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Claudio Marazzini, Ludovica Maconi, Vittorio Coletti, Maria Agostina Cabiddu

Uso delle preposizioni prima dei nomi propri che contengono un articolo


Quesito: 

Uso delle preposizioni prima dei nomi propri che contengono un articolo: rispondiamo a molti lettori che ci hanno espresso questo dubbio. La questione dell'uso delle preposizioni prima di nomi propri (toponimi o titoli di opere) è già stata trattata ed è comparsa in un articolo di Giovanni Nencioni sul nostro semestrale La Crusca per voi (n° 13, ottobre 1996, p.11) che riportiamo.

Uso delle preposizioni
prima dei nomi propri che contengono un articolo

 

«La preposizione de non esiste nell'italiano odierno allo stato isolato e i dizionari la registrano perché compare nelle scritture letterariamente analitiche della preposizione articolata (de la, de lo ecc.) o nelle citazioni di nomi propri o di opere che cominciano con l'articolo: de La Spezia, de L'Aquila, de "I promessi sposi".

 

La scrittura analitica invece che sintetica delle preposizioni articolate (a la invece di alla, de lo invece di dello, ne lo invece di nello ecc.) risale principalmente alla interpretazione della scrittura degli antichi amanuensi, che manoscrivendo i testi di prose o poesie fiorentine alternavano la scrittura della preposizione articolata con la consonante scempia a quella con la consonante doppia, la quale corrispondeva alla effettiva pronuncia della l rafforzata. I moderni editori di quegli antichi testi o hanno normalizzato l'oscillazione grafica tra l scempia e doppia, adeguandola all'uso moderno nella certezza che la doppia corrispondeva alla reale pronuncia antica come alla moderna, oppure hanno mantenuto la scrittura, spesso alterna degli amanuensi, generando la convinzione che la forma con una sola l fosse propria del più alto registro letterario; deducevano ciò anche dal fatto che essa era presente nella rima (la sede più nobile e più conservata del verso) della Commedia dantesca. Se scorriamo le poesie di uno dei poeti ottocenteschi che più hanno frequentato e studiato, anche filologicamente, i testi antichi, quelle, ad esempio, di Giosuè Carducci, vediamo la preferenza per la scrittura analitica, che sembra conferire ai suoi versi una patina nobile e arcaica. Un esempio nei versi della poesia Il comune rustico: "... del comun la rustica virtù / accampata a l'opaca ampia frescura / veggo ne la stagion de la pastura / dopo la messa il giorno de la festa".

 

Dalle edizioni o imitazioni della scrittura analitica dei testi antichi è dunque venuta l'idea che essa possa usarsi per mantenere intatti i nomi di luogo e persona o i titoli di opere preceduti dalla preposizione articolata; c'è tuttavia chi preferisce ricorrere, per lo stesso scopo, alle sole preposizioni realmente presenti nella nostra lingua, scrivendo sintetico e legato come pronuncia: della Spezia, dell'Aquila, dei "Promessi sposi", nei "Promessi Sposi", ai "Promessi sposi" ecc. La soluzione di ricorrere, per la scrittura analitica, al reale di invece del supposto de, scrivendo di La Spezia, di "I promessi sposi", non sarebbe esauriente se non fosse estesa a tutta la serie, scrivendo anche in "I  promessi sposi", in L'Aquila, e producendo un forte divario tra il modo scritto e il parlato, che denuncerebbe una grave insufficienza della nostra ortografia.

 

Riteniamo pertanto di consigliare la soluzione grafica che riproduce più fedelmente la pronuncia e che è più facile ad essere applicata da tutti.» 

30 settembre 2002