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C. Marazzini
Andrea de Rosa
Il presidente della Repubblica nella Sala delle Pale

La deriva di in cui: verso dove?


Quesito: 

Rispondiamo a coloro che, come Enza S. da Varese, Antonella R. da Sydney, Maria Stefania G. e Wilma S. attraverso la nostra pagina FB, ci hanno chiesto se, e in quali casi, sia accettabile l'uso di dove in luogo di in cui, nel quale

La deriva di in cui: verso dove?

All’interno del sistema dei pronomi relativi in italiano esiste per così dire un “elemento debole” costituito da cui e il quale che, preceduti da preposizioni esprimono i casi obliqui del pronome (anche senza preposizione nel tipo: "Il fatto cui mi riferisco"). A livello del cosiddetto italiano dell’uso medio o neostandard si tende alla semplificazione sostituendo la forma invariante che ai tipi propri dei casi obliqui, per cui, per esempio, la frase dell’italiano standard "quel mio amico a cui (al quale) hanno rubato la macchina" può essere realizzata , soprattutto nel parlato, a livello dell'italiano dell'uso medio "quel mio amico che gli hanno rubato la macchina"; analogamente "la valigia in cui ho messo i libri" si semplifica in "la valigia che ci ho messo i libri" [esempi tratti da SABATINI 1985, p. 164].

La frase del secondo esempio, anche nello standard, prevede un’alternativa, in qualche modo ancora una forma di semplificazione, mediante la sostituzione dell'avverbio dove al pronome: "la valigia dove ho messo i libri".

Questa possibilità si estende anche ai casi in cui il luogo è figurato: "ho trovato queste notizie in quel brano dove si parla della Resistenza", "mi è sembrato retorico il discorso dove citavi le vecchie glorie". Un testo o un discorso possono diventare luoghi ideali che legittimano l'uso di dove. In realtà tutte le esperienze alla base della nostra conoscenza avvengono nello spazio: un oggetto occupa uno spazio, anche un concetto astratto è spaziale nella nostra rappresentazione, il tempo stesso è, nella nostra esperienza, descrivibile solo in termini di spazio: il passato ci sta alle spalle, il futuro è di fronte a noi, il presente è qui.

Così anche un'occasione può essere un "luogo figurato": Luca Serianni (SERIANNI 1989, VII §247 ) cita a questo proposito un esempio dai Promessi Sposi: "in quelle occasioni dove non c'era pericolo" (Manzoni, I Promessi Sposi, I 48). Esempio illustre che trova corrispondenti attuali nella lingua della rete: "Ci sono occasioni dove non è tanto importante l'abito che indossi, quanto avere un cappello mooolto originale!"

L’uso di dove è addirittura più esteso di quello del pronome relativo: nel caso in cui l'antecedente (il nome a cui si riferisce) sia un nome proprio l'impiego di in cui non sarebbe possibile: Francesca Travisi, in Morfosintassi dei pronomi relativi nell'uso giornalistico contemporaneo ("Studi di Grammatica Italiana", XIX 2000, pp. 233-286) cita l’esempio tratto dalla stampa nazionale: "In Italia dove, dopo le dichiarazioni di Segni e di Fanfani [...], esistono ancora delle difficoltà nella distribuzione dei compiti". Inoltre «l'uso di dove sembra l'unica possibilità di relativizzazione anche dopo indicazioni di luogo semanticamente vaghe o non referenziali […]: "Il rumore dello sparo veniva dall'alto, da sopra i bagni di Statistica (dove è appunto l'aula 6, ndr.)"» (Travisi, p.247). In sostanza nell'italiano contemporaneo scritto "a parità di condizioni, l'impiego della forma dove è in entrambi i campioni [articoli di cinque testate italiane datati 1958 e 1998] notevolmente più frequente. A favorire l'uso di dove potrebbero concorrere la sua migliore evidenza semantica rispetto ai pronomi, la sua brevità e, infine, una maggiore estensione d'impiego" (p. 249 e sg.).

