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L'accordo Crusca/MIT del 2 agosto 2018
XII Convegno ASLI
Festeggiamenti per Nicoletta Maraschio

Migliori amici… di chi?


Quesito: 

Molti lettori e lettrici richiedono il nostro parere intorno a espressioni come siamo migliori amici, sono due migliori amici, siamo diventati migliori amici espressioni comuni nel parlato e “dilaganti” nel web per indicare due persone che sono l’uno il migliore amico dell’altro.

 

Migliori amici… di chi?

 

Tutti abbiamo avuto esperienza, almeno una volta nella vita, di un amico o un’amica con cui si è creato un rapporto elettivo, di affetto e di complicità, esclusivo, più coinvolgente e profondo tale da farci dire “questo è il mio migliore amico/questa è la mia migliore amica”. Che tale “elezione” possa riguardare una sola persona è convinzione che accompagna soprattutto l’infanzia e l’adolescenza, mentre da adulti i contorni si fanno più sfumati e normalmente si scopre che i veri amici, per fortuna, possono essere più d’uno contemporaneamente, e anche cambiare a seconda dei momenti e delle occasioni della vita. Resta però radicata, nel profondo di ciascuno di noi, l’emozione di questo rapporto “speciale” che contraddistingue una coppia di persone all’interno di un gruppo e forse proprio questa familiarità con i sentimenti e le emozioni che tale relazione suscita (o ha suscitato in età giovanile) porta a non riflettere troppo sul modo in cui la esprimiamo a parole. Questa scheda linguistica nasce però dalle domande di alcuni attenti osservatori della nostra lingua che si sono accorti del dilagare, soprattutto in rete e negli usi giovanili, delle espressioni sono/siamo migliori amici/amiche per riferirsi a due persone l’una migliore amica dell’altra.

Due mi sembrano le questioni da chiarire: quale sia il costrutto previsto dalla norma quando migliore/migliori abbia la funzione di superlativo relativo, quindi preceduto dall’articolo (il miglior giocatore/i migliori giocatori in campo); che cosa sta succedendo nell’italiano contemporaneo a questa specifica collocazione migliore amico/a.

La prima questione si risolve ripassando quello che ci dicono le grammatiche (cfr. Serianni 2000, V. 61): il superlativo relativo prevede un termine di paragone, introdotto da di/fra o da che quando espresso, che comprenda un numero di persone, cose, concetti superiore a due, che dia conto dell’insieme di elementi omogenei con cui si sta facendo il confronto. Quindi, ad esempio, “Luca è il migliore amico di Cristina” sottintende “Luca è il migliore di/fra tutti gli amici di Cristina” (o “Luca è il migliore amico che abbia Cristina”): omettere il secondo termine è possibile per l’assoluta riconoscibilità dell’ambito in cui avviene la scelta del migliore amico. Ma abbiamo accennato a come questa relazione goda di uno statuto particolare: è vero che per arrivare a concepire l’idea di migliore amico si presuppone un confronto che ha portato alla scelta, all’interno del gruppo degli amici, di una singola persona, ma comunemente quando si dice “questo è il mio migliore amico” si dà per scontato che l’elezione sia reciproca, ovvero non solo che, ad esempio, “Luca è il migliore amico di Gianni”, ma che anche “Gianni è il migliore amico di Luca” (e quante delusioni produce a volte questa convinzione!). Si arriva quindi a individuare una coppia (o più d’una) che, nell’insieme delle amicizie, si caratterizza per un qualcosa in più che lega due persone rispetto alla “semplice” amicizia che unisce gli altri componenti dell’intero insieme considerato. Oltre alla reciprocità questa relazione comprende, soprattutto nei bambini e nei giovani, l’idea di esclusività, in una sorta di assimilazione al legame amoroso: si può arrivare a dare per scontato che se “Giulia è la migliore amica di Cristina” non può esserlo anche di Paola. Dal punto di vista semantico, la caratteristica tipica del primo termine del superlativo relativo di avere una qualità al massimo grado rispetto a tutti gli altri componenti di un insieme, si è trasferita su una coppia, sono due le persone che, all’interno del gruppo, si distinguono per il grado massimo di amicizia che si dà implicitamente come relazione biunivoca.

