”, una sorta di Expo parallela organizzata a Mestre, non per far concorrenza a Milano, ma di comune accordo, visto che l’iniziativa gode del patrocinio ufficiale dell’Expo milanese. Dunque siamo appena all’inizio di questo non breve percorso che sposterà alcune attività dell’Accademia nell’Italia settentrionale, cercando di cogliere opportunità offerte dagli eventi fieristici su cui si concentra l’attenzione dell’opinione pubblica e delle autorità: basti pensare alle visite in loco del presidente Renzi e del capo dello stato Mattarella.

L’inizio, per noi, è stato comunque questo: il 6 giugno. Il presidente Claudio Marazzini e l’accademico Paolo D’Achille sono stati invitati come ospiti d’onore nell’auditorium del padiglione della Confederazione Elvetica, il “Padiglione svizzero”, dove è stato presentato un bel volume fresco di stampa, L’italiano sulla frontiera. Vivere le sfide linguistiche della globalizzazione e dei media, a cura di Maria Antonietta Terzoli e Remigio Ratti, Edizioni Casagrande. Il libro raccoglie gli atti del convegno internazionale svoltosi a Basilea il 9-10 maggio 2014 con la partecipazione di illustri relatori svizzeri, di operatori della radio-televisione e di tre accademici della Crusca, Pietro Trifone, Luca Serianni e Claudio Marazzini. Il convegno si concluse con la diffusione di un documento importante, la “Dichiarazione di Basilea”, in cui sono formulate sagge proposte per mantenere il giusto equilibrio tra le quattro lingue della Confederazione, in un momento in cui, in particolare nella parte tedescofona del paese, affiora la tentazione di limitare lo studio e la conoscenza di italiano e francese, per dare invece maggiore spazio all’inglese. Gli interventi del libro spiegano con molta chiarezza che l’identità plurilingue va difesa ad oltranza, perché si tratta proprio di una caratteristica costitutiva della Svizzera, senza la quale si rischia di distruggere o comunque danneggiare uno dei principi che reggono quella nazione, una delle basi del patto che rende la Svizzera unica ed eccezionale rispetto alle sue componenti storiche e culturali. Chi vorrà leggere integralmente la “Dichiarazione di Basilea”, pubblicata anche nel libro, potrà far ricorso alla pagina Web della Comunità radiotelevisiva italofona, in cui il testo è riprodotto integralmente. Non vogliamo tuttavia soffermarci ancora sulla Dichiarazione di Basilea, né sulla presentazione del libro L’italiano sulla frontiera o sulla situazione della lingua italiana oggi in Svizzera, dove qualche innegabile segnale di crisi viene tuttavia compensato dalla pronta reazione da parte di esponenti di spicco della componente italofona: basti pensare all’attività benemerita di Coscienza svizzera, di Remigio Ratti e di Alessio Petralli, ma anche al Forum per l’italiano in Svizzera. Né potremo dimenticare che la Confederazione si avvale anche di una figura pubblica appositamente incaricata di vegliare sul rispetto delle norme del plurilinguismo: si tratta della delegata federale Nicoletta Mariolini, presente sia al convegno di Basilea sia all’incontro milanese dell’Expo.