La stessa Travisi nota che "l'uso di dove sembrerebbe invece piuttosto marginale per esprimere complementi di stato in luogo figurato ..." (p. 248) e successivamente cita almeno una decina di casi in cui "la sostituzione del pronome relativo dove dopo antecedente figurato darebbe risultati poco accettabili". Uno di tali casi è la locuzione a(d) un punto in cui, espressione usata figuratamente ma basata proprio su un concetto spaziale. Provando a rilanciare l'espressione, a distanza di più di un decennio e senza orientarla su un corpus definito, sul motore di ricerca di Google troviamo che le occorrenze di "arrivi a(d) un punto dove", per quanto minoritarie rispetto alla formulazione con in cui (il rapporto è circa 1:2), si contano in alcune decine di migliaia. Anche in riferimento al sostantivo situazione (dato da Travisi come un contesto in cui occorrerebbe difficilmente) dove è testimoniato invece in modo piuttosto rilevante, benché non nella sequenza identica a cui Travisi faceva riferimento ("tragica situazione in cui/dove" rimane a netto vantaggio del pronome, ma la situazione cambia se eliminiamo l'aggettivo). Mentre la rilevazione di Travisi è decisamente confermata per "le contraddizioni in cui (è/sono caduti)" (oltre 40.000 occorrenze) per la quale la formulazione con dove non trova nemmeno un esempio pertinente. Probabilmente, come anche per tragica situazione in cui, si tratta di formule giornalistiche che, seppur riescono a penetrare nel linguaggio comune, vi si mantengono inalterate.

Diverso il caso di nel caso dove, che nella rete emerge anche in testi di un livello che si pretende formale: per esempio lo troviamo nelle Condizioni di vendita di un’azienda romana o in un articolo di Wikipedia:

IL VENDITORE o i suoi fornitori non sono comunque responsabili delle conseguenze, incidenti, danni […] anche nel caso dove il VENDITORE abbia avuto conoscenza della possibilità di tali danni.
Nel caso dove due universi immaginari si intrecciano cronologicamente nello stesso momento […], viaggi fisici da un universo all'altro possono accadere nel corso della storia. (it.wikipedia.org/wiki/Universo_immaginario)

Se si prendono in esame le proposizioni relative indicanti una situazione temporale la rete offre esempi, a partire dalla situazione più indeterminata in cui si fa semplicemente riferimento a tempo, fino alla dimensione infinitesima del momento, praticamente per ogni tappa intermedia delle partizioni temporali, benché non con diverse frequenze. Le grandi partizioni temporali sono ben rappresentate.

Una storia ambientata più di 10.000 anni fa al tempo dove regnavano sempre i Mammut e le tigri con le zanne!!! Viviamo nel secolo dove la parola d'ordine è velocità, mai come oggi il fattore tempo è importante.
E così, nell'anno dove la cucina è la protagonista assoluta del Salone del Mobile, i mobili diventano oggetti da mangiare con gli occhi.

Le stagioni sono meno rappresentate, ma danno luogo alla formulazione sintetica per cui dove indica “il luogo in cui”

Estate è dove accadono le cose... (incipit della pubblicità di una nota marca di gelati)
le basse temperature non gli recano danno... anzi proprio in Inverno è dove si "divertono" di più!

La sequenza nel giorno dove sembra essere una modalità ricorrente come incipit anche sulla stampa nazionale:

Nel giorno dove le biciclette tornano protagoniste, non poteva mancare un libro dedicato (IL LIBRO - Simona De Santis, "il Corriere" 08 maggio 2010)

Abbiamo esempi analoghi per la notte e letterari per la sera e il mattino:

Ci siamo rimessi in moto, nella notte dove non dovevamo fallire.
Così, mentre correvo verso il sole, mi trovai smarrito nella sera dove erravano ombre sconosciute e io con loro, senza saper dove. (Angelo Nese, Il tempo e il nulla, 2014)
Nel mattino dove il vento carezza le nuvole, il soffio leggero scopre l'azzurro del cielo. (Annamaria Gennaioli, Silenzio sfogliandopoesia.com)

Anche per porzioni di tempo inferiori troviamo spesso l’impiego di dove:

... ecco, in quell'ora nostra in cucina, in quell'ora dove ogni intimità sarebbe stata comunque possibile .. (Ivan Della Mea, Se la vita ti dà uno schiaffo, 2009)
Ci sono momenti dove solo una visione distaccata dalla vita può rendere chiaro il cammino da seguire

Sempre nell'ambito delle relative riferite a tempo, ci si può imbattere in nel mentre dove in sostituzione di nel mentre che, locuzione propria dell'uso popolare o comunque di impiego raro per "nel momento in cui".

