hater


language of the Internet

Ambito d’origine: rete, nuovi media

 

Categoria grammaticale: sost. m. e f. invar.

 

Definizione: persona che usa la rete, e in particolare i social network, per esprimere odio o per incitare all’odio verso qualcuno o qualcosa; odiatore.

 

Etimologia: dall’inglese hater, ‘odiatore’, a sua volta dal verbo to hate ‘odiare’, in uso in inglese sin dal sec. XIII. Già in Middle English esisteva il sostantivo hatere ‘chi odia’, mentre in Old English hetend significava ‘nemico’.

 

Prima attestazione: 2008

"Chi naviga sul web e frequenta i social network si sarà imbattuto più di una volta nei cosiddetti “haters”. Nascosti sotto i nickname più improbabili, questi utenti avvelenano le discussioni con i loro commenti improntati a un odio violento e immotivato. Non si tratta di qualche post particolarmente aggressivo, ma di un atteggiamento costante di disprezzo e provocazione, che inquina le discussioni on line" (Haters: chi sono costoro?Radiomontecarlo.net, 11/7/2008).

 

Periodo di affermazione: 2016

 

Presenza sui dizionari: Devoto-Oli 2019, Zingarelli 2019

*Neologismi 2018 Treccani on line

 

Diffusione al 9/12/2018

Google: 468.000 r.

"Corriere della sera": 74 r. (2015: 5 r., 2016: 9 r., 2017: 20 r., 2018: 22 r.); p.a. 2014.

"la Repubblica": 205r. (2015: 6 r., 2016: 17 r., 2017: 81 r., 2018: 84 r.);p.a. 2009.

 

Note

Come per il caso di influencer, hater in inglese significa genericamente ‘persona che odia’. La specializzazione semantica a indicare ‘chi odia in rete, in particolare su un social network’, avviene in ambito italiano. A dimostrazione di ciò, i dizionari della lingua inglese non registrano questa specifica accezione.

La diffusione italiana della parola è piuttosto recente; questo fa sì che vi sia ancora oscillazione tra plurale invariabile e declinato (haters). In alcuni casi, si incontrano perfino usi della forma haters, plurale, al singolare: “Quella è una *haters”. Seguendo la regola per i forestierismi acclimatati, si consiglia di impiegare la forma invariata anche al plurale: tanti hater.

In inglese la h viene pronunciata: /ˈheɪtə(ɹ)/. In italiano, la pronuncia più comune è /ˈeiter/. La presenza o assenza dell’h influisce anche sull’articolo che viene scelto davanti alla parola: l’hater o lo hater: Nessuna delle due scelte è censurabile. Una ricerca con Google permette di verificare che ci sono 27.200 occorrenze di “l’hater” e 2.670 di “lo hater”: la tendenza più diffusa è evidente.

 

Esempi d’uso

«Un hater cerca la pretenziosità delle cose e delle persone - spiega Bucknasty - o la loro evidente stupidità e ipocrisia, e la usa per il proprio divertimento e per satirizzare la condizione che ha portato a tutto questo. L'arroganza. Il potere. La prepotenza. L'ignoranza. Gli hater sono i bulli dei bulli". E poi azzarda un'analisi storica della figura dell'odiatore: "Settanta anni fa gli hater si chiamavano futuristi. O ancora prima esistenzialisti. Nietzsche era un hater. Schopenhauer è stato il più grande hater della storia. Hater è il termine che usano le persone ora per giustificare le motivazioni di chi le critica, per razionalizzare in modo semplicistico le loro evidenti mancanze quando subiscono delle critiche motivate"». (Benedetta Perilli, Parla un hater italiano "Siamo i bulli dei bulli", Repubblica.it, 25/5/2009).

 

"E’ un popolo nel popolo che spesso si nasconde dietro a un alias virtuale e quando appoggia le mani sulla tastiera, odia. Invoca Hitler se si parla di ebrei, biasima le donne quando vengono aggredite o uccise, grida ai “froci” se si discute di diritti lgbt, e pubblica tweet di fuoco contro gli immigrati. Gli esperti li chiamano internet haters, quelli che odiano su internet, uomini e donne, cioè, che col favore dell’anonimato utilizzano sul web un linguaggio violento" (Annalisa Dall’Oca, Internet haters, chi è e come si comporta chi odia in rete. “Obiettivi? Dalle donne, ai gay fino agli ebrei”, Il Fatto quotidiano, 23/08/2016).

 

"ZEROCALCARE: [I due volumi di Macerie prime] Parlano dei miei fallimenti personali, ma anche della difficoltà di vivere in una società in cui qualsiasi cosa faccia mi rompono le scatole. Però ringrazio gli haters. Se non avessi avuto qualcuno che mi seguiva in questo modo, chissà cosa sarei finito a fare. Mi hanno proposto di tutto, merchandising, televisione. Ho sempre rifiutato" (Annarita Briganti, Zerocalcare si confessa: "La salvezza è sempre negli amici tosti e per nulla famosi", Robinson di Repubblica.it, 18/5/2018).

 

"L’utente che, solo poche ore fa, aveva insultato pubblicamente Nadia Toffa, senza riguardo alcuno delle sue delicate condizioni di salute, si è visto costretto a disattivare il suo account Twitter. La shitstorm che lo ha investito ha finito con l’ingoiarlo in poche ore, spingendolo a lasciare la piattaforma precedentemente utilizzata per scrivere un messaggio terribile indirizzato alla conduttrice de Le Iene. Dopo la denuncia della Toffa, è partita una vera e propria “caccia all’hater” che ha tratto beneficio dal fatto che la giornalista avesse pubblicato per esteso il profilo dell’utente in questione" (Stefania Rocco, L’hater di Nadia Toffa si cancella dai social network, aveva scritto: “Finirà presto all’obitorio”, Fanpage.it, 2/10/2018).

 

Vera Gheno

 

 

10 July 2019