|
Serge Vanvolsem (Università di Lovanio)
La terminologia scientifica nella lingua neerlandese
La situazione del neerlandese è interessante perché nel Cinquecento ha conosciuto un’ondata di purismo che sta alla base di una terminologia neerlandese. Nei Paesi Bassi il rinascimento aveva stimolato fortemente la coscienza nazionale, e questa ebbe come corollario anche una presa di coscienza del valore del proprio volgare. Nello stesso tempo crebbe negli ambienti della nuova borghesia la domanda di volgarizzamenti dei testi classici. Gli umanisti (es. Erasmo) si rivolgevano naturalmente al latino, ma di solito preferivano il proprio volgare al francese o agli idiomi neolatini. L’argomento usato in Italia dai difensori del latino classico (lingua pura) contro il volgare (lingua corrotta), veniva sfruttato dai nostri umanisti per difendere il proprio volgare che certo non poteva venir accusato di essere un latino corrotto.
Queste idee costituiscono la base ideologica di tutta una serie di opere che hanno come scopo la cura e lo studio del volgare neerlandese1. La prima grammatica, di H.L. Spiegel, ha un titolo molto significativo: Twe-spraack vande Nederduitsche Letterkunst (1584), con tweespraak, non dialogo, e letterkunst, letteralmente ‘arte delle lettere’ (grammatikh tecnh). Si pubblicano anche numerose raccolte di forestierismi, sia per spiegare i tecnicismi, sia per mettere in guardia contro l’uso di questi barbarismi (bastaardwoorden). Anche sulla lingua scientifica l’ondata di purismo ha avuto delle ripercussioni. Studiosi di fama europea cominciavano a pubblicare le loro opere in neerlandese, o traducevano i libri già sul mercato in latino: il botanico R. Dodoens stampa il noto Cruijde Boeck (1554) con i nomi di tutte le piante in neerlandese (accanto alle traduzioni in tedesco, francese, latino e greco); C. Baten usa la lingua per opere di medicina; S. Stevin pubblica trattati di matematica, di fisica e di ingegneria militare; il matematico e cartografo A. Ortelius traduce il suo Theatrum orbis terrarum (1571). Il purismo, che è continuato anche nel Seicento, ha segnato profondamente la terminologia scientifica creando un’impressionante serie di termini neerlandesi, spesso traduzioni letterali o calchi, tuttora in uso accanto al latinismo o grecismo tradizionale: wiskunde - matematica; rekenkunde - aritmetica; meetkunde - geometria; driehoeksmeetkunde - trigonometria; plantkunde - botanica; dierkunde - zoologia; sterrekunde - astronomia, ecc. Anche nella linguistica (taalkunde), abbiamo tali doppioni per i concetti di base: spraakkunst - grammatica; onderwerp - subject; lijdende vorm - passief; aanvoegende wijs - conjunctief; voorzetsel - preposizione; voorvoegsel - prefix; klanknabootsing - onomatopee; e tanti altri.
Il purismo tradizionale era soprattutto una reazione contro gli influssi latino e francese. Il latino era la lingua della chiesa e dell’insegnamento, mentre il francese era la lingua della corte e dell’amministrazione: entrambi avevano influito molto sul neerlandese ed occorreva al più presto proteggersi da tale ‘contagio’. L’elemento tedesco, invece, alleato naturale dato che la lingua si era sviluppata a partire dall’antico alto tedesco, disturbava molto meno.
In epoca recente i movimenti linguistici hanno cambiato rotta, ed è soprattutto l’inglese che imperversa, specie nel mondo scientifico che parla e scrive ormai un angloamericano impoverito che certamente non può concorrere con l’eleganza del latino degli umanisti, ma che regge abbastanza bene al confronto con quello scolastico usato ai suoi tempi nel mondo accademico. La lingua neerlandese, contrariamente al francese, non ha né un’accademia, né un ufficio centrale per tutelare la lingua, ma i rispettivi ministeri fiamminghi e olandesi hanno comunque creato un’unione linguistica (Nederlandse Taalunie), responsabile, fra l’altro, della terminologia nel settore pubblico. La sua commissione terminologica (CoTerm) ha appena pubblicato un ampio piano d’intervento quinquennale per il periodo 2002-2007 in cui sottolinea le responsabilità delle autorità in materia di terminologia. Il punto di partenza è la costatazione che, nei settori scientifici e tecnici, la Taalunie non sta alla base di terminologie nuove, né svolge un’azione di giudice supremo che deve approvare o rifiutare i termini già in circolazione, perché sarebbe un correre dietro ai fatti. La Taalunie è un ‘meta‑attore’ che vuole creare delle condizioni ottimali affinché gli ‘attori primari’ (i settori in cui nascono i termini) possano sviluppare il loro lavoro creatore. Nello stesso tempo vuole stimolare le ricerche sugli strumenti necessari (p. es. la creazione di banche dati). È pure responsabilità della Taalunie sviluppare e diffondere, in collaborazione con altri organismi esistenti, come l’Associazione per la terminologia neerlandese (NL-TERM), e con le istanze internazionali, o almeno quelle europee come ELRA, TDC Net, ecc., delle direttive per il lavoro terminologico, e coordinare e sostenere il lavoro degli ‘attori primari’.
