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Cristina Lavinio (Università di Cagliari) I linguaggi scientifici tra terminologia e testualità: spunti didattici
La consapevolezza dei caratteri linguistici e semiotici dei linguaggi scientifici può favorire una maggiore comprensione dei contenuti disciplinari di cui, via via, far sì che gli allievi si impadroniscano e, insieme, concorrere più utilmente alla loro educazione linguistica, cioè a quell’asse educativo trasversale cui tutte le materie scolastiche danno e possono dare il loro contributo. L’aspetto più appariscente della configurazione dei linguaggi scientifici e specialistici è costituito dalla terminologia. I termini si distinguono dalle parole comuni per la loro aspirazione ad essere monosemici e depurati da qualunque alone di connotazione. Ma, nei testi scritti (la scrittura è del resto il canale più adatto – o addirittura inerente – alla comunicazione scientifica) c’è anche la presenza, accanto ai segni verbali, di segni di altro tipo, appartenenti a linguaggi formalizzati (per es. formule e rappresentazioni grafiche dal carattere latamente iconico), che possono contribuire ad incrementare la scarsa leggibilità/comprensibilità dei testi scientifici, soprattutto quando non si è stati educati a coglierne la funzionalità. Una riflessione al riguardo può però far comprendere meglio alcuni dei fondamenti stessi delle discipline e dei metodi scientifici e, nello stesso tempo, far capire l’insostituibile funzione di mediazione-traduzione dei loro significati svolta dalla lingua. Inoltre, l’individuazione dei modi più diffusi, entro una data disciplina scientifica, per la formazione della terminologia può contribuire notevolmente ad alleggerire il carico di memoria legato all’apprendimento di un lessico specialistico (es.: può essere utile lavorare sul significato di base degli affissi più usati, ricorrere all’etimologia ecc.). Al di là degli aspetti più vistosi della ‘specialità’ dei linguaggi scientifici, la lingua usata per parlare di argomenti scientifici presenta fenomeni grammaticali e si concretizza in una testualità dai caratteri particolari e dalla grande densità informativa. Per quanto ciò rischi di sfuggire all’attenzione persino di chi si propone di facilitare l’accesso ai linguaggi specialistici, proprio in alcuni aspetti di tale testualità possono annidarsi le maggiori difficoltà di comprensione per gli allievi. Le spiegazioni dei docenti e i libri di testo potrebbero diventare più ‘comprensibili’, e dunque potrebbero favorire l’apprendimento delle materie scientifiche, se si tenesse conto anche di questi problemi, che sono problemi linguistici. Né è possibile scaricare la loro gestione sul (solito) collega di italiano, dato che un loro controllo è legato strettamente ai contenuti disciplinari di cui è esperto solo il docente della materia scientifica di volta in volta interessata: l’insegnante di matematica, fisica, chimica ecc. è (e dovrebbe esserne consapevole ed essere formato sempre meglio per essere) anche un docente di lingua, per lo meno della lingua speciale della sua disciplina. Per queste ragioni sarà presentato un percorso su tali problemi destinato agli specializzandi delle SSIS e già sperimentato nella SSIS di Cagliari con insegnanti dei vari indirizzi, nel cui itinerario formativo, tra le discipline di area comune (oltre a discipline psico-pedagogiche) è stato inserito un modulo di Educazione linguistica che, ancora meglio, potrebbe essere chiamato di Linguistica educativa, teso a fornire a tutti i futuri insegnanti un pacchetto di cognizioni teoriche basilari per poter realizzare l’educazione linguistica anche nella sua dimensione trasversale (senza, ovviamente, mettere in discussione gli indispensabili e consistenti approfondimenti da lasciare a carico delle materie più strettamente linguistiche: italiano, ma anche lingue straniere e classiche).
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