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Nicoletta Maraschio professoressa emerita dell'Università di Firenze
Monica Berté e Maurizio Fiorilla
Laura Boldrini all'Accademia della Crusca
Max Pfister e Massimo Fanfani

Siedi il bambino! No, fallo sedere!


Quesito: 

Molti lettori ci chiedono se è lecito costruire il verbo sedere con l’oggetto diretto di persona: siedi il bambinosiedilo lì ecc.

 

Siedi il bambino! No, fallo sedere!

Queste domande evocano situazioni, per così dire, tutte di ambito domestico, spesso caratterizzato da rapidità di linguaggio per affrontare determinate circostanze, ad esempio quando c’è urgenza di far sedere, mettere seduto, posare su una sedia o un divano un bambino, magari piangente. In questo significato l’uso transitivo di sedere è registrato in qualche dizionario, ad esempio nell’autorevole GRADIT ma non compare nello Zingarelli 2019. Si tratta di una costruzione nata, probabilmente, dall’assorbimento nel verbo semplice del composto causativo fare + sedere, una procedura sintetica che riguarda da tempo anche altri verbi di moto come salire e scendere ma anche uscire e persino, al sud, entrare, che in molti italiani regionali (non solo meridionali) ammettono, specie all’imperativo, il complemento oggetto (sali/scendi il bambino dalla nonna, esci il cane). Sedere con l’oggetto diretto di persona si legge ormai nei manuali sulla cura dei bambini o nelle istruzioni su come mettere un bambino sul seggiolino dell’automobile. Dunque, è una costruzione abbastanza diffusa e neppure solo recente. Google books riporta un “siedilo sopra una poltrona damascata” in un testo edito a Cremona nel 1865 (N.F., Memorie storiche della Colonna Mantovana nella guerra d’indipendenza 1848-49).

È lecita allora la costruzione transitiva di sedere? Si può rispondere di sì, ormai è stata accolta nell’uso, anche se non ha paralleli in costrutti consolidati con l’oggetto interno come li hanno salire o scendere (le scale, un pendio). Non vedo il motivo per proibirla e neppure, a dire il vero, per sconsigliarla. Ma certo è problematico definirla transitiva perché la prova di volgere il verbo al passivo (accertata invece ormai per salire, specie nel linguaggio alpinistico col valore di scalare: la cima è stata salita da…) non sembra per ora reggere (la mamma ha seduto il bambino sul seggiolino ma *il bambino è stato seduto sul seggiolino dalla mamma) come del resto non regge per altri verbi in costruzione transitiva non passivabile (per es. si può dire ho dormito un lungo sonno ma non *un lungo sonno è stato dormito da me). Diciamo insomma che sedere, come altri verbi di moto, ammette in usi regionali e popolari sempre più estesi anche l’oggetto diretto e che in questa costruzione ha una sua efficacia e sinteticità espressiva che può indurre a sorvolare sui suoi limiti grammaticali.

Una lettrice chiede invece dell’ausiliare di sedere intransitivo: è essere, tanto più che in genere questo verbo si dà nei tempi composti soprattutto in forma pronominale (mi ero seduto, dopo che si fu seduto...).

Questo aspetto rende non del tutto semplice la risposta alla domanda di un’altra lettrice che chiede: “quest’anno sono seduto con Elena: che tempo verbale è sono seduto? Si tratta di un predicato nominale al presente o è solo il passato prossimo di sedere?”. Proprio l’assenza della diatesi media fa interpretare nella frase riportata seduto come aggettivo, nel nostro caso sinonimo di vicino: per questo andrebbe chiamato complemento predicativo (quindi parte del predicato nominale), come quando si accompagna a stare in una delle tante lettere di mamme ansiose: “il mio bimbo ha un anno e non sta seduto”. Per maggior chiarezza, si può pensare alla differenza che corre tra quando ci fummo tutti seduti… e quando fummo tutti seduti…: nel primo caso è percepibile l’atto, il movimento del sedersi di gente prima in piedi, e quindi il valore verbale espresso nel tempo composto; nel secondo, le persone sono già sedute, il movimento è concluso e si percepisce il valore nominale dell’aggettivo. Una conferma si può avere anche confrontando i tempi verbali delle coppie: siede/è seduto e si siede/si è seduto: nella prima, il tempo è lo stesso nei due membri (“Oggi Giorgio siede a destra/ Oggi Giorgio è seduto a destra”), nella seconda si oppongono un presente e un passato prossimo (“Oggi Giorgio si siede a destra/ Ieri si è seduto a sinistra”).

 

Vittorio Coletti

 

11 gennaio 2019