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Le responsabili social dell'Accademia a "Pazza idea" 2015
Claudio Marazzini, Ludovica Maconi, Vittorio Coletti, Maria Agostina Cabiddu

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Ho riflettuto molto dopo aver riletto il suo articolo e volevo condividere ancora alcuni ragionamenti.
Direi che il problema stia nel modo in cui la regola ortografica sia enunciata e poi applicata.
La regola fondamentalmente dice solo che non si pone l'apostrofo in caso di troncamento ma solo in caso di elisione: 《[...]qual è non è da apostrofare perché “si tratta di un'apocope vocalica, che si produce anche davanti a consonante (qual buon vento vi porta?) e non di un'elisione che invece si produce soltanto prima di una vocale (e l'apostrofo è il segno grafico che resta proprio nel caso dell'elisione)”》
Normalmente dunque tutto sta nella definizione di quando si tratti di troncamento e quando si tratti di elisione.
La maestra a scuola spesso spiega che l'apostrofo è una vocale che se ne va lasciando un resto (il "segno grafico che resta").
È dunque essenziale quale sia il contesto di applicazione, esistono infatti due diversi modi di recepire la regola:
1) l'ambito d'azione è l'intero lessico della lingua Italiana al di là del contesto della specifica frase: esiste la parola "qual", dunque sono di fronte a troncamento (non c'è una vocale che se ne va perché esiste nel lessico la parola tronca in autonomia prodotta davanti a consonante).
2) il contesto è la parola e il modo in cui la sto usando nella frase specifica, devo chiedermi se nel caso specifico ci sia o meno una vocale che se ne sta andando.

In realtà i due pprocci hanno punti di contatto e nel caso di "buon" entrambe le strade porterebbero allo stesso risultato:
1) esiste "buon" ma solo al maschile singolare e solo come aggettivo. Non elido dunque i casi di "buon" qualora sia usato al maschile singolare. Terrò la forma estesa laddove lo richiedano esigenze fonotattiche. Userò l'elisione al femminile.
2) in "buon anno" c'è una vocale che se ne va? No perché non dico "*buono anno" e posso dire "buon segno" (non "*buono segno") davanti a consonante dunque nessuna vocale se ne va lasciando resti, la vocale non c'è già in prima battuta.

I due approcci portano a finali diversi nel caso di "qual è", invece:
1) esiste "qual" come aggettivo interrogativo nelle forme "qual buon vento" e "in un certo qual modo" e poche altre cristallizzate nella lingua Italiana: sono comunque di fronte a troncamento.
2) in "qual è?" c'è una vocale che se ne va? Sì perché dico anche "quale è?" ma non posso dire "*qual anno?" né "*qual sarebbe", dunque dovrei elidere.

Per evitare dubbi o malumori la regola andrebbe rivista:
- o in senso più restrittivo per esplicitare che la sola esistenza di "qual" nel lessico della nostra lingua è sufficiente a imporre il troncamento (ma anche ponendola in questo modo si potrebbe obbiettare che il "qual" non esiste autonomo davanti a consonante come pronome ma solo come aggettivo, così come "buon" esiste autonomo davanti a consonante solo al maschile singolare ma non anche al femminile dunque elidiamo al femminile) o andando anche oltre e portandosi a riformulare la regola più inequivocabilmente in '"qual è" non si apostrofa perché esiste la forma tronca a prescindere da quale sia la parte del discorso nei diversi contesti'
- o in senso più aperto, constatando che, anche applicando la regola così come è stata definita in precedenza e a prescindere da quale contesto di applicazione usiamo (1:esistenza della forma tronca nel lessico dell'Italiano - ma tenendo in considerazione differenze di parte del discorso - o 2:uso della forma tronca in contesti testuali analoghi a quello osservato) è possibile arrivare alla forma apostrofata anziché a quella apocopata, dunque entrambe sono accettabili.

Di fatto la forma apocopata diventa l'unica soluzione possibile solo se si decide di stringere ulteriormente le maglie della norma e senza lasciare spiragli.
Mantenere la regola nella forma attuale lascia invece aperti i dubbi e le inconsistenze poiché persino applicando il contesto più ampio che trae giustificazione al troncamento dalla sola esistenza della forma tronca "qual" potrebbe avere l'obiezione che quella forma tronca è riscontrata in forme cristallizzate solo in qualità di aggettivo e mai di pronome.
Come per "buon" è sufficiente la distinzione di genere per far valere il troncamento al maschile e l'elisione (per altro rara ma possibile in "buon'ora" ad esempio) ci si potrebbe far bastare la differenza in termini di parte del discorso per applicare un trattamento analogo a "quale" (troncare se aggettivo, elidere se pronome). Anche perché "*buon casa" è improbabile tanto quanto "*qual sarebbe" ed usando il secondo dei due sopracitati approcci applicativi comunque giungeremmo alla stessa conclusione (in contesti analoghi davanti a consonante uso la forma estesa e non quella tronca, dunque elido, sia per il femminile -non maschile- "buona" che per il pronome -non aggettivo- "quale").

In nessun altro caso della lingua italiana però l'uso dell'apostrofo è finalizzato a mantenere distinti pronomi e aggettivi dunque optare per tale ipotesi in ogni caso richiederebbe un aggiornamento esplicito della norma.

Constatare una distinzione di parte del discorso verrebbe incontro a quanto osservato/percepito dal Passani che giustamente asserisce di usare "quale" e non "qual".
È però vero che le norme ortografiche vorrebbero semplificare il sistema grafico riducendo le varianti e adottando una tale modifica alla norma creeremmo la coesistenza di "qual'è" e "qual elettrone" anche se diventa decisamente sempre più probabile la forma estesa in tutti i casi di "quale" aggettivo. Ad essere onesti, "qual" è sempre di più davvero confinato a un pugno di espressioni cristallizzate quasi alla stregua di un prestito da lingue straniere o antiche quali il Latino e questo è probabilmente il punto dei malumori: "qual" non è più percepito come la parola usata produttivamente in generale, in ogni contesto, e non solo come pronome. "Qual" e "quale" iniziano a non essere percepite più come varianti della stessa parola.
Alla fine dei conti dice bene lei professore: si tratta di ortografia, di tradizioni di scrittura e di convenzione. È del tutto arbitrario decidere che la distinzione di genere è essenziale nel discriminare se troncare o elidere mentre la distinzione di parte del discorso non lo è ma tant'è (qui elido tranquillo, tanto "tant" non esiste né come pronome né come aggettivo né come avverbio).
Tutto sommato è inutile arrovellarsi tanto e chissà che in futuro le cose non cambino.

Ancora mille grazie per l'interessante riflessione sull'ortografia.

Risposta

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