Agenda eventi

L M M G V S D
 
 
 
 
1
 
2
 
3
 
4
 
5
 
6
 
7
 
8
 
9
 
10
 
11
 
12
 
13
 
14
 
15
 
16
 
17
 
18
 
19
 
20
 
21
 
22
 
23
 
24
 
25
 
26
 
27
 
28
 
 
 
 
 
Hans Goebl, Bruno Moretti, Gaetano Berruto
Pagina d'entrata
Le responsabili social dell'Accademia a "Pazza idea" 2015
Claudio Marazzini, Ludovica Maconi, Vittorio Coletti, Maria Agostina Cabiddu

Rispondi al commento

Salvatore Claudio Sgroi

Decisamente "un tormentone", la questioncella del "Qual(')è", con o senza apostrofo. E alla fine, concordo pienamente con l'amico-linguista, Paolo D'Achille, un problemino più che "marginale" dell'ortografia, pur per altri aspetti importante dell'italiano. Una "distinzione [grafica] artificiale", quella tra "elisione" e "apocope", come riconosceva Bruno Migliorini, l'elemento comune essendo piuttosto la cancellazione fonologica di una vocale. Una "quisquilia" ortografica (avrebbe detto qualcuno) che rischia di far dimenticare che il problema centrale della lingua, per bambini e adulti, è piuttosto quello della verbalizzazione, della capacità cioè di tradurre i propri pensieri in parole chiare e comprensibili, situazionalmente adeguate, per i nostri interlocutori.
Ma la discussione può essere rilevante se si "attenzionano" i criteri utilizzati di volta in volta per decidere se un uso linguistico rientra o no nella norma, ovvero se rientra nella "norma colta" o nella "norma popolare". A decidere la norma per D'Achille è il criterio della maggioranza degli usi (qual è "sembra maggioritario"). E alla fine egli ritiene prudentemente di "poter continuare a consigliare (consigliare appunto, non imporre)", sottolinea, la "norma tradizionale" dell'apocope, "qual è", senza l'apostrofo. Una posizione che ricorda quella della grammatica di Battaglia-Pernicone (1951): “si dirà […] qual era [...] a preferenza di […] qual’era [...]”.
Implicitamente, D'Achille riconosce comunque come non errata la forma apostrofata "qual'è".
Ma l'A. sembra sottovalutare il fatto che esiste anche l'uso orale contemporaneo degli italofoni che elidono in /qual'è/ ma non più davanti a consonante, per es. "con quale ragazzo?" (nessuno dice ora *con qual ragazzo?").
E poi non accenna agli usi degli italografi colti del '900, -- un criterio essenziale per legittimare come corretto un qualunque uso -- che adoperano la grafia apostrofata, per es. R. Saviano, L. Pirandello, T. Landolfi, gli scrittori del premio Strega (G. Berto 1947, A. Palazzeschi 1948, C. Malaparte 1950, A. Moravia 1952, I. Calvino 1952, E. Morante 1957, M. Tobino 1962, G. Arpino 1964, G. Parise 1965). E ancora L. Sciascia in Il contesto (1971, ried. 2012). E poi i grammatici-linguisti: Trabalza-Allodoli (1934 e 1952), G. Devoto (1955), G. Nencioni (1945): "Qual’è il suo oggetto", nella rist. 1951 ritoccato con la forma piena: "Quale il suo oggetto". Senza dire della codifica del purista Franco Fochi (1964): “giusta, aggiornata, legittima soltanto la grafia qual’è (eccetera)”.
Da parte mia, trovo infine straordinario il sofferto outing fonologico-ortografico del lettore Tommaso Petrolito, che mette a nudo un conflitto tra la grammatica scolastica del superego ortografico ("sin da piccolo") con il "graficamente gradevole" qual è e la grammatica "profonda" dell'inconscio con l'elisione ("qual'è") ora affiorata alla sua "coscienza linguistica". Un conflitto risolto (con soddisfazione per P. D'Achille, ritengo) a favore del superego, ma con dubbio.
Se il lettore volesse ancora dare un'occhiata a Google, scoprirà che la grafia tradizionale dell'italiano antico tende ad essere sopraffatta da quella moderna (qual'è) secondo un rapporto di 1 a 5.

Risposta

Il contenuto di questo campo è privato e non verrà mostrato pubblicamente.
  • Indirizzi web o e-mail vengono trasformati in link automaticamente
  • Elementi HTML permessi: <em> <strong> <cite> <code> <ul> <ol> <li> <dl> <dt> <dd>
  • Linee e paragrafi vanno a capo automaticamente.

Ulteriori informazioni sulle opzioni di formattazione

Gli ultimi Temi del mese

Vai alla sezione

Avvisi dalla Biblioteca

  • Biblioteca dell'Accademia - Donazioni

    La Biblioteca accetta in dono unicamente opere attinenti ai propri ambiti disciplinari.
    Le opere inviate non saranno comunque restituite al donatore.

Avvisi da Crusca