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H. Van Essen, Natura morta con frutta e animali (Olio su rame cm. 19X27)
Mostra "Napoleone e la Crusca"
Alcuni Accademici, dipendenti e collaboratori dell'Accademia

Troppo pochi, non troppi pochi


Quesito: 

Molti lettori ci chiedono se sia corretto usare espressioni come troppi pochi soldi, troppi pochi esempi, troppe poche volte invece di troppo pochi soldi o esempi, troppo poche volte.

 

Troppo pochi, non troppi pochi

 

La maggior parte dei quesiti inviati verte sulla liceità di troppi pochi rispetto a troppo pochi. Diciamo subito che la forma corretta è quest’ultima, mentre la prima è da rigettare.
Cerchiamo di capire perché. La forma troppo può avere tre funzioni grammaticali: può essere un aggettivo di quantità (per es.: mi hai dato troppi incarichi), oppure un pronome di quantità (per es.: me ne hai dati troppi), o ancora un avverbio di quantità (per es.: oggi ho lavorato troppo). Si tratta di una condizione che troppo condivide con altre forme, come poco, molto, tanto. Nella sua Grammatica italiana Luca Serianni ricorda che troppo appartiene a quegli avverbi di quantità che segnalano inadeguatezza per difetto o per eccesso, e dispone tale sottotipo in una scala crescente: pochissimo, poco, appena, abbastanza, piuttosto, molto, moltissimo, troppo.
Se, dunque, troppo è l’avverbio usato per eccellenza per indicare un eccesso di quantità o di altro, in unione con poco dà invece vita a un avverbio doppio che indica un eccesso di scarsità: quel ragazzo studia troppo poco. Nei casi ricordati dai lettori, però, poco ha funzione di aggettivo e troppo funge da avverbio quantificatore. Riprendiamo il caso di troppo pochi soldi/troppi pochi soldi; se sostituiamo soldi con denaro, avremo ho troppo poco denaro, se inseriamo fortuna, avremo ho troppo poca fortuna (e non ho troppa poca fortuna): in simili contesti troppo è un avverbio ed è pertanto invariabile. Mentre con troppo pochi soldi voglio denunciare l’eccessiva scarsità dei soldi, con troppi pochi soldi potrei, al limite, voler dire che i soldi di cui dispongo sono al tempo stesso troppi e pochi: si tratterebbe di un uso ardito ottenuto attraverso l’accostamento di vocaboli dal significato antitetico, ma non scorretto. Ma avendo troppo pochi indizi circa le intenzioni espressive di chi ci ha scritto, raccomandiamo fortemente, negli esempi allegati dai lettori, la forma invariabile troppo.

 

Claudio Giovanardi

 

30 novembre 2018