… squilla il telefono e di colpo ti svegli, sicuramente è tua madre come tutte le sere, vuole sapere come è andato il tuo giorno, proprio nel mentre dove cacci un urlo, dove stavi per dirgli quanta è la rabbia…

Pressoché in tutti i casi citati sarebbe stata possibile la soluzione con la forma che tipica dell'italiano dell'uso medio; si noterà anche che nella maggior parte di queste testimonianze l’antecedente è introdotto dalla preposizione, semplice o articolata, in; ciò probabilmente rafforza l’idea che si tratti di una localizzazione; inoltre non è nemmeno da escludere l’intenzione di evitare quella che potrebbe apparire come una ripetizione: in / nel [sostantivo] in cui / nel quale ….

A volte dove è seguito da ulteriori specificazioni di luogo – in special modo da dentro, anche se è possibile trovare rare attestazioni di dove davanti, dove di lato – in sostituzione di formulazioni "complesse" come al cui interno, all'interno del quale e simili:

«Ma scusate, è qui, è bello e pronto, che senso ha doverne scavare un altro dall'altra parte del parco?», si chiedono quelli del comitato "Cambia Canale", dove dentro c'è un po' di tutto: ex leghisti, verdi, grillini, semplici cittadini... (Matteo Pucciarelli, Un canale dimenticato dove potrebbe passare la via d'acqua contestata "La Repubblica", 14 febbraio 2014).

Di buona parte di questi usi “estesi” di dove abbiamo testimonianze, anche illustri, nel passato: per al/nel tempo dove il corpus della Biblioteca Italiana BiBIt offre esempi dallo Zibaldone di Leopardi, in cui si contano una ventina di occorrenze, e, risalendo a ritroso, dal teatro di Giovan Battista Andreini, dalle Rime di Francesco Berni fino al Canzoniere del Petrarca. Nell'italiano antico la situazione si fa ancora meno definita, e il dove può comparire “anche in casi in cui questo non sarebbe possibile in italiano moderno” (cfr SALVI-RENZI, XII, 3.2.2). Di questi casi in Salvi-Renzi si riporta un esempio di "un uso di dove per luogo [+ umano] (= 'presso cui/il quale') non più possibile in it. mod."

Fuoro allo ’mperadore [andarono dall'imperatore], dove erano mandati per lo [dal] loro signore, salutarlo sì come si convenia per la parte della [avendo riguardo alla] sua maestade e per la parte dello loro sovrascritto signore. (Novellino, 1, rr. 17-20)

Ebbene dal XIII secolo sembra che non tutto sia cambiato se in rete posso trovare frasi come "Arrivo dal medico dove è iscritto mio marito e si rifiuta di applicare le esenzioni…"

A parte i casi più "stridenti" come quello appena visto o le sequenze dove dentro e nel mentre dove, è difficile trovare un discrimine in base al quale sancire l'erroneità delle costruzioni. Quali indicazioni allora possiamo dare? Per quanto la lingua tenda alla semplificazione usare in cui /nel quale non ci sembra troppo gravoso, almeno in testi scritti, almeno in alcuni casi. Per esempio con le determinazioni di tempo momento, ora, e così via. Sebbene cui abbia perduto la sua trasparenza semantica e dove sia invece esplicito; sebbene dove costituisca una unità capace di sintetizzare (per quanto non con la medesima precisione) espressioni come presso cui, in cui, al cui interno…, siamo certi che si possa fare lo sforzo di digitare qualche lettera in più; perché semplificazione non sia sinonimo di sciatteria.

A cura di Matilde Paoli
Redazione Consulenza Linguistica
Accademia della Crusca

 

4 novembre 2014