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I partecipanti
29/09 C. Marazzini e B. Albanese
An autographic letter by Alessandro Manzoni
Le responsabili social dell'Accademia a "Pazza idea" 2015

Non ancora tra le rocce che sorgono t’è giunta la bottiglia del mare”


Quesito: 

Molte persone ci scrivono dall’Abruzzo, specialmente dalla provincia di Chieti, sottoponendoci l’uso di non ancora in luogo di ancora non nella sequenza “non ancora + verbo all'indicativo presente o al passato prossimo” (non ancora ho mangiato, non ancora lo vedo, non ancora sono arrivati, ecc.) che sembra essere molto frequente nel parlato locale. Anche dalla Puglia, in particolare dalla provincia di Foggia, ci viene segnalato lo stesso uso. Più sporadiche le segnalazioni per Campania e Marche. Anche dal nord della penisola, da Bologna, da Milano, da Pordenone, arrivano richieste analoghe e in alcune si fa esplicito riferimento a un uso abruzzese.

 

“Non ancora tra le rocce che sorgono t’è giunta la bottiglia del mare”

(E. Montale)

 

In primo luogo esaminiamo la situazione in lingua: in una frase negativa le possibilità correnti di posizione reciproca degli avverbi non e ancora sono:

- ancora non lo vedo/ho mangiato/sono arrivati;
- non lo vedo ancora;  non ho mangiato ancora; non sono arrivati ancora;
- non ho ancora mangiato; non sono ancora arrivati.

In sintesi: o, nel caso di prossimità dei due avverbi, l’ordine è invertito rispetto agli esempi proposti dai nostri lettori, come nel primo caso, oppure non precede il verbo, mentre ancora lo segue o infine, nel caso di tempo composto, ancora spesso si trova tra ausiliare e participio.
In realtà c’è una differenza di “peso” acquisita da ancora rispetto al verbo al variare della sua posizione perché, come sappiamo, la prima posizione è quella che conferisce maggior rilievo all’elemento che la occupa. Però, benché siano riscontrabili differenze nella frequenza d’uso nelle diverse aree della penisola, tutte le costruzioni sono corrette. Non diversa la situazione dell’italiano antico che in frasi negative “presenta gli ordini […] non – V – ancora /ancora non – V senza che si possa ravvisare una chiara preferenza. Se il verbo è composto ancora […] [può] trovarsi tra l’ausiliare e il participio perfetto […], ma anche dopo il participio perfetto” (cfr. SALVI-RENZI 2010, XIX.2.2, p. 721).
C’è poi, sia nell’italiano attuale, sia in quello antico la possibilità di usare non ancora seguito da un participio passato o da un aggettivo. Infine troviamo la sequenza nella risposta a una domanda del tipo: hai mangiato? Lo vedi? Sono arrivati? Non ancora.

Questa la norma quindi. Ma la norma è davvero così cogente?

Nel GDLI alla voce ancóra, tra le molte citazioni, troviamo questi versi tratti dalla seconda quartina del sonetto Il picchio pubblicato nella raccolta Astichello (1880-87) del vicentino Giacomo Zanella: “Ma se sotto i cespugli la pudica / mammola accenna e lambe il salcio il fiume, / il bue non ancor esce alla fatica.” Possiamo aggiungere i versi dalle Ciaramelle pascoliane (VII e VIII quartina):

O ciaramelle degli anni primi,
d'avanti il giorno, d'avanti il vero,
or che le stelle son là sublimi,
conscie del nostro breve mistero;

che non ancora si pensa al pane,
che non ancora s'accende il fuoco;
prima del grido delle campane
fateci dunque piangere un poco.

 

E anche quelli di Eugenio Montale (Su una lettera non scritta, “Primato”, a. I, n. 12 15.08.1940) che abbiamo scelto per il titolo, in cui la continuità tra non ancora e la forma verbale, questa volta passato prossimo, è interrotta. Si tratta di poesia e in poesia, si sa, l’autore gode di maggior libertà.

