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Lucia Lumbelli (Università di Trieste) Atti linguistici involontariamente problematici: il contributo della psicologia della cognizione
Per i linguisti la coerenza è “la quidditas stessa dei testi, la costitutiva condizione della loro testualità” (M.E.Conte, 1999). D’altra parte gli psicolinguisti che si occupano di comprensione di testi ne hanno ricavato quello che si potrebbe chiamare il corrispettivo mentale ed hanno stabilito che la coerenza è anche la “quidditas” della rappresentazione delle informazioni organizzate in testo. Almeno per quanto riguarda i testi a carattere scientifico- informativo, si può definire la comprensione corretta in termini di corrispondenza della rappresentazione mentale con la coerenza del testo stesso e la comprensibilità del testo in termini di probabilità che il destinatario raggiunga quella comprensione. Dalla psicologia cognitiva della comprensione di testi si possono ricavare criteri e categorie per analizzare i testi in modo da valutare quella probabilità e quindi anche per valutare la comprensibilità dei testi che non si riduca a comprensibilità di parole e frasi. Si è già altrove cercato di dimostrare che i processi che garantiscono la corrispondenza della rappresentazione mentale nei confronti del testo possono diventare oggetto di analisi ed autoanalisi rigorosa ed essere sottratti alle impressioni e interpretazioni soggettive che per i linguisti prevalgono inevitabilmente nello studio del mentale in quanto tale. Si richiameranno due condizioni fondamentali di quella fattibilità, che tendono invece ad essere ignorate da linguisti e psicologi: (a)eventi linguistici decisivi dal punto di vista della testualità come le riprese anaforiche ed altri connettivi possono richiedere processi mentali di diversissimo grado di impegno cognitivo a seconda che richiedano o no l’esecuzione di inferenze e a seconda della complessità di tali inferenze stesse; (b) i processi mentali rilevanti per la prevedere la probabilità della comprensione corretta possono essere resi osservabili e descrivibili solo a condizione che l’analista si impegni in un compito “innaturale” e cioè richiami alla coscienza operazioni che “in natura” vengono eseguite in modo automatico e quindi ai margini della consapevolezza. A differenza di altri processi linguistico-cognitivi, come l’accesso lessicale, che sono irriducibili alla ricostruzione consapevole, i processi di elaborazione e integrazione delle informazioni organizzate testualmente possono essere recuperati alla coscienza proprio grazie alla loro complessità. Si cercherà di dimostrare la fattibilità di tale recupero con l’aiuto di esempi di passaggi testuali in cui si possa riconoscere “atti linguistici involontariamente problematici”, in quanto l’autore vi ha - involontariamente in quanto inconsapevolmente - introdotto compiti cognitivi che sono valutabili come troppo difficili per il destinatario in base alla descrizione del percorso cognitivo indispensabile per l’elaborazione coerente e quindi per la comprensione.
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