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Hans Goebl, Bruno Moretti, Gaetano Berruto
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Le responsabili social dell'Accademia a "Pazza idea" 2015
Claudio Marazzini, Ludovica Maconi, Vittorio Coletti, Maria Agostina Cabiddu

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Buongiorno.
Mi sono trovato a riflettere, su stimolo di terzi, su una regola che, mi rendo conto, do per buona a priori da molto tempo.
Assodato che non si pone l'apostrofo laddove si tratti di troncamento o apocope e si pone invece laddove si tratti di elisione, non sono più sicuro che in "qual è" la mia coscienza linguistica stia applicando un troncamento.
La mia riflessione è partita dall'analisi di un caso più evidente di troncamento o apocope qual è "buon".
"Buon" è attestato come forma tronca di "buono" davanti a vocali e a consonanti in maniera nettamente produttiva, fanno eccezione soltanto, per ragioni fonotattiche, "s" seguita da consonante, "x", "z" e i gruppi consonantici "gn", "pn" e "ps" ("buon anno", "buon suono", "buon cioccolato", "buon veicolo", "buon indice", "buon orlo).
Allo stesso tempo noto in maniera evidente l'inadeguatezza di "buono" in forma estesa davanti agli stessi esempi sopra citati: "*buono anno", "*buono suono", "*buono cioccolato", "*buono veicolo", "*buono indice", "*buono orlo".
Tornando a "qual" è ovviamente la forma tronca di "quale" e non va di conseguenza apostrofata.
È attestato sia davanti a consonante che davanti a vocale, ad esempio "qual buon vento ti porta" e "in un certo qual modo" oltre all'uso davanti alle forme del verbo essere che inizino per vocale ("qual è", "qual era", "qual ero", "qual eri").
Sin qui nessun dubbio.
A differenza che nel caso di "buon" percepisco piena adeguatezza a "quale vento è questo?", "in quale modo risolviamo il problema?" e a "quale è la capitale del Giappone?"/"quale era la capitale della Jugoslavia?". Aggiungo che esistono per di più casi (sia davanti a vocale che davanti a consonante) in cui è la forma tronca a risultarmi inadeguata e non solo limitatamente alle stesse eccezioni per ragioni fonotattiche valide anche per "buon", ad esempio (usando esempi per i quali "buon" è adeguato mentre "buono" è inaccettabile): "*qual anno", "*qual suono", "*qual cioccolato", "*qual veicolo", "*qual indice", "*qual orlo".
È però vero che, diversamente che per "buono", queste ultime forme mi risulterebbero meno inadeguate se in contesto poetico, magari per ragioni di metrica (pur convinto che mai le userei nel parlato o in ogni altro contesto scritto non poetico).
Quest'osservazione mi riporta a "qual buon vento" e a "in un certo qual modo", non posso negare che si tratti di espressioni cristallizzate, forse sono attestazioni che dunque costituiscono argomenti deboli a supporto del troncamento di "qual".
Resta invece solidissimo argomento l'uso davanti alle forme del verbo essere che inizino per vocale.
È però vero che non userei mai "*qual aveva" o "*qual avevi" o "*qual avevo".
Né lo usiamo davanti a forme del verbo essere che comincino per consonante (mentre, come abbiamo visto, per "buon" le consonanti singole - tranne x e z - a inizio parola sono tutte un contesto valido): "*qual sarebbe", "*qual sarei", "*qual saresti".
Anche per questi esempi va però detto che mi risulterebbero meno inadeguate se in contesto poetico, magari per ragioni di metrica (pur convinto che mai le userei nel parlato o in ogni altro contesto scritto non poetico).
Queste osservazioni mi riportano a "qual è" e agli altri casi di "qual" seguito dalle forme del verbo essere che inizino per vocale.
Essendo stato abituato sin da piccolo ad applicare la regola senza troppe domande è possibile che mi risulti ovvio e scontato (oltre che graficamente gradevole al contrario di "qual'è) il troncamento in "qual è" più per abitudine alla corretta scrittura che per convinta applicazione del troncamento?
In effetti è un po' come infilarsi in un "è nato prima l'uovo o la gallina?".
Inizio ad avere la sensazione che mentalmente la mia coscienza linguistica abbia sempre di fatto compiuto elisione di "quale" e che io mi stia solo forzando a fare uso della forma tronca "qual", e che ciò sia avvenuto silenziosamente per anni solo perché qualcuno prima di me ponendosi lo stesso interrogativo è arrivato a conclusioni opposte (magari quell'uso che io oggi definisco accettabile solo in contesto poetico era allora d'uso comune) ed ha definito la regola grafica che noi tutti oggi usiamo e continuiamo ad usare.
Nel dubbio continuo a scrivere lo standard "qual è".
Ma il dubbio resta...
Grazie mille in anticipo per l'attenzione e la disponibilità e grazie per il grande lavoro che fate a tutela della nostra bella lingua italiana.

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