Agenda eventi

«  
  »
L M M G V S D
 
 
 
 
1
 
2
 
3
 
4
 
5
 
6
 
7
 
8
 
9
 
10
 
11
 
12
 
13
 
14
 
15
 
16
 
17
 
18
 
19
 
20
 
21
 
22
 
23
 
24
 
25
 
26
 
27
 
28
 
29
 
30
 
31
 
 
L'accordo Crusca/MIT del 2 agosto 2018
Fabio Boni, Claudio Marazzini, Cristina Giachi e Aureliano Benedetti
I partecipanti

Lo stato dell'arte


Quesito: 

Luisa Presotto di Pesaro chiede il significato dell'espressione allo stato dell'arte: poiché la locuzione è stata argomento di un articolo di Raffaella Setti pubblicato sul periodico dell'Accademia La Crusca per voi n. 29 (ottobre 2004), riproponiamo quel testo, con un piccolissimo aggiornamento, a cura di Matilde Paoli, relativo alla lessicografia più recente.

Lo stato dell'arte

 

«Nonostante la chiara percezione di trovarsi di fronte ad una locuzione ben precisa e molto usata e conosciuta, non è stato possibile trovare conferma nei vocabolari; la locuzione infatti non è registrata né nei dizionari storici, né in quelli dell'uso, né nei recenti repertori di neologismi della lingua italiana. È invece da tempo attestata nell'Oxford English Dictionary, con documentazione risalente alla fine dell'Ottocento, la forma status of the art (s.v. status con esempio del 1889: "The illustrations give a good idea of the present status of the art in the various methods of printing", cioè 'le illustrazioni danno un'idea corretta del presente stato dell'arte dei vari metodi di stampa'), cui fa riferimento anche la spiegazione rintracciabile nel sito World Wide Words del lessicografo britannico Michael Quinion (www.worldwidewords.org), nella sezione "quesiti e risposte". Qui infatti si trova una scheda, datata febbraio 1999, dedicata proprio all'origine dell'espressione state of the art: Quinion indica status of the art come prima forma della locuzione, con significato molto vicino a quello attuale, e spiega il passaggio alla forma attuale con state al posto di status con la progressiva sostituzione nell'uso dei parlanti inglesi della forma latina status, estranea al loro codice, con un'altra, di significato corrispondente, ma ben riconoscibile come inglese. L'espressione state of the art è poi registrata nella parte inglese-italiano del Grande Dizionario inglese-italiano, italiano-inglese di Fernando Picchi (Editore Ulrico Hoepli, Milano, 1999) con la distinzione delle due possibili categorie grammaticali in cui la locuzione può essere utilizzata: come sostantivo la traduzione italiana proposta è stato dell'arte e il relativo esempio è "our products represent the state of the art", "i nostri prodotti sono all'avanguardia / rappresentano lo stato dell'arte"; come aggettivo state of the art trova il suo corrispondente italiano in 'd'avanguardia, avanzato, modernissimo' e l'esempio proposto è "state of the art tecnology", "tecnologia d'avanguardia"; le stesse notizie sono rintracciabili nella versione on line del Merriam-Webster Dictionary (www.m-w.com). Rimanendo nell'ambito dell'inglese, è recentissima la pubblicità del nuovo Ragazzini 2005, Dizionario inglese-italiano italiano-inglese di Giuseppe Ragazzini (nella prima pagina di "Repubblica" dell'11 ottobre 2004) in cui compare l'espressione state-of-the-art con lo scopo di mettere in evidenza l'aggiornamento del volume; il testo pubblicitario recita: "Se vuoi usarlo ad arte, aggiornati sul dizionario dell'inglese più avanzato: il Ragazzini 2005. Anche in CD-ROM", giocando sul richiamo ad un'altra locuzione, questa volta . Il dato saliente deducibile da queste indicazioni è la presenza dell'espressione in inglese fin dalla fine dell'Ottocento e questo sembrerebbe bastare, vista l'assenza di attestazioni in dizionari italiani, per indirizzarci verso l'ipotesi di un calco sull'inglese con la perdita, nella versione italiana, del valore aggettivale: in italiano infatti la locuzione è documentata soltanto come sostantivo con il significato di 'stato di massimo avanzamento degli studi in una determinata disciplina', ma non la si trova registrata in nessun dizionario. Un altro fattore ha certamente contribuito a rendere semplice il passaggio dall'inglese all'italiano: si tratta infatti di una locuzione incardinata su due parole state/stato e art/arte non solo con una configurazione grafica e fonologica vicina in quanto, in tutti e due i casi, filiazione dal latino, ma portatrici in tutte e due le lingue di un amplissimo spettro semantico che ne rende altamente produttiva la composizione. Proprio l'ampia gamma di sfumature semantiche possibili può aver favorito l'affermazione in italiano di un significato sensibilmente diverso da quello inglese: se infatti in inglese la locuzione vale 'all'avanguardia, d'avanguardia', in italiano è ormai corrente per indicare 'il punto cui sono arrivate le ricerche in una determinata disciplina', in una prospettiva quindi di momento di ricapitolazione dei dati acquisiti e stabilizzati nei diversi ambiti di ricerca (abbastanza vicino a stato delle cose). La definizione che abbiamo tentato di formulare è quindi quella più immediatamente ricostruibile attraverso le molte occorrenze della locuzione raccolte mediante una veloce ricerca in Internet, dalla quale sembra emergere che la locuzione abbia avuto la sua origine nei linguaggi specialistici, in particolare in ambito congressuale. La più lontana attestazione scritta della locuzione cui sono riuscita a risalire è il titolo dell'articolo Lo stato dell'arte della tecnica psicoanalitica, contenuto nella rivista "Psicoterapia e Scienze Umane", nel numero 3 del 1986. Si susseguono poi, con datazioni progressivamente più recenti, moltissime occorrenze riconducibili a titoli di convegni o pubblicazioni di relativi Atti collocabili nella seconda metà degli anni Ottanta e nei primissimi anni Novanta del Novecento; negli anni successivi è evidente che la locuzione si è estesa anche ad altri settori superando i limiti dei linguaggi settoriali e diffondendosi nella lingua comune».

 

Raffaella Setti

 

Aggiungiamo che a partire dal 2005 la locuzione stato dell'arte è registrata anche nei dizionari di lingua, per esempio nel Sabatini Coletti 2006, col significato di 'livello delle conoscenze raggiunte in un determinato ambito professionale', e nello ZINGARELLI 2006 come 'il livello cui è giunta una data tecnica'.

3 giugno 2009