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Nicoletta Maraschio professoressa emerita dell'Università di Firenze
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Ingiustamente accusato di neologia: gelicidio


Quesito: 

Alcuni utenti ci segnalano l’uso di gelicidio che, a loro parere, è entrato solo recentemente nei programmi televisivi, nei quotidiani o nei siti che trattano le previsioni meteorologiche.

 

Ingiustamente accusato di neologia: gelicidio

 

Attorno al 10 gennaio 2017, i programmi meteo nazionali avvisano dell'imminenza di un pericoloso fenomeno meteorologico; in estrema sintesi, si tratta di una precipitazione piovosa che gela a contatto con il terreno e con le cose, ricoprendole di un letale strato di ghiaccio: il gelicidio.

[Foto da Meteoweb.eu]

 

Questo fenomeno, fortunatamente raro sulla maggior parte del territorio italiano (ma purtroppo ricorrente in alcune regioni), si verifica quando tra le nubi – a temperature sottozero – e la terra – anch'essa a temperature inferiori allo zero – si viene a trovare uno strato di aria calda che scioglie la neve, la quale cade quindi sotto forma di pioggia, righiacciandosi a contatto con le cose.

    

[Cfr. immagine da ARPAe Emilia-Romagna]

 

È un evento raro e distinto dalla galaverna, già trattata su queste pagine da Matilde Paoli, ma con differenze anche dalla brina e dalla calabrosa), ed è estremamente pericoloso perché rende intransitabili le strade, come documenta una delle fotografie comparse all'epoca sul “Resto del Carlino”.

        

Il fenomeno si è ripresentato a dicembre 2017 e successivamente all'inizio di marzo 2018. In queste occasioni, sui social media si è assistito ad accesi dibattiti sul termine: molte persone, infatti, hanno manifestato fastidio e perplessità per una parola erroneamente scambiata per un neologismo.

 

Massimo Fini, nel gennaio 2017, aveva parlato di gelicidio sul "Fatto quotidiano"; il suo articolo, originariamente intitolato “Gelicidi” e altre inutili iperboli, nel quale criticava la necessità di usare un termine così roboante per un fenomeno simile, era stato ripreso da altre testate con un titolo fuorviante: D’inverno fa freddo? Ora s’inventano il “Gelicidio”. Quel titolo, assieme ad altri di tono simile, ha rafforzato, in molti "indignati", la convinzione che il termine fosse un neoconio. Non a caso, all’epoca si assisté, sui vari social network, a una vera e propria ondata di commenti arrabbiati e sarcastici su gelicidio. Ecco alcuni esempi da Twitter (riportati senza alcuna modifica al testo).

 

Gelicidio. Ha ragione Massimo Fini: neologismo raggelante. [https://twitter.com/pierluigizanata/status/821278984105316352]

 

Neologismo #gelicidio , se ne sentiva davvero la necessità. #teamestinzione #asteroide #nevone #nev1 #nevão #panico #terrore #raccapriccio [https://twitter.com/axelsprite/status/821254255965245440]

 

In diversi casi, il fastidio per gelicidio appare collegato alla vera e propria rabbia per un altro neologismo molto contestato, femminicidio, che secondo parte dell'opinione pubblica è innecessario, superfluo, quando non cacofonico.

 

Omicidio, suicidio, infanticidio, femminicidio ed ora GELICIDIO ovvero il gelo che uccide insieme alla valanga assassina, bomba d'acqua, montagna assassina ecc. in poche parole siamo in un mondo di assassini!? [https://twitter.com/IlioIliop/status/940218994279231489]

 

Se femminicidio significa uccisioni di donne, genocidio uccisione di un popolo, gelicidio significa uccisione del gelo. È ovvio. #blob #piccolomondo #cervelligelati [https://twitter.com/akakarolina/status/940660546080333825]

 

Premesso che sarebbe da analizzare come fenomeno a sé il fastidio provato da molti nei confronti dei neologismi, che in realtà possono essere considerati un segno di vitalità linguistica, non certo di decadenza, va rilevato che nel dibattito seguito alle prime occorrenze a livello nazionale di gelicidio sembra essere mancata un'azione semplice quanto fondamentale: consultare un vocabolario.

