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Si scrive tranvia o tramvia?


Quesito: 

In occasione dei lavori per l'ampliamento della rete tranviaria dell'area fiorentina PianaNotizie.it, un'emittente locale, ha chiesto un parere al servizio di Consulenza linguistica dell'Accademia.

Si scrive tranvia o tramvia?

La domanda non è nuova per la Crusca: già nel numero 18 (aprile 1999) della Crusca per voi Giovanni Nencioni, allora presidente dell'Accademia, rispondeva al sig. Fabrizio Pettinelli della Direzione d'Esercizio dell'ATAF Azienda trasporti area fiorentina:

Nonostante il parere emesso dall'Accademia della Crusca nell'anno accademico 1895-1896, che per la italianizzazione del prestito inglese tramway fosse preferibile la forma tranvai alla forma tramvai, le società di trasporto operanti nel territorio fiorentino ed estratoscano hanno adottato per quasi un secolo la forma anglicizzante. Nella imminente attuazione di una nuova linea tranviaria il Pettinelli si dichiara fedele al parere della Crusca e ne chiede conferma.

Non può negarsi che, sotto l'aspetto strettamente fonetico, la forma tranvai sia più coerente con la scrittura e con la pronuncia del gruppo consonantico italiano nv; e che essa sia stata ormai accettata anche dall'uso scritto lo dimostra il fatto che i dizionari italiani registrano in esponente le forme tranvai, tranvia, tranviario, tranviere, indicando per talune, come forme secondarie, le anglicizzanti (tramvia e tramvai). A sostegno delle quali persiste la forma tram (nella parlata di Firenze tramme), priva di alternanza. Quindi per la imminente ripresa del sistema tranviario il signor Pettinelli può fiduciosamente restare fedele alle forme italianizzate, in maggioranza confermate dal prevalente uso parlato e scritto.

Giovanni Nencioni

 

L'affermazione di Nencioni, a quindici anni di distanza, a proposito dell'atteggiamento dei lessicografi è sostanzialmente confermata: anche le edizioni più recenti dei vocabolari mantengono la forme con n a esponente e considerano quelle con m varianti ammesse.

Detto questo sia la risposta, sia la domanda del dirigente ATAF offrono alcuni stimoli interessanti.

In primo luogo è interessante l'affermazione che l'Accademia avesse già formulato un parere alla fine dell'Ottocento. Grazie alle possibilità di ricerca fornite dalla Fabbrica dell'Italiano, nella sezione Archivio Storico possiamo facilmente reperire il documento al quale ci si riferisce nella formulazione del quesito. Nel dodicesimo dei diciassette volumi che contengono i verbali manoscritti delle riunioni accademiche dal 1588 al 1964, relativo agli anni 1894-1897, alle pp. 403 e sg., si legge che durante la seduta del 12 maggio 1896

            ...il collega Dazzi, in nome del collega Del Lungo, dimanda al Collegio Accademico: Se fossimo alla lettera [della V edizione del Vocabolario], L'Accademia registrerebbe la parola Tranvai? È da accettarsi? E se mai, con quale forma?
            Il sig. Arciconsolo [equivalente del presidente] si dichiara favorevole ad accettare la parola così come è generalmente usata a Firenze, cioè Tranvai.
             Il collega Dazzi ricorda che la parola è di origine inglese, è parola storica, giacché viene da Beniamin Outram che introdusse in Inghilterra le strade ferrate a cavalli, e da 
way"via". ma nella grafia italiana, sebbene la lettera sia una spirante labiodentale, e potrebbe per conseguenza essere preceduta, linguisticamente parlando, anche da m, pure in tutte le altre parole italiane la lettera è preceduta di fatto da n, quindi sarebbe così anche per la voce di cui si discute.
             All'unanimità si ammette (perché a suo tempo, venga allegata nel Vocabolario)
Tranvai.
             Dopo di che l'adunanza si scioglie alle ore dodici e minuti quarantacinque.

