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Gino Roncaglia (Università della Tuscia) Il “topo scannato”. Italiano e terminologia informatica
L’intervento partirà da uno dei problemi tradizionalmente più discussi in relazione all’uso della terminologia informatica in italiano: quello della traduzione. Come è noto, la diffusione della terminologia informatica inglese è tale da rendere spesso quasi automatico, non solo fra gli specialisti, il ricorso all’inglese anche in casi in cui sarebbe possibile utilizzare una terminologia italiana già diffusa e accettata. Si tratta – come temono alcuni – della testimonianza di una vera e propria ‘colonizzazione linguistica’? E in caso affermativo, in che misura è possibile – e in che misura è auspicabile – arrestare questa tendenza? Per affrontare questi interrogativi, è a mio avviso essenziale ricordare che la galassia di usi linguistici legati al mondo dell’informatica e delle nuove tecnologie è tutt’altro che omogenea e unitaria. Per i nostri scopi, mi sembra utile distinguere al suo interno almeno tre nuclei diversi: · la terminologia ‘tecnico-scientifica’ dell’informatica e delle scienze dell’informazione, intese come discipline accademiche; · la terminologia legata al mercato delle nuove tecnologie, ai suoi prodotti (spesso effimeri), ai suoi canali di distribuzione e di vendita · la terminologia legata all’uso di Internet e – in parte – la terminologia nata su Internet L’intervento discuterà le caratteristiche specifiche di questi tre settori, soffermandosi in particolare sul terzo, che sembra essere per molti versi il più interessante. Anche perché non è affatto scontato che vocaboli, espressioni, neologismi nati su Internet, sfruttando le peculiari caratteristiche dei canali di comunicazione di rete, debbano necessariamente riguardare solo la rete e le sue tecnologie: Internet è ormai – soprattutto per le nuove generazioni - un luogo di incontro e scambio linguistico e culturale capace di stimolare la produzione linguistica anche (e forse ormai in primo luogo) al di fuori del settore strettamente informatico. I tradizionali meccanismi di diffusione ‘su territorio’ delle innovazioni linguistiche ne risultano fortemente alterati, se non totalmente sovvertiti: a prevalere sono le interazioni fra comunità virtuali, la capacità che tali comunità hanno di costruire e diffondere modelli di comportamento linguistico, la velocità e l’efficienza dei canali di trasmissione di tali modelli. In questo contesto, le strategie per diffondere e difendere l’italiano devono anch’esse assumere nuove forme, accettando di confrontarsi con un terreno – quello dell’interazione di rete – nel quale l’inglese funziona ormai da lingua franca. Una funzione che non sarebbe né utile né opportuno cercare di negare o di sovvertire, ma che è invece ben possibile integrare con forme di disseminazione – altrettanto trasversali – della nostra cultura linguistica, attraverso interventi capaci di migliorare visibilità, accessibilità, autorità delle comunità di rete che utilizzano l’italiano.
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