Lingua sport telegiornale: trent'anni senza ripartenze


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Mario Piotti

In concomitanza con il Convegno Il portale della TV, la TV dei portali (Accademia della Crusca, 8 marzo 2013) proponiamo questo articolo di Mario Piotti, uscito nel 2010 nel volume L’italiano televisivo 1976-2006 (curato dallo stesso Piotti con Elisabetta Mauroni e pubblicato dall’Accademia della Crusca) che raccoglie gli Atti di un Convegno svoltosi a Milano (15-16 giugno 2009) per illustrare i primi risultati di un progetto Prin dedicato all’italiano della televisione.
Nel suo contributo Mario Piotti individua nello sport e nel suo linguaggio un elemento costitutivo e quasi “genetico” della televisione: il rapporto tra sport e TV è trasversale a più generi, dall’informazione all’intrattenimento, dal talk show alla fiction fino addirittura ai reality show. In questo stretto legame la TV ha contribuito in modo determinante a elevare alla massima popolarità gli sport più generalisti, mentre lo sport, con i suoi grandi eventi e la costante innovazione anche linguistica, ha offerto alla TV immancabili momenti di sperimentazione.
In particolare, ritagliando una piccola parte del rapporto tra televisione e sport, Piotti prende qui in esame la lingua dell’informazione sportiva all’interno del telegiornale generalista per descriverne i tratti che maggiormente spingono nella direzione dell’oralità e della semplificazione, producendo talvolta stereotipi che, per quando semplificati e “popolari”, restano sempre forme limitanti per la ricchezza e la varietà propria delle lingue.

