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Lettera di intenti del Comitato Promotore
[ Convegno internazionale Lingua italiana e scienze ]

L’Accademia Nazionale delle Scienze detta dei XL e l’Accademia della Crusca si fanno promotrici di un Convegno nazionale tra scienziati e linguisti, da tenersi nella primavera del 2002, sul tema Lingua italiana e scienze. Per giungere a questo traguardo, nel corso di tre incontri tenutisi a Roma tra il 2001 e il 2002, il Comitato promotore ha raccolto in un breve documento i principi ispiratori e le intenzioni operative su cui si fonda l’iniziativa.

1. Premesse e principi ispiratori dell’iniziativa.

     L’italiano, dopo secoli di vitalità quasi solo come lingua letteraria, negli ultimi cinquant’anni è diventato finalmente lingua di tutta la comunità nazionale. Oggi, con la possibilità di scambi culturali, economici, comunicativi sempre più rapidi e intensi nel tempo e nello spazio, si offrono le condizioni per consolidare e rendere socialmente più produttiva la nostra lingua, sia in Italia che all’estero.
     Questa situazione, insperata solo un secolo fa, rischia però di subire colpi fortemente dannosi da alcune circostanze generali di fatto e da alcuni atteggiamenti diffusi nella nostra stessa società.
     È una circostanza di fatto l’intensificarsi degli scambi linguistici e culturali planetari che influenzano quotidianamente la nostra come altre lingue. A questa circostanza, irrefutabile e in sé feconda, corrisponde nella società italiana un atteggiamento di forte acquiescenza, sostenuta, oltre che dalle effettive necessità, da fattori quali l’esibizionismo, la pigrizia, l’instabilità della stessa lingua e, in genere, la scarsa padronanza che se ne ha. Va segnalato che gli atteggiamenti di noncuranza verso l’identità linguistica sembrano caratterizzare in particolare gli ambienti socialmente elevati e i ceti professionistici. Sicché, si direbbe che siamo davanti a questo paradosso: nel momento in cui, superati gli ostacoli secolari, anche le masse popolari si sono appropriate della lingua italiana, i settori culturalmente avanzati accennano a disinteressarsene se non addirittura a distaccarsene.
     Sono questi i motivi per cui in taluni ambienti si fanno sentire voci - talune preoccupate, talaltre indifferenti - sul rapido declassamento dell’italiano a lingua di tipo domestico, in via di emarginazione dalla scena mondiale e destinata a un non lontano disfacimento. Un’impressione superficiale ma contagiosa: essa può essere e va contestata alla luce di poche ed essenziali considerazioni, e soprattutto è opportuno e doveroso impegnarsi a smentirla con iniziative concrete.
     In primo luogo, va incoraggiata la diffusione della consapevolezza dell'importanza dello strumento lingua: comprendere quanto la lingua sia potente e quanto sia utile padroneggiarla in tutte le sue sfaccettature è un passo fondamentale per promuoverne la valorizzazione. Così come abbiamo imparato a conoscere e a rispettare l’ambiente naturale, possiamo imparare a fare altrettanto con la nostra lingua.
     In secondo luogo, sarà opportuno riflettere sulla lunga durata dei fatti linguistici: per quanto rapido, il progresso tecnologico non può in pochi anni o decenni sconvolgere equilibri sedimentati in secoli di storia; le lingue si evolvono nel tempo, ma comunque in tempi molto lunghi e secondo linee di sviluppo sfumate, complesse e difficilmente prevedibili. Una lingua come l’italiano, che ha avuto un secolare processo di formazione per rispondere all’intera gamma di esigenze dei suoi utenti, è come la casa nella quale abitiamo con piena soddisfazione e agio: anche se ne prevediamo la demolizione a lunga distanza, è interesse nostro e di alcune altre generazioni susseguenti curarne la manutenzione.
     Alla necessità di promuovere una piena consapevolezza dei fatti appena richiamati, si può aggiungere la necessità di favorire una forte articolazione e stratificazione della competenza linguistica. L’appiattimento su un solo piano comunicativo è la premessa alla marginalizzazione di una lingua; l’articolazione su più livelli d’uso, a seconda dei canali, delle situazioni comunicative, dei settori di conoscenze, dà linfa alle radici di una lingua e le assicura la forza indispensabile per dialogare con le altre lingue.
     Appunto in questa prospettiva, è urgente comprendere e far comprendere il ruolo rivestito dalla scienza come fondamentale luogo di elaborazione e di promozione della lingua nel suo insieme. All’interno delle diverse ramificazioni del sapere scientifico, la lingua comune è sottoposta a rapidi e intensi processi di arricchimento e di specializzazione, in forme condensate, che poi si irraggiano nell’uso generale attraverso la divulgazione.
     Gruppi di scienziati e linguisti che si riconoscono in queste sintetiche considerazioni, hanno stabilito di prendere di qui le mosse per aprire un più vasto dibattito su alcuni temi di comune interesse.

