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Max Pfister e Massimo Fanfani
I partecipanti alla tavola rotonda
Leonardo Bieber, pres. Commissione Cultura Firenze e Domenico De Martino
29/09 C. Marazzini e B. Albanese

Sandokan era malese o malaysiano? E se fosse nato a Singapore?


Quesito: 

Ci sono arrivati vari quesiti su un toponimo asiatico e sulla denominazione dei suoi abitanti. Bisogna usare Malesia o Malaysia? E l’etnico corrispondente è malese, malaysiano (o ancora malesiano, malay, ecc.)? Forse la scelta dipende dalle diverse etnie presenti nella regione? Altri ci chiedono come si chiamano gli abitanti di Singapore.

 

Sandokan era malese o malaysiano? E se fosse nato a Singapore?

 

Le domande a cui rispondiamo propongono due temi che vengono spesso sollevati da coloro che ci scrivono: quello dei nomi nelle lingue originarie (oppure nella forma inglese o comunque anglicizzante) di stati stranieri (spesso di recente costituzione) che si sovrappongono alle tradizionali denominazioni italiane delle regioni storiche corrispondenti, non del tutto coincidenti relativamente ai confini politici (si veda la risposta di Enzo Caffarelli a proposito di Moldavia e Moldova); quello, concomitante, della concorrenza tra etnici che si riferiscono a due realtà geografiche parzialmente diverse (si veda la risposta di chi scrive circa la scelta tra bengalese e bangladese).

In questo caso la concorrenza è tra il nome storico Malesia (familiare a molti italiani fin dal secondo Ottocento grazie al successo dei romanzi di Emilio Salgari che hanno per protagonista Sandokan, detto la “tigre della Malesia”) e il corrispondente nome inglese Malaysia (talvolta anche adattato in Malaisia, l’entrata principale del DOP) che  indica lo Stato federale costituitosi nel 1963, comprendente la parte meridionale della penisola malese (detta a volte, estensivamente, Malacca), con esclusione di Singapore, che se ne staccò nel 1965 per divenire uno stato autonomo, e la parte settentrionale dell’isola indonesiana del Borneo, tranne il sultanato del Brunei. La capitale è tuttora Kuala Lampur, anche se l’Amministrazione Federale si è trasferita da diversi anni nella nuova città di Putrajaya, un po’ più a Sud.

Nella scelta del toponimo, quindi, pur ammettendo l’interscambiabilità tra i due termini, pare preferibile usare Malaysia (l’accento corretto andrebbe sulla seconda a, ma si sente spesso la pronuncia Malaìsia, non accettata nel DOP) con riferimento allo stato politico (nei suoi attuali confini) e Malesia in senso più latamente geografico, tenendo presente che c’è chi parla di Malesia occidentale per indicare la zona peninsulare della Malaysia, di Malesia orientale per riferirsi alla parte settentrionale del Borneo inclusa nella Malaysia e di Grande Malesia per lo Stato nel suo complesso.

Quanto all’etnico, il Deonomasticon Italicum (DI) di Wolfgang Schweickard, che lemmatizza soltanto Malàysia (vol. III, Tubingen, Niemeyer, 2009, pp. 87-90), registra, accanto a malaysiano/i (documentato solo dal 1964, dopo la costituzione dello stato federale; ci sono anche attestazioni dell’adattamento malaisiano/-i, che il DI non segnala) e a malese/i (che è attestato già dal 1791 e che è di gran lunga quello più usato), numerosi altri termini, che hanno avuto isolate o comunque occasionali attestazioni, più o meno con lo stesso significato: cito, nell’ordine, il pl. malai (1672, con varianti grafiche) e il sing. malayo (1700), malajese/i (1746), il pl. malaiti (1770; stessa data per il derivato malaitico, riferito alla lingua), malaico (1813), malaiano (1738), il pl. malesii (1838) e malesiano/i (1836). Pur nella consapevolezza di una loro sostanziale equivalenza, sembra opportuno usare malese per riferirsi propriamente all’etnia e malaysiano allo Stato: ci sono infatti malaysiani che non sono di etnia malese, bensì cinese, indiana tamil, ecc., e malesi che non vivono nella Malaysia, ma nella Birmania e nella Thailandia meridionali, in Indonesia o a Singapore.

A proposito di Singapore, per il DI (e anche per il GRADIT e per il Vocabolario Treccani) i suoi abitanti si denominano singaporiani (singaporiano è datato nel DI al 1941, ma nel latino scientifico Singaporianus è documentato già nell’Ottocento), e l’indicazione è senz’altro da sottoscrivere. Va però segnalato che, probabilmente anche sulla spinta dell’inglese, si usano anche singaporese e singaporeano: da Google Libri risulta che il primo etnico è documentato dall’inizio degli anni Settanta (“la recente esposizione singaporese al Festival Artistico di Adelaide (Australia)”; Asia oggi, rassegna di grafica contemporanea: novembre 1974, Rotonda di via Besana, Milano, Comune di Milano, 1973), il secondo dai primi anni Duemila (“gli operatori singaporeani hanno ravvisato nello scalo di Genova, il più centrale del Mediterraneo, l’ingresso naturale per le merci dirette nel cuore del continente”; Giovanna Meneghel, Daniela Lombardi, Immigrazione e territorio, Bologna, Pàtron, 2002, p. 117). La rete documenta perfino occasionali attestazioni di singaporense (questo usato anche in latino nel linguaggio scientifico fin dall’Ottocento), singaporano (attestato nel volume Interessi e valori in conflitto nell’Asia equatoriale, a cura di Franco De Marchi, Bologna, EMI, 1980, pp. 386 e 472), singaporegno e singaporino.

Tutte le formazioni citate sono ben formate: -ese e -ano sono i due suffissi più diffusi in italiano per formare etnici e anche -ense (variante dotta di -ese) e -ino sono produttivi (non è forse inutile segnalare esempi che presentano le sequenze -orese, -orense e -orino: crevalcorese e logudorese, nemorense e cadorino; non trovo esempi di -orano, bensì di -orrano: andorrano); -iano è raro, ma si usa non di rado con toponimi esteri (cfr. bostoniano, peruviano e, con la sequenza -oriano, ecuadoriano);  singaporeano si può forse appoggiare a coreano, mentre singaporegno è evidentemente modellato su ecuadoregno (alternativa a ecuadoriano) e salvadoregno, dove il suffisso si spiega come adattamento dello spagnolo -eño; anche in questo caso alla base ci sarà lo spagnolo singapureño, derivato da Singapur. Come avviene soprattutto con etnici a cui non si ricorre molto spesso, l’uso non si è ancora completamente stabilizzato e dunque i parlanti scelgono liberamente l’una o l’altra forma; ma singaporiano (corrispondente al francese singapourien) sembra quella maggiormente acclimatata – è citata anche da Franz Rainer, Etnici, in Maria Grossmann, Franz Rainer (a cura di), La formazione delle parole in italiano, Tübingen, Niemeyer, 2004, pp. 402-408, a p. 406 ed è la forma indicata in Wikipedia – e dunque pare quella preferibile. Naturalmente, nell’imbarazzo della scelta, nulla vieta di usare il sintagma di Singapore. Da segnalare, infine, che singapura è il nome (tratto direttamente dal toponimo malese Singapura) di una razza di gatto.

 

Paolo D’Achille

 

15 maggio 2018