 

Tutti i dizionari sincronici, infatti, registrano la parola gelicidio con due accezioni: la prima, quella qui pertinente, è marcata come propria del lessico specialistico della meteorologia e significa “fenomeno per cui uno strato di ghiaccio, sottile e vetroso, si forma immediatamente su superfici a temperatura inferiore a zero gradi colpite da pioggia”; la seconda, segnalata come obsoleta, è appartenente al linguaggio della marina, “danneggiamento subito dalle fibre del legname delle attrezzature a causa del gelo” (qui ZINGARELLI 2018, ma le altre opere lessicografiche confermano questa definizione).

 

La sorpresa più grande, però, non è tanto la presenza del termine nei vocabolari, quanto la sua datazione: i vari dizionari concordano nel determinare l’origine della parola anteriormente al 1320: quindi, è  tutt’altro che un neologismo! Deriva dal latino gelicīdiu(m), composto di gĕlu ‘gelo’ e -cĭdĭu(m), dal verbo cădere ‘cadere’. Gelicidio, dunque, va accostato a stillicidio, che significa letteralmente ‘caduta di gocce’, non a omicidio o femminicidio, in cui la seconda parte della parola deriva invece dal latino -cīdĭu(m) (con la prima i lunga, stavolta), da ricondurre a un altro verbo, caedĕre ‘tagliare’.

 

Come mai, si chiedono alcuni utenti, da verbi come cădere e caedĕre si sono formati sostantivi come geliCIdio e stilliCIdio, omiCIdio e parriCIdio e non *geliCAdio, *stilliCAdio, *omiCAdio o *parriCAdio? Entrambi i verbi hanno sia il tema CA- sia il tema CI- (come si evince dalle coniugazioni nelle quali i due temi si alternano: cădo, cădis, cecidi, casum, cădĕre, e caedo, caedis, cecīdi, caesum, caedĕre) e i sostantivi citati si formano, come i verbi derivati, dal tema CI-: quindi non *stillicadium e *gelicadium, ma stillicidium e gelicidium.

 

Gelicidio ricorre in tutte le cinque edizioni del Vocabolario degli Accademici della Crusca; nella prima il termine è chiosato più genericamente rispetto a oggi: “Gielo, stagion fredda, e gelata. Lat. gelicidium, gelu”. Gli esempi forniti, come “Non deono uscire alla pastura, se non quando sarà risoluto il gelicidio, cioè la freddúra, e 'l brívido” sono tutti dal Trattato dell’agricoltura [volgarizzamento dell'Opus ruralium commodorum libri XII] di Piero de’ Crescenzi, che si ritiene sia vissuto tra il 1233 e il 1320. La sua data di morte sembra essere stata presa come riferimento per la datazione della parola. Il termine è registrato anche nel TOMMASEO-BELLINI (nel quale, come nelle edizioni terza e quarta del Vocabolario della Crusca, si attesta l’esistenza sia di gelicidio che di gielicidio), “Temperatura di gelo. Come se gelo cadesse. Sull'analogia di Stillicidio”, a dimostrazione del fatto che nel corso dei secoli il significato si era ristretto e specializzato.

 

Nell’Ottocento, al di fuori dell'ambito dei vocabolari, si rintracciano molte occorrenze del termine, ma con significati diversi. In Opuscoli matematici e fisici di diversi autori, tomo secondo, Milano, Paolo Emilio Giusti, 1832, p. 91, il termine viene accostato al verglas francese, e lo si spiega così (il testo è riportato senza interventi):

 

Abbiamo [...] un esempio del coprirsi per l’umido grande dell’aria, di una lamina o crosta di ghiaccio sodo, anzichè di brina, o di givre alcuni corpi, come le colonne, i pavimenti, le muraglie, i vetri delle finestre, quando appunto avendo essi concepito e ritenuto un freddo di alcuni gradi più forte del zero di Reaumur trovinsi esposti ad un aria sciroccale, cioè assai più calda e molto umida senza però essere nebbiosa. Il gelicidio nasce a dirittura dal disfacimento del vapor elastico difuso nell’aria serena, il quale si depone precipitandosi, e forma uno strato, o lamina unita sulla superficie dei corpi assai più freddi di esso, e dell’aria, ed ivi vien tosto per tal freddo rappreso ed indurito in ghiaccio.