1. PRELIMINARI

Dapprima le ragioni di un titolo: trent’anni senza ripartenze. Certo indica immediatamente che la parola chiave nella contemporanea telecronaca calcistica, la parola che ha sostituito o con cui si tende a sostituire l’italico contropiede – cioè, vocabolaristicamente, quella rapida azione di contrattacco che sorprende sbilanciata in avanti, e quindi sguarnita in difesa, la squadra avversaria – non è presente nelle pagine sportive del nostro corpus1. Ma oltre alla descrittiva affermazione di un’assenza, vorrebbe suggerire, altrettanto descrittivamente e fin dall’inizio, che anche per ciò che interessa la nostra ricerca non si assiste a repentini cambiamenti di direzione, che la lingua della pagina sportiva telegiornalistica evolve nella stabilità delle proprie strutture.
Il rapporto tra sport e televisione ha a che fare con il mito delle origini: fin dagli esordi delle trasmissioni televisive nel gennaio del 1954 – ma già negli immediati precedenti sperimentali – lo sport è presente sia come evento, sia come informazione. Pur senza rievocare la storia di questo rapporto possiamo fare nostro quanto ha scritto recentemente Paola Abbiezzi: «lo sport, inteso come sfondo tematico e pretestuale, costituisce materiale di grande interesse per l’industria televisiva (...), in quanto si presta a innumerevoli processi di adattamento ai generi, secondo una linea che procede genericamente dall’informazione all’intrattenimento, e che si esplicita nei formati classici della tv, come l’evento in diretta o differita, riadattato nei formati “classici” del telegiornale, della rubrica, dell’approfondimento per approdare al talk show, alla fiction e addirittura al reality show»2. In ogni caso un legame per il quale appare del tutto pertinente la definizione di “matrimonio d’interesse”3: così è del tutto condivisibile l’affermazione secondo cui la «TV ha “formattato” prepotentemente gli sport che sentiva più congeniali ad un pubblico generalista»4; ma all’interesse comune rimanda anche l’osservazione che il grande evento sportivo costituisca un rilevante momento di sperimentazione tecnica per la televisione, sia un luogo di innovazione dei linguaggi e come tale capace di segnare una separazione con ciò che precedeva. Basti pensare all’evoluzione tecnologica legata al consolidamento della trasmissione via satellite e all’avvento delle trasmissioni a colori negli anni settanta. La sperimentazione della trasmissione di immagini a colori parte dallo sport – con i Mondiali di sci a Selva di Val Gardena nel 1970, quindi con le Olimpiadi di Monaco del 1972 –, e sempre ad un evento sportivo, i Mondiali di calcio in Argentina del 1978, è legato il consolidarsi della tecnologia5.
Ci occuperemo qui, come si è detto sopra, dell’informazione sportiva all’interno del telegiornale generalista, di una parte minima, quindi, del rapporto tra sport e televisione, operando di conseguenza un’apparentemente arbitraria frattura nella forte testualità del telegiornale stesso; come ha scritto infatti Enrico Menduni «La neotelevisione modifica radicalmente la struttura delle news televisive italiane, anche se il Tg resta tuttora una zona fortemente «testuale» nel flusso televisivo e contraddistinta da un autonomo contratto comunicativo: è l’ultima area del palinsesto sotto un «contratto di veridicità», in cui cioè il pubblico ritiene che gli eventi annunciati siano veri, non soltanto verosimili o divertenti, che gli enunciati siano ordinati secondo criteri di rilevanza e proporzione, e che l’informazione sia distinta dal commento»6.
Epperò l’ammissibilità sia descrittiva sia euristica di considerare separatamente la pagina sportiva dal telegiornale può essere ricavata in primo luogo da motivi di carattere estrinseco, formale, legati alla strutturazione gerarchica dello stesso tg. La collocazione dello sport nell’impaginazione del telegiornale è di solito quella finale di una scansione che, tradizionalmente, dovrebbe articolarsi nel modo seguente: politica interna, esteri, cronaca, quindi attualità, economia, spettacoli e, per l’appunto infine, lo sport; tale scansione non è però rigida soprattutto nei tg Mediaset7, e ad essa inoltre va sovrapposta una tipologia di impaginazione che ha a che fare con la modalità di organizzazione del flusso continuo delle notizie, traducibile come segue: notizie di apertura, notizie forti, notizie di passaggio, notizie speciali, notizie di chiusura8. In ogni caso, va detto che non sempre la casella dello sport viene riempita, certo anche in conseguenza del moltiplicarsi dell’offerta sportiva in televisione9. L’estrinsecità che però ci interessa è quella della pagina sportiva come margine estremo del tg, che la rende, per dir così, facilmente amputabile dal resto del corpo. Una seconda ma principale motivazione sta però nella premessa, che consente di rivolgersi una domanda forse più interessante della stessa risposta che qui le si tenterà di dare. E cioè chiedersi se lo sport televisivo oltre ad essere il luogo della sperimentazione e del consolidarsi delle innovazioni tecnologiche non sia anche luogo di sperimentazione per ciò che riguarda la lingua, e in particolare se lo sport non costituisca, nel tg generalista, il luogo d’origine di tendenze linguistico-testuali – o principalmente di comportamenti linguistico-testuali – che sono poi divenute, o diverranno, del telegiornale nella sua interezza.
D’altronde proprio la pagina sportiva esibisce, per una felice casualità, negli estremi cronologici del nostro corpus la sua disponibilità con costanza diacronica ad offrirsi come contenitore di varietà diverse rispetto a quel parlato-controllato e a quel parlato-scritto riconosciuti come proprî dei telegiornali10, sia pure nella zona delle interviste, naturalmente più aperte, di là dall’oggetto, alla pluralità della lingua. Inizia infatti il nostro corpus presentando nel Tg1 del 23-03-1976 l’intervista a Giorgio Chinaglia11, negli anni settanta calciatore della Lazio ed esemplarmente rappresentante la proverbiale, per quegli anni, figura dello sportivo come detentore di varietà basse di lingua. L’ultimo anno del nostro corpus, il 2006, coincide con i mondiali di calcio in Germania. Tutti i tg del 12 giugno, giorno del debutto dell’Italia contro il Ghana, dedicarono grande spazio alla partita, la stessa gerarchia del telegiornale ne venne modificata; se non spetta certo a chi scrive giudicare dell’eventuale innovazione tecnica legata all’avvenimento, l’osservazione linguistica registra nei tg un’inconsueta proliferazione dell’offerta di varietà linguistiche, specie, ed è al limite dell’ovvio, nelle interviste; mi limito qui ad accenarne, visto che ne parla, nel suo contributo, Laura Nacci. Certo è che lo spazio delle interviste a persone comuni e agli stranieri apre il tg ad una spontaneità linguistica inconsueta al di là dell’identità linguistica dei singoli telegiornali12. Se dunque il 1976 ci offre il profilo linguistico di un calciatore che vale tanto per l’individuo quanto – almeno accettando lo stereotipo – per l’aspetto categoriale: lo sportivo come detentore di un’identità sociolinguisticamente bassa; il 2006, con i mondiali di calcio ci offre varietà tanto diatopicamente quanto diastraticamente marcate:
 

