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G. Fanello Marcucci, C. Marazzini, G. Di Leo e N. Maraschio
Il presidente Claudio Marazzini con Claudia Arletti e Mario Calabresi
Da sinistra: Benedetti, Givone, Benintende, Maraschio, Ravenni, Lavia
XII Convegno ASLI

Sciacchetrà: che vino sarà?


Quesito: 

Un lettore di Parma ci chiede conto del nome dello sciacchetrà, che per lui è, come per i più, il celebre vino passito delle Cinque Terre, sul versante ligure dell’Appennino. 

 

Sciacchetrà: che vino sarà?

 

http://www.milanoacena.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/07/264777_orig.png

 

Il nome del vino sciacchetrà è registrato in vari dizionari contemporanei (dal Devoto-Oli 2009, al Sabatini-Coletti, dallo ZINGARELLI 2015 al GRADIT). 

L’etimologia, che pure alcuni fanno risalire al semitico (shekar?) e altri al greco (collegandolo a nectar, nettare), sembrerebbe abbastanza trasparente, come conferma il dialettologo Fiorenzo Toso (Parole e viaggio, Cagliari, CUEC, 2015): rimanda all’univerbazione, già osservata da Stussi nel 1962, di due parole dialettali: sciacca (= schiaccia, pigia) e tra’ (= trai, spilla dalla botte).

Il dubbio viene dal fatto che questo costoso passito non è propriamente ottenuto come vorrebbe il suo nome, perché, fatta la pigiatura delle uve appassite, il mosto viene lasciato a macerare un po’ sulle bucce prima di esserne separato e messo a fermentare a lungo sulle fecce, tanto che qualcuno, per rendere conto della complessa e lunga procedura, ha proposto di dare a tra’ l’improbabile significato traslato di 'metti da parte', indicativo della preziosità di un vino da dessert.

Del resto, per il pittore Telemaco Signorini, che, a fine Ottocento, è, nelle sue memorie da Riomaggiore, uno dei primi a fare questo nome, sciacchetrà (precisamente sceccatras) sarebbe stato il modo con cui lo chiamavano “i preti”, perché la gente del posto lo chiamava refursà o renfursà (cioè rinforzato) o vin duse (vino dolce). Sciacchetrà potrebbe quindi essere una denominazione recente che enfatizza le diversità della vinificazione di questo passito rispetto a quella del vino comune.

Per altro, nome e etimo ligure funzionano perfettamente per lo sciacchetrà o sciacc-trà dell’altra Liguria, quella di Ponente, dove si produce dall’Ormeasco un vino rosato, ottenuto spillando quasi subito, dopo la pigiatura, il mosto, che poi fermenta nei recipienti, dando un vino di buona gradazione che è però opportuno consumare in breve tempo.

 

Vittorio Coletti

 

30 giugno 2017