In realtà l’uso è testimoniato anche in prosa e anche in antico: tra i 52 contesti testimoniati nel corpus OVI, che sono per la maggior parte del tipo non ancora + participio passato, troviamo circa una decina di esempi della sequenza seguita da passato prossimo, presente o imperfetto indicativo. Di essi uno è un passo dall’Ottimo Commento della Commedia, risalente all’anno 1334, due sono tratti dal Filocolo di Boccaccio (1336-38) mentre quasi tutti gli altri sono concentrati nel Libro de la destructione de Troya, volgarizzamento napoletano trecentesco da Guido delle Colonne.
Né l’uso in prosa è circoscritto all’italiano dei primi secoli: abbiamo testimonianze piuttosto numerose ancora per il XVIII e XIX secolo, mentre si fanno più rare nei due secoli seguenti, rarissime già nella seconda parte del secolo XX. Lo troviamo in testi di medicina, diritto, religione, storia e soprattutto di argomento filosofico. In filosofia infatti è corrente l’uso di non ancora seguito da forme dei verbi essere ed esistere. Lo si trova per esempio più volte nelle traduzioni delle Confessioni di Sant’Agostino per rendere il latino nondum (sempre tradotto con non ancora dai dizionari). Riportiamo un passo dal De Tempore.

 

Quando perciò si dice di vedere le ore future, non è che si vedono, poiché non ancora esistono, essendo future; ma si vedono le loro cause, o, forse, alcuni segni che già esistono e che perciò non sono futuri, ma presenti per colui che già li vede e da essi concepisce e predice le cose future. (Agostino, Le Confessioni, a cura di M. Capodicasa, Ed. Paoline, Roma 1967, De tempore pp. 428-437)

 

Del resto nella letteratura filosofica è ricorrente l’idea “non ancora” contrapposta a quella del “non più”:

 

Noi che viviamo nell'interregno fra il "non più" e il "non ancora". La crisi dell'autorità, della politica e della modernità. A confronto Zygmunt Bauman e Ezio Mauro.  (Repubblica.it  5.8.2015)

 

Ci sono testimonianze dell’uso anche in letteratura, concentrate soprattutto nel XIX secolo e molto spesso in testi teatrali: così per esempio lo troviamo più volte nelle commedie del napoletano Francesco De’ Petris, ma anche nelle traduzioni di opere tedesche del veneziano Antonio Martin Cuccetti.

 

Barbara: Che io mi calmi! Che io mi calmi! ... […] Un oggetto abborrito mi ha delusa, svanì la mia speranza; ed io soggetta ad essere scoverta, soggetta, avvilita.. spirante veleno, ed io... Ma non ancora lo veggo? ... E il servo non torna! (Francesco De’ Petris, La donna infernale, in Teatro comico sentimentale con buffi napoletani, Napoli, da’ torchi di Raffaele Miranda, 1830, Atto IV, sc. I)

 

Governatore: Non ancora ritornarono li vostri figli, vostro marito? (Il mendico d'Erbestein farsa del signor Federico Schiller traduzione libera inedita del signor Antonio Martin Cuccetti, Venezia, presso Antonio Rosa, 1804, atto unico, sc. V)

 

A volte non ancora è usato come artificio retorico:

 

Non ancora vi balza per la gioja il cuor dal petto, o Rosarianti? Voi onorate Maria sotto il nome di Rosa, ed ella Maria sembra a me appunto una Rosa... (Tommaso Reviglione, Fascetto di rose cioè raccolta di varj disegni, e materie […] in lode del Santiss. Rosario di Nostra Signora, […] parte II, Benevento, Tipografia Arcivescovile 1721)

 

Per ciò e' rivede Napoli e il suo re, il buon re nelle cui vene scorre sangue francese, e che non ancora ha dimenticato il carezzevole idioma patrio, … (Fortunato Giustino, La badia di Monticchio, Trani 1904; anast., Venosa 1985)

 

Lo si incontra anche nella prosa argomentativa di un linguista accademico della Crusca:

 

Tra i linguisti si prospetta da un pezzo il problema dello stile di una lingua... Se esso permane un problema che non ancora ha trovato una salda e concorde impostazione teoretica, il complesso di ricerche che intorno vi si aggirano ha per lo meno trovato di recente l'etichetta di un nome: idiomatologia. (Benvenuto Terracini, L’“aureo Trecento” e lo spirito della lingua italiana in I segni, la storia 1976- Pagina 231-264, già in "Giornale storico della letteratura italiana", vol. CXXXIV, fasc. 405, 1957)

 

Come si può capire, le testimonianze di lingua, riferibili alla poesia, al teatro, ad ambiti specialistici, alla retorica, sono molto distanti dalle forme del parlato a cui fanno riferimento i nostri lettori. Le ricerche nel corpus di Google libri hanno prodotto per il nostro secolo praticamente un unico caso in cui la costruzione si trova in un testo neutro, non alto, in un dialogo del romanzo di un autore campano:

 

“No, sono qui da una decina di minuti, ma non ancora è arrivato nessuno”. “Sai oggi è il mio primo giorno e non volevo fare una figuraccia”, fa freddo nell'atrio. Altri passi si odono sulle scale. “Anch'io comincio oggi”.

