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Professori dell'Orchestra e Artisti del Coro del MMF in concerto alla Crusca
L’«autodidascalo» scrittore. La lingua della Scienza Nuova di Giambattista Vico

Sul modo di dire per il rotto della cuffia


Quesito: 

C. Rescigno ci chiede da dove derivi l'espressione per il rotto della cuffia.

Sul modo di dire per il rotto della cuffia

 

Una probabile spiegazione della locuzione per il rotto della cuffia è riportata nel Vocabolario della lingua italiana curato da N. Zingarelli (edizione 2002), sotto la terza accezione della voce cuffia, dove si legge:

«Nell'armatura antica, parte della cotta di maglia indossata sotto l'elmo o la cervelliera. Copricapo di cuoio o pelle imbottita indossato sotto la celata. Uscire per il rotto della cuffia (fig.) cavarsela alla meglio, a malapena (prob. perché nelle giostre medievali i colpi assestati sulla cuffia erano ritenuti validi).»

Esiste un'altra interpretazione che conserva comunque il significato di 'passare in qualche maniera', 'passare di straforo', illustrata da Ottavio Lurati nel suo Dizionario dei modi di dire (Milano, Garzanti, 2001) che fa riferimento ad un altro senso della parola cuffia: 'parte della cinta di una città', quindi passare per il rotto della cuffia coinciderebbe a 'passare attraverso una piccola breccia aperta nelle mura'. Questa spiegazione sembra avvalorata da un verso delle Satire dell'Ariosto in cui viene utilizzata la stessa locuzione con la sostituzione però della parola cuffia con la parola muro:

Uno asino fu già, ch'ogni osso e nervo
Mostrava, di magrezza; e entrò, pe 'l rotto
Del muro, ove di grano era uno acervo;
E tanto ne mangiò che l'èpa, sotto,
Si fece più d'una gran botte grossa (Satire 1. 247-51).

 

30 settembre 2002