Nota
1 Con echi perfino in Guicciardini che segnalò all’attenzione il maestro di scuola anversese Piero Heyns (Peeter Heyns) perché: “costui fa professione ne’ suoi poemi di sfuggire tutte le parole forestiere, che insino al presente hanno usate molti altri di loro, & di mostrare al mondo, che questa lingua è larga,, & capace assai per esprimere qual si voglia cosa, senza l’aiuto dell’altre pellegrine; concetto veramente grande & nobile se si può affermare come eglli afferma”, Descrittione di tutti i Paesi Bassi altrimenti detti Germania inferiore, nell’edizone del 1581.
-------------------------------
Serge Vanvolsem (Università di Lovanio)
Trasparenza e opacità: la definizione dei termini scientifici nei lessici
Nei tradizionali vocabolari di lingua del passato, dell’italiano come delle altre grandi lingue occidentali, il lessico tecnico veniva lasciato consciamente da parte. La maggior parte dei vocabolari seguivano in ciò l’esempio degli Accademici della Crusca che avevano deciso che “Perchè i termini, e strumenti delle professioni e dell’arti, non sono del comune uso, e solamente noti a’ lor professori, non ci siamo obbligati a cavargli tutti. Quegli, che ci è occorso raccorre, saranno dichiarati quanto pertiene alla voce; e il nome di strumento s’è detto solo al fattivo, come ago, fuso, e simili”2. Le voci tecniche venivano di solito relegate ai ‘vocabolari delle arti e dei mestieri’, la cui tradizione culminò nella famosa Encyclopédie ou Dictionnaire raisonné des sciences, des arts et des métiers di Diderot et d’Alembert (1751-1772).
Oggi tutti i dizionari hanno assunto un certo aspetto enciclopedico, e di conseguenza registrano anche un certo numero di tecnicismi, sia perché questi hanno via via occupato una parte notevole del lessico quotidiano (si pensi, p.es., alla rapida diffusione del personal (computer) e della relativa terminologia, anche fra gli adolescenti; oppure alla larga circolazione di certi tecnicismi medici, come ipertensione, arteriosclerosi, la sigla aids...), sia anche a causa del ruolo crescente del vocabolario, specie nel formato Cd-Rom, nel processo formativo. L’utente diventato sempre più esigente vuole un vocabolario che gli spieghi tutte le parole, non solo quelle cosiddette ‘comuni’. Il compito del lessicografo è diventato pertanto molto più difficile ed i vocabolari sono sempre più frutto di un lavoro d’équipe con specialisti e consulenti per i vari settori specialistici. Questi specialisti sono ovviamente in grado di fornire delle definizioni molto più adeguate che non quelle talvolta più generiche o approssimative dei vocabolari del passato, ma non sempre riescono a dialogare con il pubblico degli utenti perché corrono il rischio di rinchiudersi nel proprio tecnichese incomprensibile per l’utente medio.
Comprensibilità e incomprensibilità, trasparenza e opacità sono quindi dei concetti base per l’analisi delle definizioni dei termini tecnici di un vocabolario. Definizioni come: “Balanotènia s.f. Genere di Cestodi Pseudofillidei (Balanotaenia) della famiglia dei Cariofilleidi” (Devoto-Oli 1967, voce non più ripresa nelle edizioni 1987 e 1997) non aiutano molto il lettore non zoologo che per caso s’imbatte in una tale parola. Per la presente indagine sono state messe a confronto le definizioni di un certo numero di termini, comuni e specialistici, del settore della medicina e della neurochirurgia in una serie di vocabolari italiani recenti (De Mauro 2000; Devoto-Oli 2002/3; DISC 1997; Garzanti 2003; e Zingarelli 2003:). Una caratteristica semantica dei termini tecnici è la loro monosemia: i termini tecnici devono avere un significato univoco, ma ciò non vuole affatto dire che i vari dizionari concordano sempre nelle definizioni. Molto dipende dall’aspetto specifico che si vuole sottolineare (cfr. le varie definizioni di (neonato) prematuro). Con l’aiuto di specialisti del settore e/o vocabolari medici si cercherà di distinguere fra elementi essenziali e elementi secondari, e di valutare l’adeguatezza delle definizioni per il pubblico di non specialisti cui tutti i dizionari dicono di rivolgersi.
Nota 2 Vocabolario degli Accademici della Crusca, ed. 1612, A’ lettori, p. a5v. Ma per i termini citati non si esita a adoperare parole tecniche o a riferirsi agli specialisti in materia: “Ne’ puri termini, non ci siamo guardati d’usar parole de’ professor di quella scienza, o vero arte, ancorchè non pure latine. E nelle parole attinenti a religione, ci siam serviti delle latine degli Autor sacri .Come alla voce contrizione, e così circa a’ nomi dell’erbe, piante, ec. ci siamo confermati co’ più autorevoli semplicisti: come alla voce cuscota ec.”, ivi
|
 |
|