(Luciano Mallozzi, Statale 7 quater , Napoli, NonSoloParole, 2004, p. 41)

 

Le domande che ci sono giunte fanno riferimento a un uso di area abruzzese. In SALVI-RENZI (XIX.2.2, p. 721), come abbiamo visto, si legge che in italiano moderno ancora occupa tipicamente la posizione immediatamente successiva al verbo finito o all’ausiliare, “anche se in alcune varietà è usata la posizione preverbale”; altrove si fa invece riferimento specifico a “varietà meridionali di italiano” (cfr. Andorno, Bernini, Giacalone Ramat, Valentini, Sintassi della frase semplice, Subordinazione, p. 118) e si rimanda a Varietà regionali di Tullio Telmon nel quale si fa esclusivamente riferimento all’Abruzzo per un particolare uso di ancora in posizione preverbale con il presente indicativo:

 

Uso di un presente «storico» (in realtà imperfettivo) in unione con congiunzioni che assumono valore apparentemente negative. Es. Ancora viene “non è ancora venuto”. Come è facile congetturare, si tratta per la verità di estensione e prevalenza della componente durativa che taluni verbi già posseggono; l’interpretazione più vicina all’intento comunicativo che ha originato questo costrutto sarà dunque, per l’es. citato prima, “è ancora in corso la sua azione di venire”: col che si mostra che il valore negativo della congiunzione è solo apparente. Questo tratto è tipico, a quanto mi risulta sinora, dell’Abruzzo. (cfr. T. Telmon, Varietà regionali, p. 125)

 

Successivamente la costruzione è stata segnalata anche da Paolo D’Achille che in Attraverso i ‘ponti’ dell’Abruzzo e del Molise (p. 290) e più recentemente in Variazione diatopicahttp://www.treccani.it/enciclopedia/variazione-diatopica_(Enciclopedia-dell'Italiano)/, ne segnala i limiti di diffusione all’area teatina e pescarese. In particolare poi ha approfondito la questione Emiliano Picchiorri in Geografia e storia di un costrutto dell’italiano regionale abruzzese: (non) ancora viene.

Un esempio di quest’uso si trova nel Dizionario abruzzese e molisano di Ernesto Giammarco che, sv ngórә ‘ancora’ ma anche ‘non ancora’, registra perl’area di Chieti ngòrә mmagnèvә da na sittәmanә e perVasto ngòrә našcә ә ttrèjәtә che in italiano suonerebbero non aveva (ancora) mangiato da una settimana e non è ancora nato e [già] si dà da fare con l’uso del tempo semplice in luogo di quello composto.
In alcuni dialetti abruzzesi cioè l’uso di ancora con il presente o imperfetto indicativo indica un’azione che non si è compiuta del tutto; questa costruzione emergendo a livello di italiano locale acquisisce dalla norma comune il non, ma non sposta ancora dalla sua sede tradizionale: lo ngòrә našcә del Giammarco diviene quindi non ancora nasce nell’italiano locale. La posizione resta poi anche per gli altri tempi del verbo.

In rete ne possiamo trovare testimonianze molto recenti, per esempio nei post dei lettori di "Il Pescara.it". Ne riproduciamo un paio:

 

… che i soldi si trova per strada, io non ancora ne ho trovato mai.(Massimo Ciarelli scrive dal carcere: "Angelo è innocente, troppo razzismo", 24.05.2014)

Si sono svegliati. Il defibrillatore va messo anche a piazza salotto e nei parchi. Dopo 4 minuti in arresto cardiaco si muore. L'ambulanza non ancora parte (post a commento di Defibrillatore presto operativo nella Riserva dannunziana, 30.07. 2017)

 

Si tratta di post, scrittura veloce non troppo sorvegliata quindi. Nello stesso sito del Pescara.it troviamo anche un articolo, non un post, che presenta una situazione analoga.

 

Per l'anno in corso infatti sono stati stanziati 500 mila euro per il fondo unico della pesca […] «Una somma assolutamente irrisoria se si considerano gli interventi necessari […] con un dragaggio promesso da tempo e che non ancora si esegue. […]» hanno dichiarato Febbo e Sospiri [consiglieri regionali, il primo nato a Chieti il secondo a Pescara, ndr] (Marineria, pochi soldi dalla Regione per il 2017, 08.02.2017)

 