2. Temi di riflessione e di ricerca.

     Per affrontare le molte questioni riassunte nella prima sezione di questo documento, l’Accademia Nazionale delle Scienze e l’Accademia della Crusca, attraverso il Comitato promotore, ritengono opportuno suggerire alcuni ambiti di riflessione e filoni di ricerca:

a) qual è il rapporto tra l’italiano e le altre lingue europee negli usi dei diversi campi disciplinari; per misurare lo stato di salute della nostra lingua si potrà realizzare un’indagine statistica condotta sulle principali riviste scientifiche dei vari settori ed, eventualmente, sull’editoria specializzata (collane di saggi, pubblicazioni universitarie, ecc.); molto utile sarebbe, allo stesso tempo, una ricerca sull’incidenza dell’italiano nei circuiti informatici internazionali e negli scambi culturali all’interno e all’esterno della comunità europea;
b) quali sono le forme della comunicazione scientifica nei settori considerati, tenendo conto dei diversi livelli di produzione: testi specialistici, testi didattici per l’università e per la scuola, testi di alta e media divulgazione, testi prodotti per i grandi mezzi di comunicazione di massa e delle diverse modalità di comunicazione, orale, scritta e telematica;
c) quali sono i fenomeni di deformazione che un uso poco sorvegliato del linguaggio scientifico può produrre anche nella documentazione ufficiale e, di qui, nell’uso comune;
d) qual è il livello qualitativo del discorso scientifica, specie di tipo informativo comune, in termini di chiarezza, proprietà ed efficacia comunicativa;
e) quali sono le caratteristiche dell’italiano delle traduzioni scientifiche e della divulgazione, specialmente in rapporto all’influenza - lessicale, ma anche sintattica - dell’inglese, e con uno sguardo attento tanto alla formazione scolastica e universitaria quanto alla produzione ufficiale di terminologia tecnica e scientifica;
f) come intervenire, concretamente, per migliorare la qualità dell’italiano scientifico, incoraggiando un “buon uso” dei termini stranieri e indicando le vie di volta in volta preferibili nella scelta tra l’accettazione integrale dei prestiti (sempre, però, affiancati da traduzioni terminologicamente corrette, specie nella divulgazione e nella formazione), l’adattamento all’interno di serie morfologiche preesistenti, il calco mediante uno o più sinonimi che favorisca l’arricchimento semantico della lingua, la neoformazione; tutto questo in una prospettiva non sciovinistica ma consapevole, a un tempo, dell’identità fonomorfologica dell’italiano e dell’esigenza di un sempre più diffuso multilinguismo.

     Piuttosto che puntare, com’è già stato fatto più volte in passato, a una semplice descrizione dei caratteri della lingua nei suoi usi tecnici e scientifici, questo temario - indicativo e che ci si auspica possa alimentare un largo dibattito e ulteriori iniziative di ricerca - vuol aprire la strada a un’intesa tra competenze diverse (nei settori scientifico, linguistico, della divulgazione e dei mezzi di comunicazione), per giungere a proposte di condotta in rapporto a bisogni diversi (dalla fisica teorica all’economia, alla scienza dell’alimentazione, alle scienze ambientali, alla medicina). Un punto essenziale riguarda le diverse esigenze linguistiche delle molte componenti della galassia delle scienze; esiste la possibilità di un accordo intorno a un nucleo comune d’intenti e di modalità d’azione?


3. Prime iniziative, in vista di un Convegno nazionale nella primavera 2002.

     Per riattivare un positivo contatto tra ambiti di riflessione che in tante occasioni procedono su binari paralleli senza incontrarsi, le due Accademie si fanno promotrici di un Convegno nazionale, da svolgersi a Firenze, presso la Crusca, all’inizio del 2003, per affrontare e discutere i temi sin qui elencati. Sono auspicati interventi a due voci, di un linguista e di uno scienziato, sia per poter confrontare e possibilmente integrare i diversi punti di vista, sia per sottolineare, tra l’altro, il ruolo ancora attuale dell’italiano come lingua di cultura non solo artistica e letteraria ma anche scientifica, che affonda le sue radici nella storia dell’italiano come lingua della scienza in Europa.
     Si ritiene opportuno coinvolgere, nell’iniziativa, istituzioni e centri di ricerca che già operano o che potranno operare nella ricerca sulla lingua scientifica e sulla divulgazione scientifica: tra queste, la Scuola di giornalismo scientifico di Trieste, la Scuola per interpreti e traduttori di Bologna/Forlì, l’Associazione Italiana per la Terminologia (luogo d’incontro tra le esperienze di linguisti, terminologi, traduttori, documentalisti, ecc.), ecc.

Il Comitato promotore
Alessandro Ballio, Carlo Bernardini, Claudio Giovanardi, Riccardo Gualdo, Giovanni Paoloni, Gian Tommaso Scarascia Mugnozza, Francesco Sabatini.
Roma, maggio 2002



Lettera di intenti del Comitato Promotore
Comunicato Stampa
Programma del Convegno
Elenco dei Partecipanti


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