La questione di cui vogliamo ora parlare è un’altra: poco prima della presentazione del libro L’italiano sulla frontiera, si è svolta un’altra presentazione che ha attirato la curiosità degli accademici della Crusca presenti, i quali, di comune accordo, hanno ritenuto che fosse importante darne notizia nella rubrica “Il tema” del mese della nostra Accademia. Maurizio Canetta, direttore della “Radio della Svizzera italiana” e Diego Erba, del “Forum per l’italiano in Svizzera”, hanno presentato  un Totem multimediale e interattivo dedicato interamente alla lingua italiana in Svizzera e all’italianità in quella nazione. “Totem” è un neologismo ormai affermato per indicare un chiosco o punto informativo costituito da un computer disponibile all’uso pubblico. Fino a poco tempo fa, la parola aveva un significato leggermente diverso: la si usava per designare un elemento verticale che nell’arredo urbano segnalava una fermata dell’autobus,  un parcheggio, ma anche una mostra o esposizione. In quest’accezione lo si trova registrato nel GRADIT elettronico. L’applicazione dell’informatica ha segnato il passo successivo, già registrato dalle definizioni dello Zingarelli 2015 e del dizionario Garzanti diretto da Giuseppe Patota, per cui oggi questo Totem, nella sua forma evoluta, è diventato anche una sorta di grande video in forma di tavola più o meno inclinata, manovrabile mediante il tocco sullo schermo, nella foggia ormai abbastanza comune nelle postazioni museali più moderne. L’utente, scegliendo liberamente in base ai propri gusti, può leggere testi, scegliere un percorso, sfogliare immagini, vedere filmati. Si tratta di uno strumento didattico ricco di potenzialità. La novità, però, non sta nello strumento in sé, che non è cosa nuova. Più curiosa è semmai l’evoluzione della parola, giunta nel Settecento dalle tribù americane attraverso l’inglese (ma è cosa già ben nota). Tuttavia ora ci interessa soprattutto il contenuto affidato a questo Totem, in cui sono stati riversati materiali provenienti dagli archivi della televisione della Svizzera italiana, con l’intento di far ripercorrere il passato dell’italiano in quella nazione, dal 1938 per quanto riguarda la radio, dal 1958 per la tv.  Sono materiali provenienti dalle teche RSI sapientemente organizzati in filoni tematici: l’italiano nella realtà multilingue, il suo stato di salute, le sue frontiere, il contatto con le lingue globali, gli esuli italiani e il loro contributo alla formazione delle nuove generazioni di artisti e scrittori, il ruolo della scuola e dell’università, gli enti promotori dell’italianità in Svizzera ecc. Sono offerte circa 760 registrazioni video e audio, per un totale di oltre 140 ore di ascolto, dedicate alla lingua italiana prima di tutto, ma anche a numerosi altri temi, come immigrazione, scuola, politica. Questo è insomma un modo nuovo per mettere l’accento sul plurilinguismo svizzero, difendendo l’italiano quale terza lingua nazionale e promuovendo la conoscenza dell’italianità nella Confederazione.

Molto interessante è anche la destinazione del Totem, che non verrà chiuso in un museo, ma sarà spostato a Bellinzona e poi in tutti i comuni elvetici che ne faranno richiesta: sarà dunque messo a disposizione di tante piccole comunità che partecipano della lingua e della cultura italiana in territorio elvetico. Come dicono gli ideatori, si tratta di uno schermo che si sposterà per tutta la Svizzera (e non solo: il battesimo del fuoco è stato appunto quello di inizio giugno nell’Expo, ed è stato fuoco per davvero, vista la calura terribile di quella torrida giornata). Il Totem è stato suggerito dal Forum per l’Italiano in Svizzera, che lo ha realizzato in collaborazione con altri, con la Radiotelevisione svizzera, con Società cooperativa per la radiotelevisione della Svizzera italiana e con SUPSI, la Scuola universitaria professionale della Svizzera italiana.

Per una realtà come quella italofona della Svizzera, si tratta di una necessità, non di un gioco superfluo: si tratta di far conoscere l’italiano per farlo apprezzare anche nella sua storia recente. La presenza dell’italiano in Svizzera fa riferimento alla realtà della Svizzera italiana, composta dal Canton Ticino e da quattro piccole valli del Canton Grigioni, in tutto circa 360.000 persone: e lo sa bene la nostra Accademia, che da anni è presente in Valle Bregaglia, dove opera con la collaborazione preziosa dell’accademico corrispondente Sandro Bianconi. Nell’italianità svizzera ha anche un peso tutt’altro che secondario l’immigrazione dall’Italia, che oggi continua in maniera diversa dal passato, portando oltre i nostri confini, e (di fatto, anche se la distanza materiale non è molta) oltre i confini dell’UE, tanti italiani colti, tanti intellettuali e ricercatori, mentre un tempo esportavamo manovali e operai. Si tratta del ben noto fenomeno dell’emigrazione intellettuale. Tra gli oltre 700 documenti scelti dall’archivista Tosca Dusina si trovano filmati che già sono segnati dal fascino del tempo trascorso, in cui compaiono cittadini svizzeri e immigrati italiani, si parla di lingua, di letteratura, ma anche di dialetto e di vita quotidiana in piccoli comuni montani (http://www.tvsvizzera.it/intrattenimento-e-cultura/Un-%E2%80%98totem-multimediale%E2%80%99-a-difesa-dell%E2%80%99italianit%C3%A0-in-Svizzera-4930507.html).