È vero che si tratta di citazione dal parlato, ma pareche il giornalista non abbia avvertito la devianza dalla norma.
Del resto nemmeno il giovane D’Annunzio censurò la costruzione certamente a lui familiare, come testimoniato nelle lettere a lui indirizzate da Marietta Camerlengo, fedele custode della sua casa di Pescara (cfr. Il camarlingo e la Camerlengo: carteggio inedito Gabriele D'Annunzio Marietta Camerlengo : 1915-1937, a cura di Franco Di Tizio)‎:

La donna si mosse da Ortona a piedi, per sciogliere un voto; e portando chiuso in un fazzoletto di seta un piccolo cuore d’argento, camminò religiosamente lungo la riva del mare; poiché la strada provinciale non ancora in quel tempo era praticata, e un bosco di pini occupava molta estensione di terreno vergine. (Annali d’Anna, in San Pantaleone, Firenze, Barbèra, 1886, parte V. )

Non ancora il Crocefisso discendeva dalla parete a raccogliere con le dolcissime braccia la pecorella tornante all'ovile. (Le vergini, in Il libro delle vergini, Roma, Sommaruga, 1884, parte XVI)

 

Per concludere: da un lato questa costruzione costituisce una possibilità, ristretta a certi generi e a certi ambiti, della lingua scritta. Dall’altro l’impiego di non ancora seguito da una forma verbale diversa dal participio passato è un uso legato ad alcune varietà locali, in particolare di area abruzzese, ma forse esteso anche ad altre, come suggerisce la provenienza delle domande che ci sono arrivate e l’origine degli autori che lo testimoniano (in particolare sarà da considerare l’uso settentrionale, di area orientale il quale però merita una trattazione a parte). Le due correnti, quella di lingua “alta” e quella delle varietà locali di italiano, benché convergano a livello formale restano comunque due mondi separati. È invece possibile che l’uso locale, difficilmente avvertito come abnorme, possa essere sostenuto dall’impiego frequente, specie nella lingua dei media, della sequenza prima di un participio o di un aggettivo – tutti abbiamo presenti espressioni come incendio non ancora domato, responsabili non ancora identificati, dinamiche non ancora chiarite, trattative non ancora concluse… – che può aver contribuito alla “risalita” di ancora in posizione preverbale.

Ci sono prospettive per una diffusione più ampia? Difficile dire, ma possiamo dare un po’ di numeri (pagine in italiano al 18.10.2017):

 

Sequenza

Google

Google libri

Sequenza

Google

Google libri

“non ancora è”

    79.500

  13.600

“non ancora ha”

   21.000

   4.520

“non è ancora”

20.500.000

 772.000

“non ha ancora”

 1.210.000

 316.000

“ancora non è”

 1.520.000

 348.000

“ancora non ha”

 8.640.000

 130.000

 

Questo genere di dati è da valutare con il beneficio del dubbio, come sempre, ma le cifre sono alte e le differenze rilevanti: il rapporto tra “non ancora è” e “non è ancora” in rete è di 1:257, mentre quello tra “non ancora ha” e “ancora non ha” è di 1:411. Questi valori ci fanno pensare che non sia ancora giunto il momento del non ancora.

 

Per approfondimenti:

 

  • Cecilia Andorno, Giuliano Bernini, Anna Giacalone Ramat e Ada Valentini, Sintassi della frase semplice, Subordinazione, in Verso l'italiano: percorsi e strategie di acquisizione, a cura di Anna Giacalone Ramat, Roma, Carocci 2003, pp. 116-178.

 

  • Paolo D’Achille, Attraverso i ‘ponti’ dell’Abruzzo e del Molise, “Italiano e oltre”, XI (1996), n. 1, pp. 285-291.

 

  • Paolo D’Achille che in Variazione diatopica, Enciclopedia dell'Italiano (2011) http://www.treccani.it/enciclopedia/variazione-diatopica_(Enciclopedia-dell'Italiano)/

 

  • Franco Di Tizio (a cura di), Il camarlingo e la Camerlengo: carteggio inedito Gabriele D'Annunzio Marietta Camerlengo : 1915-1937 Pescara, Ediars, 2000.

 

  • Ernesto Giammarco, Dizionario abruzzese e molisano, Roma, Edizioni dell'Ateneo, 1968-1990.

 

  • Emiliano Picchiorri, Geografia e storia di un costrutto dell’italiano regionale abruzzese: (non) ancora viene, “Carte di viaggio”, 9, 2016, pp. 113-122.

 

  • Tullio Telmon, Varietà regionali, in Introduzione all’italiano contemporaneo La variazione e gli usi, a cura di Alberto A. Sobrero, Roma - Bari, Laterza, 19962, pp. 93-149.

 

 

A cura di Matilde Paoli
Redazione Consulenza Linguistica
Accademia della Crusca

 

14 November 2017