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Il presidente Marazzini a Siena per le "Passeggiate d'autore"
C. A. Ciampi accademico della Crusca
Mostra "Napoleone e la Crusca"
I partecipanti

La scelta degli ausiliari


Quesito: 

Rispondiamo ai diversi utenti, tra cui i sigg.ri Diego Parisi, Giuliano Zanchetta, Paola Venturini, Carlo Pisanò, Gaetano Rollini, Lorenzo Vergni, Stefania Scodrani, Carlo Cosser, Benedetta Sisti, che hanno posto quesiti sull'uso degli ausiliari.

La scelta degli ausiliari

I verbi essere e avere possono essere AUSILIARI, utilizzati, cioè, per esprimere i tempi composti o le forme al passivo degli altri verbi (non sono ascoltato da nessuno, oppure aveva detto che sarebbe venuto). Per i verbi transitivi e per i verbi pronominali esiste una norma abbastanza codificata: essere si usa per formare il passivo, avere per i tempi composti. Ma almeno altre tre categorie di verbi sono maggiormente oscillanti, in particolare:

1) i verbi che indicano fenomeni meteorologici hanno essere o avere ormai in "qualunque livello di lingua e senza apprezzabili sfumature semantiche" (Serianni 1989: XI 37), mentre con i verbi impersonali è d'uso essere - che era anche l'ausiliare che la norma tradizionale indicava per i "meteorologici" (non è/ha piovuto; mi è sembrato di vedere un'ombra);

2) i cosiddetti verbi servili (in particolare i più comuni dovere, potere e volere) usati da soli richiedono l'ausiliare avere, quando invece accompagnano l'infinito di un altro verbo possono assumerne l'ausiliare essere (sono dovuto andare): nell'uso attuale si osserva una certa diffusione di avere in modo indifferenziato, quindi sono dovuto andare e anche ho dovuto andare. Inoltre:
 - si usa avere quando i servili sono seguiti dal verbo essere o da un infinito passivo (non ho potuto essere presente, non ha voluto essere rieletto);
- se l'ausiliare richiesto è essere, in presenza di un pronome atono che preceda l'ausiliare si mantiene essere (non ci sono voluti andare), con pronome che segua l'infinito è usato avere (non hanno potuto andarci);

3) i verbi intransitivi non consentono di fissare una norma per la scelta di un ausiliare e in questi casi soccorre la consultazione di un vocabolario. Tuttavia, su questo aspetto grammaticale esistono anche alcune proposte, che vanno dalla semplice pubblicazione di liste di verbi a tentativi di individuare una norma. Del primo tipo è Fogarasi 1983: 198-200 che propone le seguenti liste, comunque utili, di verbi che richiedono come ausiliare
essere: accorrere, andare, apparire, approdare, arrivare, avvenire, bastare, bisognare, cadere, comparire, costare, crepare, dipendere, divampare, divenire, diventare, dolere, entrare, germogliare, intervenire, marcire, morire, nascere, parere, perire, pervenire, piacere, procedere, prorompere, rimanere, riuscire, sbocciare, scadere, scappare, scivolare, scoppiare, sembrare, sparire, spiacere, spirare, spuntare, stare, uscire, venire ecc.;
avere: aderire (a), aspirare (a), ballare, barcollare, bollire, brillare, camminare, cavalcare, cedere, cenare, contrastare, contravvenire (a), conversare, convivere, danzare, desinare, diffidare (di), digiunare, dimorare, disperare, dormire, errare, esitare, godere (di), giocare, girare, gridare, impallidire, incontrare, influire, mentire, naufragare, navigare, nuotare, passeggiare, peccare, piangere, pranzare, ridere, sbadigliare, sbagliare, smaniare, soggiornare, sognare, sonnecchiare, sputare, starnutire, sudare, tacere, tardare, tossire, viaggiare ecc.;
o entrambi (avere per valore transitivo, essere per intransitivo): albergare, aumentare (es.: ho aumentato le spese/sono aumentata di peso), avanzare, calare, campare, cessare, cominciare, crescere, crollare, cuocere, diminuire, fallire, finire, fuggire, gelare, girare, giungere, guarire, invecchiare, mancare, migliorare, partire, passare, penetrare, ritornare, rovinare, spirare, salire, scendere, suonare, terminare, tornare.
   Una regola viene invece proposta da Leone 1970: 24-30, il quale, focalizzandosi sul participio passato, ipotizza: "si ha essere, se il participio passato intransitivo può assumere forza attributiva, ed avere nel caso opposto" (p. 25) (ad esempio: gli avvenimenti sono accaduti un anno fa e per contro non aveva dormito, perché accaduto può essere usato anche con valore attributivo - gli avvenimenti accaduti un anno fa sono ancora vivi nella memoria - ma non *l'uomo dormito).
   Alcuni chiarimenti conclusivi sull'uso degli ausiliari:
- nell'incontro di più participi che richiedano lo stesso ausiliare, quest'ultimo si esprime solo una volta (ieri ho dormito poco e sbadigliato molto); se si richiedono ausiliari diversi si esplicitano tutti (sono accorsi tutti e hanno cominciato ad aiutare);
- l'ausiliare di norma precede il participio, ma lo segue soprattutto in usi regionali (siciliano, sardo), nell'italiano antico e in quello poetico. L'anticipazione del participio passato, che "compare piuttosto nello stile colloquiale, può presentare delle difficoltà di tipo semantico; risultati più accettabili si hanno se la frase a destra del participio, con l'ausiliare, è negativa, o contiene qualche termine che la ponga in rapporto o in contrasto con un contesto [come in:] Partiti, certamente non sono. Presentato, per ora non si è. Sparito, non può essere" o, con ripetizione del participio, Sparito, non può essere sparito (Benincà 1988: 190). Si è naturalmente nel campo di costruzioni marcate, in particolare delle dislocazioni a sinistra.

Per approfondimenti:

  • Benincà 1988, Paola B., L'ordine degli elementi della frase e le costruzioni marcate, in Grande grammatica italiana di consultazione, a cura di Lorenzo Renzi, Giampaolo Salvi, Anna Cardinaletti, Bologna, il Mulino, vol. I pp. 190-91;
  • Dardano-Trifone1997, Maurizio D.-Pietro T., La nuova grammatica della lingua italiana, Bologna, Zanichelli, pp. 288-99;
  • Fogarasi 1961, Miklós F., Grammatica italiana del Novecento, Tankönyvkiadó, Budapest;
  • Leone 1970, Alfonso L., Una regola per gli ausiliari, "Lingua nostra", I, pp. 24-30;
  • Nencioni 1997, Giovanni N., Risposta a un quesito, "Crusca per voi", n. 14, p. 15;
  • Serianni 1989, Luca S., Grammatica italiana, Torino, UTET, XI 32-43.

A cura di Mara Marzullo
Redazione Consulenza Linguistica
Accademia della Crusca

16 April 2004