L'Associazione per la Storia della Lingua Italiana (ASLI), è stata costituita
nel 1992 a Firenze e ha sede presso l'Accademia della Crusca. Ne sono stati
Presidenti Ignazio Baldelli, Francesco Bruni, Francesco Sabatini, Gianluigi
Beccaria, Rosario Coluccia; attuale Presidente è Silvia Morgana. Si tratta di un'associazione
professionale che riunisce i docenti universitari di storia della lingua
italiana e di linguistica italiana (docenti di prima e seconda fascia,
ricercatori, docenti in pensione) o di materie affini (l'affinità è stabilita
dall'assemblea dei soci). I cosiddetti “non strutturati” non fanno parte della
Associazione, ma dottori di ricerca, assegnisti, borsisti, dottorandi e perfino
neolaureati prendono parte alle attività e parlano ai Congressi della
Associazione. Attualmente l’ASLI conta circa duecento associati, compresa una
ventina di soci stranieri.
Le ragioni che hanno determinato la nascita dell'ASLI sono in gran parte
analoghe a quelle, di volta in volta specifiche, che hanno ispirato iniziative
consimili (come, per restare in ambiti affini, le associazioni di italianisti e
filologi romanzi): si tratta in primo luogo «di promuovere gli studi di storia
della lingua italiana, ad ogni livello culturale, scientifico e didattico» e di
«tutelare la dignità e la professionalità delle discipline afferenti» (come si
legge nell'art. 2 dello
statuto).
Avendo a che fare con la lingua nazionale, l'ASLI ha alcuni campi d'azione
specifici, nella società e nella scuola. Nel primo caso, si tratta di
corrispondere al "bisogno di lingua" che viene dal largo pubblico per motivi
sempre più vari e numerosi legati, tra l’altro, alle esigenze della
comunicazione istituzionale, amministrativa, aziendale, mediatica e così via.
Nel secondo, di favorire un più efficace insegnamento della lingua nelle scuole
dei vari ordini e gradi, nella convinzione che la materia scolastica denominata
"Italiano" o "Lettere italiane" comprende in realtà due settori ben distinti,
nel merito e nell'approccio didattico: la lingua e la letteratura. Non si può
pensare che una buona conoscenza della letteratura, o anche una vasta esperienza
di letture personali (entrambe auspicabilissime) abiliti di per sé al
consapevole ed efficace uso della lingua parlata e scritta: un uso che deve
essere addestrato e stimolato con strumenti specifici, autonomi rispetto a
quelli richiesti dal testo letterario. Con la lingua non facciamo solo
letteratura, ma anche matematica, scienze, geografia; né scriviamo solo testi
scientifici o elaborati scolastici, ma anche verbali di condominio, ordini del
giorno, richieste di riscatto lavorativo.
Come disciplina universitaria e come ambito di studi, la Storia della lingua
italiana intrattiene stretti rapporti con altre aree umanistiche: alcune
vicinissime e intercomunicanti, come la dialettologia, la linguistica, la
critica testuale, la metrica, altre molto prossime, come la filologia romanza e
la letteratura italiana. Negli ultimi anni sono apparse in modo sempre più
evidente le possibilità di sviluppo offerte allo storico della lingua - per sua
natura attento al censimento e alla valutazione dei dati puntuali - dalla
rivoluzione informatica, in particolare attraverso l'allestimento di archivi e
banche dati opportunamente interrogabili.
Nei sei
convegni
finora svolti l’ASLI ha sistematicamente analizzato i rapporti tra la storia
della lingua e altri ambiti di ricerca: «Storia della lingua e storia
letteraria», «Storia della lingua e storia», «Storia della lingua e storia
dell’arte», «Storia della lingua e storia della musica», «Storia della lingua e
storia del teatro», «Storia della lingua e storia della cucina»; il prossimo
convegno sarà dedicato a «Storia della lingua e filologia». Ma non solamente i
convegni bidisciplinari dimostrano la volontà programmatica di confronto con
altre esperienze e con metodi diversi: la stessa pratica quasi quotidiana di
lavoro degli storici della lingua si apre a contatti con giuristi, scienziati,
medici, giornalisti, uffici e istituzioni di vario genere; in un orizzonte più
vasto, oggi una partita decisiva si gioca in Europa, dove l’italiano è impegnato
in una difficilissima competizione che ha come obiettivo la permanenza della
nostra nel ristretto gruppo delle lingue stabili dell’Unione, al cui interno una
posizione predominante tendono ad assumere non solo l’inglese, ma anche il
francese e il tedesco.
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