[ghanese 1] forza Ghana! qua o- oggi/ oggi Ghana vince l’italiano// bu italiano! forza Ghana!
[ghanese 2] senti! domani tutti italiani [xxx]
[ghanese 3] tifo per Ghana/ però vincerà l’Italia// perché questa è la verità
[giornalista] se vince il Ghana invece?
[ghanese 4] eh io sta contento perché sono africano/ no guarda eee/ per questi eee momento noi bisogno per vinc- [xxx] della coppa del mondo// e Ghana vince va bene/ io sta contento
[ghanese 5] io provengo dall’Africa/ ma lo so che per la partita tra Italia e Ghana vincerà l’Italia per forza! perché c’avete [xxx] sto grandissimo Totti// sta lì oh [xxx]
[ghanese 6] speriamo Ghanese/ uno a sero [zero] su italiani
[ghanese 7] l’italiana è diventata la mia seconda patrìa// quindi purtroppo deve supportate l’Italia
[ghanese 4] eeee! forza Ghana! e pensa da oggi è Ghana vince italiano! vabbè perché io sto qua a Roma/ anche io sono romanista però è questa la coppa del mondo! guarda noi bisogno per Ghana per vincere! forza Ghanaaaa [SA 12-06-06]

[bagarino] [xxx] (parla in napoletano stretto e non si capisce)
[giornalista] ma l’ultimo biglietto quando l’hai venduto?
[bagarino] [xxx] / cento cinquanta euro costa cento euro // l’Italia non tira / l’Italia non tira //
[giornalista] qual è il biglietto che hai venduto meglio te?
[bagarino] aaaa / Messico //
[giornalista] quanto?
[bagarino] ieri // ottocento euro // [Tg3 12-06-06]

 

Detto ciò, a confortare l’ipotesi della centralità sperimentale dello sport, ma oltre lo stretto ambito telvisivo, non andrà dimenticata la generale capacità del linguaggio sportivo di diffondersi, di là dall’ambito specialistico, nella lingua quotidiana. La stessa lingua dei giornali, è stato osservato, sfrutta ampiamente espressioni sportive, in special modo nella cronaca politica, e lo sport, a ribadire la propria centralità nella nostra vita sociale, si pone come una delle più produttive sfere iconimiche13.

 

2. LA LINGUA

Ma osserviamo la lingua nei soliti tratti di maggior esposizione al cambiamento e sui quali maggiormente preme l’oralità, per i quali inoltre, come si è già osservato inizialmente, la diacronia non alimenta la differenza.
Vediamo alcuni tratti di morfosintassi: data per scontata l’assenza delle forme standard, i pronomi personali soggetto sono quelli neostandard (lui, loro); conta però rilevare che anche le forme concorrenti originariamente proprie dell’oggetto, compaiono solo in contesti marcati e dopo rafforzativi (anche, proprio ecc.). Segnalo però agli anni estremi del corpus, con un’escursione nella zona delle interviste e sottolineando il principio della responsabilità se non personale quantomeno categoriale anche in fatto di lingua, la presenza nel parlato dei giornalisti della forma marcata te:
 

e allora te per la famiglia faresti questa grande rinuncia / rinunceresti alla < popolarità e al calcio?> Tg1 23-03-76;
qual è il biglietto che hai venduto meglio te? Tg3 12-06-06;

 

entrambe le occorrenze sono però – come detto – in interviste e la scelta della forma substandard potrebbe essere indotta dalla volontà di adeguarsi alla varietà linguistica degli intervistati.
Non ci sono contesti utili per decretare l’estensione di gli al plurale o la resistenza dello standard (l’unico caso in un’intervista è per la forma standard: «cerchiamo di dare loro un contributo» Tg4 12-06-06); lo stesso vale per il femminile (anche qui l’eccezione nell’intervista del 1976 a Chinaglia: «riportare questa Lazio / nelle posizioni che gli compete» Tg1 23-03-76).
Per quel che riguarda il verbo, si riscontra lo standard più ancora che il neostandard: qualche caso di usi modali dell’imperfetto disseminati nel corpus, ma soprattutto costanza del congiuntivo. Le eccezioni non hanno rilievo diacronico ma ancora una volta categoriale, sono infatti tutte a carico del trasmesso dei giornalisti, sia nei servizi:
 

rendersi conto di cos’è questa squadra 16-11-86;
non esclude che il tecnico possa essere esonerato // nelle prossime ore ci saranno degli incontri con i giocatori e con le società / per capire quali sono le posizioni delle parti / per verificare se c’è sintonia / Tg1 17-10-02;
basta dare un’occhiata / alle sue formazioni azzurre per capire per quale motivo si è passati da partite magari non esaltanti / ma dignitose / a prove da dimenticare Tg1 17-10-02;

 

sia nei dialoghi tra studio e inviati o ospiti, qui rispettivamente Vittorio Feltri e Carlo Paris:
 

non so quanti sono; penso che il Ghana fa paura <fa paura si> perché è anche imbottito di campioni Tg4 12-6-06;
cercare di capire quali erano i dubbi / e le scelte di Marcello Lippi Tg3 12-6-06;

