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Hans Goebl, Bruno Moretti, Gaetano Berruto
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Le responsabili social dell'Accademia a "Pazza idea" 2015
Claudio Marazzini, Ludovica Maconi, Vittorio Coletti, Maria Agostina Cabiddu

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Gentile prof. D’Achille, sono Luca Passani. La ringrazio della lunga e articolata risposta che mi onora, particolarmente se considero che il mio nome è accostato a quello del prof. Sgroi.

Entrando nel merito della questione, l’Accademia (insieme a molti vocabolari) continua a citare la regola dell’apocope, ma, come lei stesso ammette, quella spiegazione non convince del tutto dal momento che la regola porta diretta alla correttezza del “qual’è” apostrofato (quale usato davanti a tutte le forme del verbo essere).
Come si può sostenere che “quale è” sia corretto (come fa giustamente lei), ma che “qual’è” non lo sia? Esiste forse qualche regola che impedisce la regola generale dell’elisione in italiano? I conti non tornano.

La strategia alternativa per giustificare la grafia con apocope si appoggia al fatto che tale grafia sia attualmente maggioritaria. I conti ancora continuano a non tornare, però.

Intanto, posta così, la questione ha tanto il sapore di regola prescrittiva, e sappiamo benissimo che l’Accademia della Crusca non ritenga il suo ruolo prescrittivo. C’è poi il problema delle innumerevoli parole italiane che hanno grafie alternative. Perché tanta veemenza contro una grafia alternativa in particolare?

“un esperto di bon ton consiglierebbe a un uomo di presentarsi a un ricevimento serale in giacca e cravatta e non in maglietta e blu-jeans o in tuta.” scrive lei.

Un esperto di bon ton consiglierebbe a un uomo di NON presentarsi a un ricevimento serale vestito con una livrea dell’ottocento, mi sento di rispondere io. :)

Lei chiede se valga davvero la pena di condurre una battaglia su un aspetto della lingua così marginale. La risposta è sì, ne vale assolutamente la pena dal momento che, ogni volta che scrivo qual’è, frotte di saputelli si affrettano a irridere “l’errore”.
Basterebbe che l’Accademia emendasse il suo parere con una frase del tipo: ‘ “qual’è” apostrofato può essere considerata forma accettabile nell’italiano contemporaneo’ e tutto sarebbe risolto.

Cordiali saluti

Luca Passani

PS: trovo interessantissimo il discorso su “l’italiano delle maestre”, ma non allarghiamo troppo il campo della discussione.

PPS: piccola precisazione. La Voce di New York è un giornale online, non un periodico.

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