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Giuliano Toraldo di Francia (Università di Firenze) Internazionalità e nazionalità nel linguaggio scientifico
La lingua italiana è stata, dopo il latino, fra le prime ad essere adoperata proficuamente per la comunicazione delle scienze, che allora erano moderne. Galileo è un ottimo ed eccellente riferimento. La sua chiarezza, correttezza e precisione è tuttora inimitabile. Ma la scienza ha per sua natura la necessità di progredire e negli ultimi decenni i suoi progressi sono stati prodigiosi. L’italiano è ancora in tutto adeguato? Purtroppo non è così. I primi a sentire la necessità di ricorrere spesso a barbarismi (inglesi) sono gli scienziati stessi. La scienza, a differenza della poesia e del canto ha bisogno di parole brevi, di espressioni sintetiche e soprattutto di frequenti neologismi. Inoltre è inevitabile che gli studiosi siano portati ad assumere espressioni della lingua di quel paese che alla scienza dà oggi il massimo impulso. Giacomo Leopardi diceva che non c’è nulla di male ad assumere qualche espressione (allora era soprattutto il francese). Ma questo non giustifica affatto chi stravolge e imbruttisce la nostra lingua senza necessità. Molto spesso esistono in italiano espressioni che dicono benissimo quello che si tende a dire (per vezzo) in inglese. Gli esempi abbondano. Altro problema significativo sono le sigle, come AIDS ecc. Tradurle come fanno i francesi? Ridicolo. È necessaria una profonda e strutturata discussione.
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