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C. Marazzini
Andrea de Rosa
Il presidente della Repubblica nella Sala delle Pale

Soqquadro: ma perché?


Quesito: 

Ai molti utenti che ci chiedono perché soqquadro e beqquadro si scrivano con la doppia q e non seguano invece la norma grafica consueta, rispondiamo con il testo di Massimo Fanfani pubblicato sulla Crusca per voi n. 20 (aprile 2000).

Soqquadro: ma perché?

«La maestra Laura Bardazzi di Firenze domanda perché soqquadro sia l’unica parola italiana che si scrive con una doppia q.

 

La lettera q, ereditata dall’alfabeto latino, compare solo nella sequenza qu per rappresentare il cosiddetto nesso labiovelare (costituito da una occlusiva velare sorda, la q, e dalla u semiconsonante), ed è una lettera in sovrappiù  perché indica il medesimo suono indicato dalla c, come si nota confrontando cuoco e quoto, scuola e squalo; le grafie diverse si giustificano solo risalendo al latino cocus e quotus, scola e squalus.

Per questa ragione la q “ottiene anche le stesse proprietà” della c, come si legge nel Vocabolario della Crusca (1612), “salvo che, dovendosi raddoppiare, il c gli si pone davanti, in sua vece, come acqua, acquisto”. Le uniche deroghe a quest’uso generale del raddoppiamento del q compaiono, appunto, in soqquadro (soqquadrare, soqquadrato) e in un altro caso, biqquadro (e, sul suo esempio talora anche in beqquadro). Come spiegare questa insolita e circoscritta grafia qq? Essa è nata certamente per analogia: dato che i rafforzamenti nella maggior parte dei casi vengono indicati raddoppiando il segno della consonante, sul modello di sommossa e soppiatto, si è fatto anche soqquadro. Va detto inoltre che fino a tutto il Quattrocento la forma di raddoppiamento della q fu oscillante e perfino il nostro soqquadro fu scritto socquadro. E ancora Claudio Tolomei nel Polito (1525) scrive aqqua accanto ad acquistarsi e piacque. I grammatici cinquecenteschi, a partire dal Fortunio, optarono invece per la grafia latineggiante cq e così essa si impose rapidamente e universalmente. I nostri due termini, entrambi abbastanza defilati, l’uno appartenendo al linguaggio tecnico dei musicisti, l’altro, come risulterebbe da un’annotazione al Malmantile del Lippi, al gergo di muratori e artigiani, riuscirono a fissarsi nell’uso scritto con il loro raddoppiamento analogico e in questa forma sono giunti fino ad oggi.

In passato c’è stato chi era favorevole all’eliminazione di tali residui grafici, come Amerindo Camilli (Pronuncia e grafi a dell’italiano, 19563, p. 38): “Biqquadro  e soqquadro sono due eccezioni fastidiose e assurde: quindi noi siamo d’opinione che si possa e sia meglio scrivere bicquadro e socquadro”. Ma considerando che eccezioni e incongruenze nella grafia si sono sempre tollerate in ogni lingua, e che in fin dei conti nel nostro caso si tratta di due termini innocui e piuttosto rari, credo convenga continuare a scriverli così come sono stati tramandati, e a riguardarli anzi con un certo rispetto, dal momento che, riuscendo a scampare fortunosamente all’opera normalizzatrice dei grammatici, ci mostrano ancora gli unici campioni superstiti di un vecchio modo di raddoppiare la q

 

Massimo Fanfani

5 giugno 2012