Agenda eventi

L M M G V S D
 
 
 
 
 
1
 
2
 
3
 
4
 
5
 
6
 
7
 
8
 
9
 
10
 
11
 
12
 
13
 
14
 
15
 
16
 
17
 
18
 
19
 
20
 
21
 
22
 
23
 
24
 
25
 
26
 
27
 
28
 
29
 
30
 
31
 
 
 
 
 
 
 
 
Il presidente della Repubblica nella Sala delle Pale
La segreteria oggi
I finalisti
Alessandro Tomasi, Sindaco di Pistoia, alla consegna del premio Leoncino

Sulla costruzione della frase negativa in italiano


Quesito: 

In molti chiedono delucidazioni sul rapporto tra la costruzione della frase negativa in italiano e la doppia negazione in latino e la risposta che segue offre un quadro su questo tipo di costrutto. In particolare si risponde a Daniela Belli che domanda se in italiano, quando sia già espressa una negazione, non sia opportuno scegliere un indefinito non negativo (ad esempio alcuno invece di nessuno) e a Barbara Falistocco che chiede se anche in italiano due negazioni affermino.

Sulla costruzione della frase negativa in italiano

In ambito grammaticale, si indica con la locuzione sostantivale doppia negazione la «presenza in una stessa frase di due espressioni di senso negativo» (GRADIT, s.v. doppio). In relazione ad essa, occorre anzitutto distinguere l'italiano dal latino. Nel latino classico due negazioni affermano in maniera più o meno piena e assoluta, a seconda che l'avverbio di negazione segua o preceda il pronome (o l'aggettivo, oppure l'avverbio) negativo, come ad esempio nelle seguenti frasi: nemo non haec dixit 'tutti hanno detto ciò', non nemo haec dixit 'qualcuno ha detto ciò'; numquam non mendacia dixit 'sempre ha detto bugie', non numquam mendacium dixit 'qualche volta ha detto una bugia'. Dalla tendenza del latino volgare a rafforzare la negazione mediante un'altra negazione ha avuto invece origine la doppia negazione in italiano. In questo caso si mantiene infatti il significato negativo, come ad esempio nell'espressione "non voglio niente".
In italiano gli indefiniti negativi sono: le forme aggettivali e pronominali nessuno, nessuna e veruno, veruna (usato però prevalentemente come aggettivo e decisamente antiquato rispetto ai sinonimi nessuno e alcuno); il pronome niente; il pronome nulla. Inoltre, il pronome e aggettivo indefinito alcuni, alcune è impiegato nelle frasi negative, come sinonimo di nessuno, esclusivamente nelle forme al singolare alcuno, alcuna (nelle frasi affermative è invece usato solo al plurale): "medici? Non ne ho visto alcuno"; "senza alcun dubbio", "non ho alcuna riserva". Per quanto riguarda in particolare l'uso della negazione in presenza di un quantificatore (ossia di un'espressione che indica la quantità, come appunto gli indefiniti, che esprimono una quantità approssimativa) negativo, è opportuno tenere presente che nessuno, niente, nulla e mai vengono impiegati senza la particella non soltanto nel caso in cui precedano il verbo. Qualora siano usati dopo il verbo, richiedono invece un'altra negazione all'interno della frase: «nessuno ha parlato» / «non ha parlato nessuno»; «niente resterà impunito» / «non fa nulla»; «Mai ci avrei pensato» / «Non ci avrei mai pensato». A tale proposito Serianni nota che «Questa norma va oggi osservata scrupolosamente, almeno nello scritto formale» (Luca Serianni, Grammatica italiana. Italiano comune e lingua letteraria, Torino, Utet, 1991, p. 305).

 

Vi sono tuttavia alcuni casi in cui, specie nel parlato, si verifica l'ellissi del non preverbale in frasi negative, soprattutto con mica o altri avverbi. Nell'italiano popolare questo particolare fenomeno rappresenta in genere l'esito di un processo di semplificazione linguistica, per cui una coppia di elementi lessicali negativi si riduce a un solo membro, come nel caso delle espressioni «ho mica soldi» e «adesso sei più una bambina». La particolarità vede inoltre un chiaro parallelo nell'impiego in francese dell'espressione «je sais pas» in luogo di «je ne sais pas». Nell'ambito dell'italiano regionale, questa tendenza costituisce una caratteristica della varietà settentrionale, ed è pertanto attestata anche in scrittori le cui documentazioni letterarie riflettono il parlato (Bassani, Il giardino dei Finzi-Contini: «Fa niente. Vuol dire che intanto ne prenderemo una tazza noi»). In proposito, è interessante che già in Dante si trovi la frase «l'anima semplicetta che sa nulla». L'ellissi della negazione è inoltre frequente nel caso in cui i pronomi niente e nulla siano usati per marcare una contrapposizione con concetti indicanti una totalità o una certa quantità: «secondo la tecnica massimalistica, ben nota a Mussolini, di chiedere moltissimo per ottenere niente» (Bocca, Storia dell'Italia partigiana). La doppia negazione è infine assente in alcune espressioni idiomatiche, come nel caso dell'espressione e questo è niente!

 

Pur tenendo dunque presenti eventuali particolarità, riguardanti soprattutto il parlato e diffuse nell'italiano popolare e nella varietà settentrionale, si può tuttavia concludere che di norma, in particolare nello scritto formale, i negativi nulla, niente, nessuno non ammettono la negazione se precedono il verbo: "nessuno ha risposto"; se seguono il verbo esigono invece la doppia negazione: "non ho visto niente".

 

Per approfondimenti:

  • Gaetano Berruto, L'italiano popolare e la semplificazione linguistica, «Vox Romanica», XLII, 1983, pp. 37-79.
  • Jaqueline Brunet, Grammaire critique de l'italien, 4 (Le démonstratif, les numéraux, les indéfinis), Parigi, Università di Parigi VIII, Vincennes, 1981.
  • Manlio Cortelazzo, Avviamento critico allo studio della dialettologia italiana. III. Lineamenti di italiano popolare, Pisa, Pacini, 1972.
  • Paolo D'Achille, L'italiano contemporaneo, Bologna, il Mulino, 2003.
  • Maurizio Dardano - Pietro Trifone, La nuova grammatica della lingua italiana, Bologna, Zanichelli, 1997.
  • GRADIT = Tullio De Mauro, Grande dizionario italiano dell'uso, Torino, Utet, 1999, 6 voll., con l'aggiunta del vol. VII, Nuove parole italiane dell'uso, 2003 (con CD-rom).
  • Lorenzo Renzi - Giampaolo Salvi (a cura di), Grande grammatica italiana di consultazione, vol. II, I sintagmi verbale, aggettivale, avverbiale. La subordinazione, Bologna, il Mulino, 1991.
  • Luca Serianni, Grammatica italiana. Italiano comune e lingua letteraria, Torino, Utet, 1991.

A cura di Emanuela Cainelli
Redazione Consulenza Linguistica
Accademia della Crusca

7 dicembre 2007