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Carlo Mari (Università di Siena), Maria Teresa Zanola (Università Cattolica di Milano) La lingua italiana e la meccanica quantistica
In questo contributo ci proponiamo di osservare la lingua italiana usata nella meccanica quantistica, seguendo lo sguardo dello scienziato che ripercorre le tappe del farsi della disciplina e del suo lessico. Il materiale linguistico individuato è frutto di confronto fra codici diversi, e rende necessaria la ricostruzione di percorsi di parole italiane nate perlopiù da necessità di traduzione. Ci siamo chiesti quale sia stata e quale sia oggi la specificità della lingua italiana rispetto alle altre lingue europee nell’esprimere concetti ed esperienze di una comunità scientifica internazionale. Se da un lato, nella divulgazione scientifica di concetti quantistici si fa uso degli stessi termini della comunicazione specialistica, dall’altro è vero che lo stesso concetto può essere presentato con livelli di specializzazione diversi: ci si può chiedere allora quale sia il grado di consapevolezza nell’uso della lingua italiana nella comunicazione scientifica specialistica e divulgativa.
L’intervento è articolato in due momenti. Nel primo verranno ripercorsi gli anni della genesi della meccanica quantistica, discutendo il nascere di una concettualità nuova che tenta di descrivere una fenomenologia che non poteva essere inquadrata nei paradigmi classici. Principio di indeterminazione, vettori bra e vettori ket, principio di sovrapposizione, funzione d’onda, probabilità, livelli energetici, fermioni e bosoni, tra altri, sono soltanto alcuni dei termini e delle espressioni che ormai fanno parte del linguaggio della scienza e sono strumento di individuazione di processi nella teoria della conoscenza, denominazioni nuove per una nuova operatività concettuale. Nel secondo momento esporremo alcune riflessioni sorte dalle difficoltà di resa traduttiva dall’inglese all’italiano, relativamente ad alcuni apporti neologici nel successivo corso di sviluppo della disciplina.
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