Agenda eventi

L M M G V S D
1
 
2
 
3
 
4
 
5
 
6
 
7
 
8
 
9
 
10
 
11
 
12
 
13
 
14
 
15
 
16
 
17
 
18
 
19
 
20
 
21
 
22
 
23
 
24
 
25
 
26
 
27
 
28
 
29
 
30
 
31
 
 
 
 
 
 
Il gruppo dei relatori
Una lettera autografa di Alessandro Manzoni
Mostra "Napoleone e la Crusca"
Le prime quattro edizioni del Vocabolario (foto di G. Tatge, Regione Toscana)

Rispondi al commento

Ho letto la risposta del Ministro Valeria Fedeli alla presa di posizione di Claudio Marazzini in merito alla scelta del MIUR di imporre l’inglese come unica lingua in cui è ammesso presentare candidature per i PRIN. E ho anche letto l’articolo di Gianna Fregonara sul Corriere del 5 gennaio scorso e la risposta di oggi di Giovanni Belardelli. Credo che né la signora Fedeli né la signora Fregonara si rendano pienamente conto di ciò che sta accadendo. In estrema sintesi, le due signore appoggiano l’anglificazione dei bandi di ricerca sulla base di due motivazioni. In primo luogo, sarebbe nell’interesse nazionale avere il più vasto numero possibile di partecipanti al bando in modo che i progetti da selezionare rappresentino davvero il meglio della ricerca, e questo richiede di avvalersi di valutatori stranieri perché una buona parte dei ricercatori italiani, essendo probabilmente coinvolti nel bando, non potrà essere selezionata per le procedure valutative per ovvia incompatibilità. Il secondo argomento, che sembra però un esempio di “benaltrismo”, sostiene che l’italiano si promuove nella scuola dell’obbligo e non nella ricerca. Entrambi gli argomenti sono a mio avviso infondati.

1. È certamente auspicabile che le risorse allocate ai progetti PRIN vadano ai migliori progetti, ma tenendo conto delle differenze fra aree disciplinari. Viene da chiedersi come può uno studioso straniero valutare correttamente un progetto di ricerca nel campo del diritto costituzionale, della letteratura italiana, della sociologia della comunicazione in Italia o del sistema politico italiano senza conoscere il contesto di riferimento e la lingua italiana. Proprio in nome della qualità della ricerca si dovrebbero cercare valutatori competenti, anche dal punto di vista linguistico (cioè valutatori con almeno delle buone competenze linguistiche ricettive). Due grandi agenzie per il finanziamento della ricerca come il Fondo nazionale svizzero per la ricerca scientifica (FNS) e la tedesca Deutsche Forschungsgemeinschaft (DFG), ad esempio, non impongono certo l’uso generalizzato dell’inglese come lingua di redazione delle candidature per progetti di ricerca di base. Il FNS richiede l’uso esclusivo l’inglese solo nelle scienze esatte, in economia e psicologia. Resta un problema pratico: qualora una buona parte dei ricercatori italiani si candidassero, essi non potrebbero essere selezionati per le procedure valutative per incompatibilità. Ma la soluzione a questo problema non è imporre l’inglese, quanto invece abolire i PRIN e sostituirli con una Agenzia Nazionale per la Ricerca (come chiesto da molti) che, come accade in Svizzera e Germania, distribuisce finanziamenti alla ricerca di base a sportello tutti gli anni e durante tutto l’arco dei dodici mesi. I ricercatori potrebbero così presentare i progetti scaglionati nel corso dell’anno invece di ingolfare il sistema tutto in una volta, e resterebbero quindi sempre dei valutatori italofoni a disposizione.

2. Il Ministro Fedeli fa bene a ricordare che il MIUR appoggia le olimpiadi dell’italiano e l’apprendimento dell’italiano all’estero in cooperazione con in Ministero degli esteri, e Gianna Fregonara giustamente mette in evidenza che molti genitori vogliono che i loro figli imparino bene l’inglese a scuola per avere maggiori possibilità di lavoro (anche se quest’ansia non sembra giustificata visto che, secondo i dati ufficiali dell’ISTAT, i due terzi degli italiani che dichiarano di conoscere l’inglese non lo usano mai o quasi mai sul lavoro…). Resta il fatto che sarà sempre più difficile convincere studenti stranieri a imparare l’italiano se le nostre università ne fanno a meno e sarà altrettanto difficile persuadere i ragazzi italiani che un’ottima padronanza della lingua comune è fondamentale nella vita se tanto gli insegnamenti universitari si tengono in inglese, se al liceo, come ha fatto notare lei, si insegnerà matematica in inglese, se il MIUR concede finanziamenti extra agli atenei che promuovono l’inglese nella ricerca e se l’ANVUR penalizza sistematicamente le pubblicazioni in italiano tramite l’utilizzo di indici bibliometrici distorti a favore dell’inglese. In fondo l’italiano è stato per secoli prevalentemente una lingua dell’alta cultura ed è proprio per questo che si è imposto come lingua nazionale. Il progressivo declassamento dell’italiano ad opera del MIUR sembra ignorare i fatti storici spingendo forse la lingua nazionale verso una dannosa diglossia. E non possiamo non ricordare che il compianto Tullio de Mauro, scomparso proprio un anno fa, sottolineava l’importanza della diffusione della cultura (anche scientifica) nella popolazione come strumento di emancipazione e democrazia (idea peraltro già presente in Gramsci). Diffusione, ovviamente, molto più efficace se fatta nella lingua nazionale invece che in inglese. Mi sembra che questo corrisponda molto di più all’interesse nazionale, sinceramente, invece che l’imposizione dell’inglese nei bandi PRIN.

Risposta

Il contenuto di questo campo è privato e non verrà mostrato pubblicamente.
  • Indirizzi web o e-mail vengono trasformati in link automaticamente
  • Elementi HTML permessi: <em> <strong> <cite> <code> <ul> <ol> <li> <dl> <dt> <dd>
  • Linee e paragrafi vanno a capo automaticamente.

Ulteriori informazioni sulle opzioni di formattazione

Gli ultimi Temi del mese

Vai alla sezione

Avvisi dalla Biblioteca

  • Biblioteca dell'Accademia: Riproduzioni

    Avvisiamo gli utenti che, secondo l’art 108 del DLgs 42/2004 così come modificato dall’art. 1, comma 171 della L 124/2017, è libera la riproduzione delle opere possedute dalla Biblioteca, sempre nel rispetto della normativa vigente sul diritto d’autore e sulla tutela del bene culturale.
    (Le pagine del sito con le Norme per gli utenti e le informazioni relative alle Riproduzioni sono in fase di aggiornamento)

  • Biblioteca dell'Accademia - Donazioni

    La Biblioteca accetta in dono unicamente opere attinenti ai propri ambiti disciplinari.
    Le opere inviate non saranno comunque restituite al donatore.

Avvisi da Crusca