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G. Fanello Marcucci, C. Marazzini, G. Di Leo e N. Maraschio
Il presidente Claudio Marazzini con Claudia Arletti e Mario Calabresi
Da sinistra: Benedetti, Givone, Benintende, Maraschio, Ravenni, Lavia
XII Convegno ASLI

Non sempre è giusto ingaggiare qualcuno e non si risolvono le domande ma i problemi


Quesito: 

Alcuni lettori vorrebbero sapere se si possano usare ingaggiareingaggiato per tradurre espressioni con l’inglese to engage; e, quesito come vedremo analogo, se sia corretta la locuzione risolvere una domanda che trovano in traduzioni dalla stessa lingua fatte con mezzi automatici e poco o per nulla riviste, circolanti soprattutto negli ambienti aziendali.

Non sempre è giusto ingaggiare qualcuno e non si risolvono le domande ma i problemi

I programmi informatici che forniscono traduzioni automatiche, non essendo individui consapevoli, hanno difficoltà a tenere conto della situazione reale in cui il testo si inserisce; e quindi per scegliere quale traduzione dare a un termine devono affidarsi più dell’opportuno alla sola forma del termine stesso. Per conseguenza, alcuni dei meno evoluti sono impostati per preferire traduzioni in cui vi sia somiglianza anche formale fra il termine da tradurre e quello usato per tradurlo.

Una tentazione analoga può presentarsi anche al traduttore umano poco preparato o poco esperto. Ecco perché si trovano traduzioni che somigliano piuttosto a calchi, come ingaggiare per l'inglese to engage, del quale ‘ingaggiare’ è sì un significato possibile (to engage competent personnel  ‘ingaggiare personale competente’; to engage in a fight ‘ingaggiare battaglia’), ma più raro rispetto a quello contiguo e più generale di ‘coinvolgere/coinvolgersi’ o ‘impegnare/impegnarsi’ (he engaged his friends in his vacation programs ‘coinvolse gli amici nei suoi programmi per le vacanze’; to engage in fighting poverty ‘impegnarsi a combattere la povertà’). Dunque in espressioni come quelle segnalate dai lettori (ingaggiare l’utentesentirsi  ingaggiato nell’iniziativa) il termine inglese è stato tradotto erroneamente, e sarebbero da preferire traduzioni come coinvolgere l’utente o sentirsi impegnato nell’iniziativa.

Il traduttore automatico (o quello umano molto inesperto) cade poi nell’errore di non riconoscere quale fra i diversi significati dell’inglese question interviene nella locuzione resolve (o, più comune, solve) a question. Il termine significa sì ‘domanda’, ma anche ‘questione’, ‘problema’. Si ricordi il celeberrimo esordio del monologo shakespeariano di Amleto: To be, or not to be – that is the question, per la cui traduzione si potrebbe anche, “a rigore di dizionario”, ricorrere all’italiano questa è la domanda; ma più spesso si preferisce questo è il problema. Ed è proprio quest’ultimo il significato che il termine prende quando è associato a (re)solve: dunque, ‘risolvere una questione, un problema’. Se, nel rendere (re)solve a question, il traduttore a risolvere il problema preferisce risolvere la domanda, ottiene una locuzione ricalcata sì sull’originale inglese, ma in cui uno dei due termini ha un significato diverso da quello presente nell’espressione di partenza. Insomma, traduce in modo sbagliato.

 

Edoardo Lombardi Vallauri

15 settembre 2017