 

Nel Nuovo corso completo di agricoltura teorica e pratica, Padova, Minerva, 1818, p. 174, compare un’altra accezione, comunque sempre connessa al freddo estremo:

 

GELICIDIO. Malattia degli alberi, che si manifesta da certe spaccature più o meno numerose, più o meno larghe, le quali partono dalla circonferenza verso il centro.

Il gelicidio viene generalmente attribuito, come lo indica anche il suo nome, alle forti gelate; e non v'ha affatto di dubbio, che la maggior parte degli alberi colpiti dal gelicidio, non lo siano che per questa causa; tutti coloro, che vissero in paesi di bosco, o che coltivarono alberi fruttiferi, devono averne acquistato delle prove personalmente negl’inverni rigidi; molte ragioni m’inducono a credere nondimeno, che anche una gran siccità produca alle volte lo stesso effetto.

 

Il Grande Dizionario della Lingua Italiana (correntemente indicato dagli studiosi come “Il Battaglia” o con la sigla GDLI) riporta le tre accezioni principali di gelicidio (di questa ultima, invece, non è rimasta traccia): la prima, antica e letteraria, di “Gelo, temperatura rigida; stagione invernale; gelata, brinata”; la seconda, della meteorologia, di “Fenomeno provocato dall’acqua piovana che, cadendo a temperatura sotto zero ma essendo ancora liquida per il fenomeno della sopraffusione, si congela rapidamente quando viene a contatto con altri corpi (suolo, piante) formando un rivestimento di ghiaccio liscio e limpido (che arreca danni gravissimi alle colture; tempesta di ghiaccio”; la terza, marinara, “Alterazione subita dal legname delle attrezzature a causa del gelo”.

 

Nel 2014, quindi ben prima delle ultime occorrenze del termine, Michele Cortelazzo aveva dedicato a gelicidio un approfondimento sul suo blog, nel quale aveva ricostruito la storia antica e recente della parola, notando come già nel 2006 fosse comparsa nel "Corriere della Sera", quotidiano che nel 2009 aveva anche dedicato un approfondimento al termine. Il professore scrive:

 

Io ne ho scoperto l’esistenza solo quest’anno, tra febbraio e marzo, quando ho visto i boschi tra Postumia e Lubiana come bruciati. Un disastro. Così, per capire cosa fosse successo, ho cercato notizie nel “Piccolo” di Trieste, e ho scoperto che il fenomeno si chiama, per l’appunto, gelicidio. […] Quindi, per la mia biografia linguistica (per quello che vale) gelicidio è parola del 2014.

 

È interessante l'ultima frase citata: la percezione personale, talvolta, può essere fuorviante. Un tipico errore che possiamo tutti commettere è quello di parametrare l'intera realtà a ciò che ne conosciamo noi. Un comportamento correttivo, rispetto a questo, è darci la possibilità di scoprire che non sempre le cose stanno come le immaginiamo noi, imparando, anche a costo di subire una piccola umiliazione, qualcosa di nuovo. Anche su "Repubblica", del resto, il termine ricorre, non più di quattro o cinque volte all'anno, dal 2004 in poi, per un totale di 124 occorrenze. Forse, molti di noi non se n'erano semplicemente accorti perché i social network hanno, in un certo senso, cambiato anche il modo delle notizie di circolare, velocizzando la diffusione di alcune in modo particolare, fino a creare dei veri e propri "moti di opinione" di grande visibilità.