L'Arciconsolo

A. Conti

Si tratta di una interessante documentazione dell'atteggiamento degli accademici di fronte a una forma inglese che si stava imponendo proprio in quegli anni: in Italia, infatti, la trazione elettrica tranviaria venne introdotta intorno al 1890 e la linea elettrica Firenze-Fiesole viene citata fra i più antichi e importanti impianti auropei.

Per quel che riguarda l'ipotesi etimologica riportata nel verbale, la forma inglese tramway (car), propriamente 'carro per via ferrata', alla base di tranvai e di tram (e in seconda istanza anche di tranvia) in realtà non deriva dal nome di Benjamin Outram, l'ingegnere britannico che mise a punto il primo prototipo di ferrovia tranviaria, ma dalla forma originariamente scozzese tram 'a shaft of a barrow or cart' ['albero, fusto, tronco di un carretto o carrozza'], a sua volta derivato dal basso germanico traam ‘balk, beam, e.g. of a wheelbarrow or dung-sledge, tram, handle of a barrow or sledge, also a rung or step of a ladder, bar of a chair’ ['grossa trave di legno, asta, per esempio di una carriola o una slitta, impugnatura di un carro o una slitta, piolo o scalino,  barra di una sedia'] (cfr. OED Oxford English Dictionary). Non è però da escludere che in qualche modo nella scelta della denominazione si fosse voluto comunque ricordare il nome di Outram. Qualcosa del genere sembra avvenuto per la locuzione "franco-latina" voiture omnibus, letteralmente  'vettura per tutti', che sarebbe stata coniata anche per influsso di Omnés, cognome del direttore della compagnia di trasporti che per prima adottò la grande carrozza trainata da cavalli per il trasporto pubblico dei passeggeri. Questa sorta di "omaggio onomastico" si concretizza pienamente in pullman (car) derivato dal nome del progettista americano G.M. Pullman (1831-97).

Ritornando alla domanda a cui risponde Giovanni Nencioni, è interessante sottolinearne il passaggio in cui si afferma che "per quasi un secolo" e nonostante l'autorevole pronunciamento della Crusca "le società di trasporto operanti nel territorio fiorentino ed estratoscano hanno adottato la forma anglicizzante". Oggi possiamo confermare che ATAF, GEST Spa, (Società che gestisce la nuova rete tranviaria dell'area fiorentina), e i comuni di Firenze e Scandicci, in cui la rete è già operante, continuano a preferire la forma con m.

Ancora attuale è l'affermazione di Nencioni che a Firenze a sostegno di tramvia "persiste la forma tram (nella parlata di Firenze tramme)". Tramme si è infatti mantenuto vitale durante gli anni di assenza del veicolo su rotaie dalla scena cittadina, grazie allo slittamento semantico che lo ha portato a indicare l'autobus di linea, come testimoniano questi due contesti registrati per il Vocabolario del fiorentino contemporaneo nei quartieri fiorentini di Santa Croce e San Frediano:

Quande ieri hanno scippato uno in tramme, io mi son trovata al fatto, su i’ fatto. Ero testimone. // Eh, ma l’avrà daho un documento, perche ’ ci vòle documenti. Io un ce l’avéo, un ce l’ho ma’ documenti, io c’ho la tessera di’ tramme, e basta.

Anch’i’ tramme, sembr’i’ carro de’ poeti… tanta gente… / Anch’i’ tramme, l’è i’ carro de’ poeti. // Brancicamento l’è quando… Gliel’hanno ma’ fatto la manomorta su i’ tramme?

Per finire, nonostante la maggiore coerenza della grafia con n con il sistema ortografico italiano, nonostante l'accoglimento di essa a lemma in tutti i vocabolari contemporanei, è forse più opportuno che la nuova tratta del sistema tranviario dell'area fiorentina  adotti la forma tramvia, seppur variante secondaria: sarebbe quantomeno insolito che l'attraversamento su rotaie di un confine comunale comportasse un cambio di consonante.

 

A cura di Matilde Paoli
Redazione Consulenza linguistica
Accademia della Crusca

7 aprile 2015