Detto questo, negli usi contemporanei, specie digitali, è frequente imbattersi nelle locuzioni sono/siamo migliori amici/amici, senza nessun’altra specificazione, che diventano dilaganti negli scambi tra giovani e giovanissimi. Per avere qualche riferimento sulla consistenza del fenomeno ho svolto una ricerca molto sommaria con Google (pagine in italiano, 22/8/18) delle stringhe segnalate, con il risultato di 12.400 occorrenze per siamo migliori amici e di 23.700 per sono migliori amici. Non sono numeri esorbitanti, ma rivelano una tendenza molto netta, soprattutto se confrontati con le sole 446 occorrenze di migliori amici l’uno dell’altro, e le 17 di migliori amici tra loro. Più difficile estrarre dati certi da Google books: con le stringhe sono migliori amici ed erano migliori amici si ottengono rispettivamente 2.080 e 407 occorrenze, con una prevalenza di presenze in libri di narrativa degli ultimi vent’anni, molti tradotti dall’inglese; i dati però, a una verifica dettagliata, presentano un notevole “rumore”, alcuni libri ricorrono più volte, mentre in altri le stringhe cercate o non sono visibili (e quindi verificabili) oppure sono inserite in costrutti diversi, non significativi quindi per le nostre considerazioni.

Nel complesso possiamo notare che si ricorre a queste locuzioni quando si voglia sinteticamente descrivere una coppia di persone legate dalla relazione di “migliore amicizia”: essere migliori amici viene così sentito e assimilato alla forma con cui in italiano vengono espresse altre relazioni a due (di reciprocità necessariamente biunivoche), come essere fidanzati, essere sposati, essere divorziati, lo stesso essere amici. Anche con queste espressioni si potrebbero usare forme quali Paolo e Marta sono innamorati l’uno dell’altra, o Franco e Anna sono fidanzati/sposati tra loro, ecc., ma nell’uso tendiamo a semplificare, eliminando le parti ridondanti, che potrebbero appesantire, quando non servano a evitare possibili fraintendimenti (Franco e Anna sono sposati può anche voler dire che sono sposati, ma non tra loro). Forse per analogia a simili costrutti, e con la probabile spinta dell’inglese, in cui è normale we/they are best friends (senza l’articolo the; nell’inglese gergale, ma non troppo, è diffuso anche l’acronimo BFF best friends forever, ‘migliori amici per sempre’: we are bff.), tale semplificazione sta investendo anche la sequenza migliori amici che, quando riferita a una coppia, pare diventata una sorta di etichetta, sentita come un tutt’uno, senza più funzione di superlativo relativo (di cui perde anche l’articolo, i migliori > migliori), quasi si trattasse della qualità dell’essere migliori amici, compiuta in sé stessa e pertanto sufficiente a indicare tale relazione affettiva, perfettamente biunivoca all’interno di una coppia. Se però si esce dalla biunivocità e si vuole descrivere una relazione a tre o più elementi, il superlativo relativo plurale riassume il suo pieno valore e va ripristinata la sua struttura normale: Luca e Gianni sono i migliori amici di Fabio.

A proposito degli usi frequenti, per alcuni addirittura dilaganti, delle forme plurali sono/siamo migliori amici va fatta una distinzione fondamentale tra l’aspetto comunicativo e quello strettamente grammaticale: frasi come Luca e Gianni sono migliori amici o io e Anna siamo migliori amiche sul piano della comunicazione risultano solitamente trasparenti ed efficaci, ma per i registri (più) formali l’italiano dispone di almeno altri due costrutti, più articolati, ma anche più precisi e inequivocabili (in qualsiasi contesto): Luca e Gianni sono tra loro migliori amici e Luca e Gianni sono l’uno il miglior amico dell’altro. Oltre a queste opzioni, che restano forse “virtuali” nell’italiano comunemente praticato oggi, si può ricorrere a formulazioni diverse, anche se non perfettamente sinonimiche, quali Luca e Gianni sono amici del cuore/ inseparabili/legati da una profonda amicizia/amici di vecchia data ecc. Anche dando per scontata la reciprocità del sentimento la frase Luca è il miglior amico di Gianni non può essere invece considerata sinonimica a quelle precedenti perché prevede un cambio di prospettiva: dal parlare della coppia Luca e Gianni si è passati infatti a considerare solo Luca come soggetto.

 

A cura di Raffaella Setti
Redazione Consulenza linguistica
Accademia della Crusca

 

14 September 2018