 

Dunque, nel sentire un termine ignoto ai più, sarebbe stato possibile verificare in un vocabolario la sua esistenza e il suo significato, ma rispetto al lavoro di analisi ha prevalso, come spesso accade, la percezione. Nota Licia Corbolante sul suo blog Terminologia Etc. che a parte l’errata percezione del termine come neoformazione, è avvenuto “un processo di rianalisi, e cioè una reinterpretazione non giustificata o anche errata sul piano etimologico”. Come sovente accade per le notizie false che hanno grande circolazione in rete, gelicidio ha trovato terreno fertile nei pregiudizi di chi non ama le parole nuove già infastidito dalla circolazione di femminicidio, al punto di non considerare affatto l’ipotesi che la parola esistesse, ma fosse sconosciuta al largo pubblico perché appartenente a un lessico specialistico. Non di rado, la circolazione delle notizie false è aiutata dalla certezza delle proprie conoscenze, che di primo acchito non vengono messe in dubbio.

 

Nonostante che la questione dell’origine, della datazione e del significato di gelicidio sia stata quindi trattata, recentemente e in passato, in maniera ampia e da fonti autorevoli sia sui mezzi di comunicazione di massa sia sui social network, anche recentemente si è assistito a una nuova ondata di proteste legate all’ennesima recrudescenza del fenomeno – e quindi della parola – ancora con toni sin troppo aggressivi.

 

Se l'umanità è autorizzata ad usare termini come petaloso e gelicidio io mi ritengo autorizzato a coniare il termine 'sopracciglicidio' [https://twitter.com/ethosportos/status/973940878535544832]

 

Se smettessero di inventare termini inesistenti, come gelicidio, e spargessero il sale, il ghiaccio non si formerebbe. O il gelicidio si é verificato solo dal 2017 e non é stato mai rilevato, nei millenni precedenti? [https://twitter.com/BabboOrso/status/970844964564426752]

 

@1MattInFamiglia GELICIDIO.BRRRRR CHE PAROLA ORRENDA..IL BELLO è che tt i giornalisti fanno i pappagalli. TT.globalizzato..zero personalità. FEMMINI....CIDIO.. GELI............CIDIO NO..n mi piace ???????????? [https://twitter.com/giulia1250/status/970209531497271296]

 

Va detto che adesso, rispetto alle volte precedenti, si sono moltiplicati anche i messaggi di chi segnala che gelicidio non è un neologismo. Come ricordano gli studi del gruppo di lavoro di Walter Quattrociocchi, le azioni di debunking, ossia di smentita, in maniera circostanziata e informata, delle notizie false circolanti, funzionano in maniera relativa, e sembrano toccare poco chi non è di per sé disposto a cambiare idea rispetto alle proprie convinzioni. Possiamo però sempre sperare che, con il tempo, l’informazione corretta riguardo a gelicidio prevalga, e il suo impiego non desti più clamori esagerati.

 

Per alcuni commentatori, tuttavia, il problema non è la novità o meno della parola, quanto il suo abuso, negli ultimi anni, da parte dei mezzi di comunicazione di massa, a mo' di spauracchio, per indicare semplicemente giornate di grande freddo.

 

Chi scrive e dice #gelicidio non dovrebbe subire una condanna o almeno una sanzione pecuniaria piuttosto consistente? [https://twitter.com/mgmaglie/status/969596497007390720]

 

Il problema non è il termine ma il conformismo dei cd giornalisti. Il termine è tecnico ed esiste da sempre, ma loro lo hanno scoperto nel 2017 e da allora ci stanno massacrando i CABBASISI. Cervelli all'ammasso [https://twitter.com/Fabioraja/status/969638633631371267]

 

Il "gilicidio" [sic] è un fenomeno naturale ben specifico. Il nome è reale, e eventuali altri termini sarebbero ancora peggiori. (vetrato (i francesi usano "verglas"), tempesta di ghiaccio, vetrone). diverso è il fatto che molti lo usino a sproposito per indicare il freddo intenso. [https://twitter.com/erreelleci/status/969604677762416640]

 

Come tutti i termini ad alta specializzazione, gelicidio ha pieno diritto di venire usato per descrivere il fenomeno che denota; si presti invece attenzione a eventuali derive semantiche "per moda", che portano ad abusare del tecnicismo quando il suo impiego non è affatto giustificato. Evitiamo, insomma, di farlo diventare l'ennesimo tormentone lessicale!

 

A cura di Vera Gheno

Redazione Consulenza Linguistica

Accademia della Crusca

 

4 maggio 2018