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G. Fanello Marcucci, C. Marazzini, G. Di Leo e N. Maraschio
Il presidente Claudio Marazzini con Claudia Arletti e Mario Calabresi
Da sinistra: Benedetti, Givone, Benintende, Maraschio, Ravenni, Lavia
XII Convegno ASLI

Sulla reggenza di grazie


Quesito: 

Poiché molti utenti continuano a porre domande sulla reggenza di grazie (grazie di o grazie per?) e sulla legittimità delle costruzioni con l'infinito presente (grazie di/per non fumare) crediamo utile integrare il testo di Luca Serianni già pubblicato su questo sito, con la risposta che lo stesso autore aveva dato in precedenza a una lettrice (La crusca per voi, n. 20, aprile 2000).

Sulla reggenza di grazie

 

«La dottoressa Mita Cozzi (Prato), interprete in lingue estere, ci scrive una spiritosa lettera: "Ho un dubbio atroce: alcuni mi hanno detto che il mio modo di scrivere grazie di... ("grazie di inviarmi i campioni richiesti"; "grazie di confermare l'avvenuto pagamento") non è corretto. Spero di ricevere presto vostre notizie; o per meglio dire grazie di farmi avere la vs. apprezzatissima risposta".

 

Prima di esaminare il quesito sintattico posto dalla nostra lettrice, ci converrà dire due parole sulla storia della formula olofrastica grazie!, una parola in grado di rappresentare, da sola, un'intera frase. Grazie è l'ellissi di una frase verbale del genere "Vi rendo grazie" (o "Le mie grazie vi rendo", come dice aulicamente Violetta ad Alfredo nel primo atto della Traviata verdiana). La formula olofrastica si è diffusa correntemente in italiano solo nel XIX secolo e proviene da Venezia; in effetti le prime attestazioni in lingua si trovano nelle commedie di Goldoni: ecco un esempio che si legge in una delle commedie più antiche, La donna di garbo, del 1743 (tralascio gli a parte in parentesi): "BEATRICE. Farò come volete - LELIO. Grazie").
Grazie (come avverrebbe anche per l'espressione verbale da cui deriva, se oggi fosse ancora in uso) regge abitualmente un complemento indiretto: grazie del pensiero. Ma nulla impedisce che grazie funga da elemento reggente di una proposizione subordinata con l'infinito (si tratta precisamente di un causale implicita). Due esempi d'autore: "Addio Pinocchio - rispose il cane; - mille grazie di avermi liberato dalla morte" (Collodi, Pinocchio); "Grazie di avermelo detto, ma ancora non mi sono deciso" (Tozzi, Il podere). In casi del genere di si alterna con per, che è l'abituale elemento introduttore di una causale implicita (qualche notizia sulle "proposizioni infinitive complemento del nome" si legge nella Grande grammatica di consultazione, a cura di L. Renzi e G. Salvi, vol. II, Bologna, Il Mulino, 1991, pp. 545-548).
Accertata questa possibilità, bisogna dire che le frasi proposteci dalla dottoressa Cozzi non vanno; ma la colpa non è dell'infinito, anche perché in almeno due casi non c'è la possibilità di sostituirlo con un sostantivo. Nella prima frase si sarebbe potuto dire grazie dell'invio, ma un'espressione del genere presuppone che si sia già ricevuto il beneficio di cui ringraziamo (mentre qui si tratta di sollecitare cortesemente un invio che deve ancora esser fatto; quindi bisognerebbe dire semmai: "grazie fin d'ora dell'invio"). Nelle altre due frasi gli infiniti dovrebbero essere sostituiti da proposizioni ipotetiche (ed è la soluzione migliore per la prima frase). Quindi: "Vi saremo grati se ci invierete..." / "se ci confermerete di avere effettuato..." / "se ci confermerete l'avvenuto pagamento". L'esigenza di comunicare qualcosa rapidamente - che è evidentemente alla base delle espressioni di cui la stessa nostra lettrice giustamente dubita - si concilia male col rispetto delle formule di cortesia abituali nelle comunicazioni commerciali e burocratiche; in casi del genere è sicuramente meglio spendere qualche parola in più, a vantaggio della lingua italiana, ma anche della chiarezza.»

 

Luca Serianni

12 marzo 2010