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Hans Goebl, Bruno Moretti, Gaetano Berruto
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Le responsabili social dell'Accademia a "Pazza idea" 2015
Claudio Marazzini, Ludovica Maconi, Vittorio Coletti, Maria Agostina Cabiddu

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Salvatore Claudio Sgroi "Outing di un grammatico 'laico'".
Fermo restando, come già premesso nel precedente intervento del 19, che il caso di "qual(')è" è un problemino di nessuna rilevanza per valutare la competenza linguistico-ortografica di un italofono/italografo, può invece essere utile analizzare ancora i comportamenti linguistici dei parlanti, i loro giudizi e le posizioni assunte dai linguisti e/o grammatici.
Mi sembra opportuno distinguere in primo luogo tra "Regola-1 costitutiva del parlante" (conscia o inconscia che sia) della lingua parlata, e "Regola-2 della lingua scritta".
Per es. nel caso dell'art. "UNA" la Regola-1 fonologica, naturale, istintiva prevede la cancellazione (facoltativa) della vocale finale di "una" dinanzi a vocale: /un isola/, /una isola/ ma non dinanzi a consonante: /una ragazza/, nessuno dicendo con troncamento */un ragazza/.
La Regola-2 della lingua scritta, alla base degli usi degli italografi colti e quindi prescritta dai grammatici, prevede in tali casi l'apostrofo (in quanto cancellazione-elisione): "un'isola". E tale regola è stata introiettata dall'italofono avvezzo alla lettura, oltre che italografo.
Analogamente, nel caso del nostro "QUALE" la Regola-1 fonologica, naturale, istintiva prevede la cancellazione (facoltativa) della vocale finale di "quale" dinanzi ad "è/era": /kwa'le(ra)/, ma non dinanzi a consonante: /kwale ragazzo/, nessuno dicendo */qual ragazzo/, ma /quale ragazzo/.
La Regola-2 della lingua scritta, alla base degli usi di molti(ssimi) italografi colti, e quindi indicata da alcuni grammatici (non tutti), prevede, come per una, l'apostrofo (in quanto cancellazione-elisione): "qual'è/era".
Invece nel caso di "UNO" la Regola-1 fonologica, naturale, della lingua parlata prevede la cancellazione (obbligatoria) della vocale finale di "uno" sia dinanzi a vocale es. /un asino/ e non già */uno asino/, sia dinanzi a consonante es. /un kane/ e non già */uno kane/. In tal caso la Regola-2 della lingua scritta, alla base degli usi degli italografi colti e quindi prescritta dai grammatici, non prevede alcun apostrofo (in quanto cancellazione della vocale generalizzata nei due contesti, non già "elisione" riservata a un solo contesto): "un asino" e non già "un'asino".
Il problemino del "QUAL(')È" nasce perché nell'italiano del passato la fonologia naturale di "quale" /kwale/ era diversa. Prevedeva infatti la Regola-1 della cancellazione generalizzata della "-e" sia dinanzi a vocale /kwal e(ra)/ sia dinanzi a consonante /kwal ragazzo, ragazza/. Conseguentemente, la Regola-2 della lingua scritta non prevedeva per gli italografi e i grammatici alcun apostrofo per "qual è", "qual era", come peraltro per "qual ragazzo".
Gli italografi che adottano la grafia "qual'è" preferiscono (consciamente o inconsciamente) non entrare in conflitto con la loro fonologia naturale dell'italiano contemporaneo che prevede appunto la possibile cancellazione della "-e" solo dinanzi a vocale.
Gli italografi che seguono la grafia "qual è" sono invero 'dissociati' (in conflitto) rispetto alla loro fonologia naturale che non prevede troncamento */qual ragazzo, qual ragazza/. Ed è questa la situazione conflittuale del lettore Tommaso Petrolito.
Infine, c'è il caso dei linguisti e/o grammatici. E a questo punto, non posso non ricordare, con E. Coseriu 1967, che "Complicata è la cosiddetta grammatica dei grammatici, non la grammatica dei parlanti". Il problema riguarda la nozione di "errore". Io definisco "Errore" un uso linguistico generato da una Regola in conflitto con un'altra Regola, uso che viene giudicato "errato" con motivazioni diverse.
Nel caso del "qual'è", tale uso grafico è giudicato "errato" sia perché è diverso dall'uso grafico corrispondente alla fonologia dell'italiano non-contemporaneo, sia perché è o sarebbe proprio della maggioranza degli italografi colti. Per altri italografi e grammatici-linguisti ('laici') invece tale uso grafico è giudicato "corretto" sia perché corrisponde alla fonologia dell'italiano contemporaneo, sia perché seguito da molti(ssimi) italografi colti.
Per il linguista-grammatico "laico" le due grafie, i due usi generati da Regole diverse (e le Regole costitutive dei parlanti sono sempre corrette) non possono essere giudicati errati perché sono adottati, ripeto, da parlanti colti, con diversa frequenza. Lo scrivente può quindi liberamente scegliere. Variatio delectat.
Niente di più saggio quindi di quegli insegnanti che "dalla prima elementare in poi, [...] non una/uno: tutti - sostenevano che si potesse/poteva scrivere sia "qual è" sia "qual'è": a noi la scelta della forma che preferivamo".

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