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Frontespizio de Le Leggi dell'Accademia della Crusca Riformate l'anno 1589 (Arch

I concetti di frase, enunciato, periodo e proposizione


Quesito: 

E. Conti chiede una definizione di frase, enunciato, periodo, proposizione

I concetti di frase, enunciato, periodo e proposizione
È molto difficile riuscire a definire un concetto così sfuggente come quello di 'frase' e, più in generale, risulta sempre abbastanza complicato definire in maniera scientifica e univoca termini o concetti che, nonostante le numerose definizioni che sono state date nel corso della storia della linguistica, sono passibili di essere interpretati assai diversamente, a seconda del quadro di riferimento teorico.
Nell'introduzione al DISC (Dizionario italiano Sabatini-Coletti,1997) si legge che "il meccanismo generale della lingua si rende visibile solo in strutture che funzionano (ipoteticamente) allo 'stato puro', cioè al di fuori dei contesti di comunicazione. A tali strutture-modello autosufficienti riserviamo il nome di 'frasi'. La frase può essere definita come un'espressione linguistica costruita secondo le regole generali della lingua, tale da esprimere un concetto di senso compiuto anche al di fuori di un testo e di una situazione comunicativa. Ovviamente, il 'senso compiuto' di tali espressioni linguistiche sarà sempre molto generico e anche variamente interpretabile".
"Non va confuso l'enunciato (che è legato a quel certo parlante in quel certo momento e in quel certo luogo) con la frase, che è un'unità grammaticale e perciò astratta e libera da legami con il tempo, lo spazio, le persone. Si dirà dunque che oggi è una bella giornata, detto da Marco il 15 settembre 1980 a Roma, e  oggi è una bella giornata, detta da Marcello il 16 ottobre 1981 a Milano, sono due enunciati cui sottostà la stessa frase. D'altra parte, in un solo enunciato può essere realizzata più di una frase. Per esempio, tre frasi sono sottostanti all'enunciato Come va? Stai bene? Che fai di bello?" (in Grammatica per parole, L. Agostiniani et alii (a cura di), Padova, Liviana ed., 1984).
Quando parliamo, noi parliamo per enunciati, non per frasi.
Anche se la linguistica moderna tiene separato il concetto di frase da quello di enunciato è evidente che c'è uno stretto rapporto, perché una frase non può realizzarsi che in un enunciato, cioè in un'espressione concreta, fisica. La situazione comunicativa può decidere della dimensione dell'enunciato: il contesto può infatti rendere perfettamente comprensibile anche un monosillabo. L'enunciato non ha bisogno di essere una frase compiuta ma deve essere conforme alla situazione comunicativa. Ad esempio, se A chiede:"Vieni domani?" e B risponde: "Sì", al primo enunciato corrisponde una frase sintatticamente completa, al secondo un semplice avverbio che, in una data situazione comunicativa in cui due parlanti si alternano nei turni dialogici, risulta essere un enunciato perfettamente comprensibile.
Sempre nei termini della grammatica tradizionale, al concetto di frase si collega quello di proposizione, che è l'unità sintattica con cui si indica ogni frase elementare e minima, costituita almeno da un soggetto e da un predicato (consistente in un verbo finito); nel caso dei verbi meteorologici (ad es. piove, nevica) anche dal solo predicato verbale, che si combina con altre proposizioni per formare la frase più complessa. Nella trattazione scolastica, la proposizione è spesso confusa con la frase, mentre è opportuno tenere distinte le due nozioni, nonostante possano anche coincidere; ad es. in "Ho visto un bel film" abbiamo una sola proposizione, che corrisponde ad una frase semplice; ma non appena in una struttura sintattica compaiono due o più predicati, si individueranno due o più proposizioni, appartenenti ad un'unica frase complessa. L'unione di due o più proposizioni per mezzo di coordinazione o subordinazione forma una struttura sintattica complessa, denominata tradizionalmente periodo. Il termine ha origine nell'ambito della retorica classica, in cui indicava una frase complessa, di una certa lunghezza, che manifestasse un equilibrio strutturale tra i suoi componenti e che terminasse con una clausola ritmicamente ordinata. La grammatica tradizionale, specialmente nel suo adattamento scolastico, ha spesso confuso il concetto di periodo con quello di frase o di proposizione (come le dicevo all'inizio, questi concetti linguistici non sono quasi mai univoci), mentre sembra opportuno considerare il periodo l'unità sintattica maggiore che comprende al suo interno unità sintattiche minori, quali proposizioni (o frasi semplici) e sintagmi (che sono unità sintattiche di livello inferiore a quello della frase, composta da due o più unità grammaticali e lessicali e formati da articolo+nome 'il padre', da preposizione+nome 'di Gianni', da verbo+verbo 'sta arrivando' o da preposizione+nome 'a Milano').
Risulta importante accennare alla distinzione, nell'ambito del periodo, che riguarda i rapporti di dipendenza strutturale che si stabiliscono tra le proposizioni in esso contenute; essenzialmente sono possibili due tipi di struttura sintattica: la coordinazione e la subordinazione. Nel primo caso, le due o più proposizioni che formano il periodo sono entrambe indipendenti e sintatticamente autonome, mentre nel secondo caso una proposizione, detta principale, regge sintaticamente l'altra proposizione, detta secondaria o subordinata.
Per approfondimenti:

  • Agostiniani L. et alii, 1983, La lingua tra norma e scelta, Padova, Liviana editrice
  • Agostiniani L. et alii, 1984, Grammatica per parole, Padova, Liviana editrice
  • Beccaria, G.L. (a cura di), 1996, Dizionario di linguistica, Torino, Einaudi
  • Benveniste, E., 1971, Problemi di linguistica generale, Milano, Il Saggiatore
  • Bloomfield, L. 1974, Il linguaggio, Milano, Il Saggiatore
  • Cardona, G.R., 1988, Dizionario di linguistica, Roma, Armando
  • Dubois, J. et alii, 1973, Dizionario di linguistica, Bologna, Zanichelli

A cura di Marina Bongi
Redazione Consulenza Linguistica
Accademia della Crusca

26 May 2003