Ci complimentiamo dunque per questa iniziativa, che aiuterà gli svizzeri a prendere vieppiù coscienza dell’italianità come valore, della loro reale italianità pur politicamente extra-italiana, ma che è di grande interesse anche per gli italiani, che possono trarne motivi di confronto con la situazione linguistica al di qua delle Alpi, rilevando analogie e differenze. Chiudiamo con un’ultima notazione: il Padiglione svizzero dell’Expo è arricchito da una bella mostra intitolata “Scrittori e scrittrici di lingua italiana nelle fotografie di Giovanni Giovannetti”. Queste fotografie, scattate con arte, non mostrano soltanto ritratti di autori svizzeri, come padre Pozzi o Giorgio e Giovanni Orelli, ma per la maggior parte ritraggono autori italiani, da Alberto Asor Rosa ad Andrea Zanzotto, passando per Gianfranco Contini, Carlo Dionisotti, Gian Carlo Oli, Pier Paolo Pasolini. Anche di questa scelta dobbiamo essere grati agli amici del Padiglione svizzero, vero padiglione di italianità.

Chiacchiere o chiacchere?

Egregio signor prof. Claudio Marazzini, ho letto con molto Interesse l'articolo "Un Totem per l'italiano: la Svizzera e l'equilibrio delle lingue". Nella mia funzione di presidente dell'ASDLI (ASSOCIAZIONE SVIZZERA DELLA LINGUA ITALIANA), fondata il 12 gennaio 2013 a Berna, non posso farLe rimarcare delle imprecisioni che i miei illustri colleghi Ti-cinesi insistono negli errori di definizioni a partire dalla Radio Televisione della Svizzera italiana che da molti anni -con molti sforzi da parte anche di ITALOFONI/TICINESI residenti a nord del San Gottardo- si chiama Radio Televisione Svizzera di lingua italiana!!. Purtroppo a Comano e a Bellinzona ci sono ancora troppi "nostalgici" che danneggiano la promozione della "dolce lingua" a nord del San Gottardo. L'aver tratto in inganno anche Lei presidente dell'accademia della Crusca, dimostra la pericolosità di questi personaggi che non si sono ancora resi conto del danno psicologico e d'immagine che provocano verso i 650'000 parlanti la lingua del SOMMO POETA a nord del San Gottardo. Troppo è il nostro rispetto verso l'istituzione che Ella presiede, per lasciar passare delle imprecisioni che ci preoccupano. Con stima. Pietro Gianinazzi, presidente ASDLI.

Buonasera, vorrei sapere se nella scrittura di mail formali inviate per posta elettronica, è in disuso dare del 'Lei'.

Buongiorno Illustrissimi Professori

Il gioventù, purtroppo per me, non ho dedicato molto tempo allo studio delle Lettere ed adesso cerco di porre rimedio alle mie vaste lacune come meglio posso. Ho una formazione prettamente scientifica (lauree in Scienze Naturali, Biologia Marina, Paleoantropologia). Mi domando, perciò, perché proprio io debba sforzarmi di difendere la nostra bella lingua, mentre da parte vostra non sento mai un moto d'indignazione, quando le nostre orecchie vengono ferite dai consueti"... da quanto ho cinque anni" ed altri orrori similari. Mi domando: a nessuno di voi viene la voglia di dire a questi pseudo opinionisti televisivi "... Dio come li porti male i tuoi cinque anni?
Deluso dalla vostra inerzia, Gianluigi Bini

Expo 2015, un momento in cui ci sono gli occhi puntati sull'italia e sul Futuro.... e qui si parla dell'equilibrio delle lingue in Svizzera?
Mentre tutti guardano al futuro, pensano alle nuove sfide di comunicazione, a tutti i cambiamenti che sono in atto da 15 anni a questa parte in maniera massiccia nelle lingue di tutto il mondo, qui siamo ancora a parlare dell'equilibrio delle lingue in Svizzera? Ma a chi interessa? Ai quattro piccoli lettori svizzeri? E dove? A Expo??????

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