 

ma i contesti collocano la sostituzione in un del tutto controllato neostandard.
Altra osservazione di dettaglio: quasi del tutto assente il ‘che’ polivalente al di fuori delle frasi scisse; se ne riscontrano in tutto il corpus solo due casi («nel caso che la squadra dovesse di nuovo deludere» Tg5 16-10-02; «la prima volta che» Tg2 9-10-06).
Poco frequente il ricorso alla sintassi marcata; la dislocazione a sinistra compare quasi sempre in contesti dialogici (interviste, dialoghi tra giornalisti), mentre è rara nei servizi; come pure solo nelle interviste la dislocazione a destra (Tg1 16-11-86 «non lo so se è una squadra sbilanciata in avanti»; SA 12-06-06 «me l’hanno/ diciamo/ appoggiata sta palla»). Compaiono invece lungo tutto il corpus frasi scisse e pseudoscisse, specialmente con subordinata implicita. Da segnalare comunque il tema sospeso a carico di un inviato (Marco Civoli): «il Ghana / abbiamo diverse conoscenze / diversi giocatori che hanno anche militato nel campionato italiano» Tg1 12-06-06.
 

Per la sintassi del periodo, pur limitando l’osservazione ai servizi, solo con estrema cautela si può indicare un’evoluzione in diacronia; forte è la presenza della paratassi, l’ipotassi si arresta ai primissimi gradi e con i tipi subordinativi più comuni (relative, completive e poco altro), il che pare ricondurre verso la lingua dei servizi di trasmissioni sportive come la Domenica Sportiva, Controcampo o il Processo di Biscardi14; così come la cospicua presenza di sintassi nominale, che tende ad occupare collocazioni fisse, in special modo quella di chiusura. Si tratta di caratteristica, quest’ultima, che accomuna la sintassi telegiornalistica a quelle dei giornali radio e ne sottolinea insieme la dipendenza. In ogni caso la tendenza che si può intravedere è certo quella della semplificazione realizzata però non solo attraverso una riduzione della complessità ipotattica ma anche attraverso periodi meno pesanti e lo sfruttamento maggiore della sintassi nominale. I due esempi successivi – il primo del 1981, l’altro del 2006 – presentano uguale approfondimento ipotattico, uno però è costruito con subordinate collocate tanto a sinistra quanto a destra della principale; nel secondo la principale è costituita da una frase nominale da cui discendono linearmente le tre subordinate:
 

// in questo clima di massimo equilibrio alla vigilia della terza e ultima sosta che dovrà consentire alla Nazionale di portare a termine il girone eliminatorio dei mondiali / incontrando sabato a Napoli il Lussemburgo / ci ha pensato il grande freddo a mettere in difficoltà un Bearzot che è costretto a rinunciare per infortunio o squalifiche ad elementi del calibro di Bettega Antognoni Conti e Ancelotti // Tg1 30-10-81
 

// epici duelli degli anni novanta tra Senna e Prost sul circuito giapponese di Suzuka/ con il brasiliano che deliberatamente sbatté fuori l’avversario per vendicarsi dello sgarbo subito dal francese/ l’anno precedente// Tg2 9-10-06
 

Ma la diacronia, come detto, si manifesta soprattutto nell’incremento della sintassi nominale, presente in tutto il corpus in alcune zone privilegiate e con precise funzioni testuali15, come l’attacco dei servizi:
 

quarantesimo concorso ippico internazionale di piazza di Siena a Roma da domani fino al dieci maggio // dieci le nazioni partecipanti / sette rappresentative ufficiali e tre presenze individuali di Portogallo / Irlanda e Australia // favoritissimi della vigilia le squadre nazionali della Francia e del Belgio / Tg3 2-05-81;
Maldini al posto di Baresi / un po’ a malincuore però // Tg1 11-10-92;
sette gol ai dilettanti dello Scandicci in un galoppo fortemente condizionato dal grande caldo// per Cesare Maldini indicazioni utili in vista della partita di mercoledì a Tbilisi con la Georgia/ e forse qualche dubbio in più per quel che riguarda l'attacco da schierare in una sfida da vincere a tutti i costi per qualificarsi al mondiale// Tg3 7-09-97;

 

spesso realizzata anche in frasi nominali miste, che si collocano in posizione centro-mediana:
 

// tra Milan e Real / 5 scudetti in sei anni / 211 partite / appena 19 sconfitte // numeri impressionanti che non possono essere frutto del caso // Tg2 15-06-97;
// nella ripresa squadra rivoluzionata/ con l'ingresso in campo di Inzaghi e Vieri/ mattatori di giornata rispettivamente con una tripletta ed una doppietta/ e di Roberto Baggio/ per il quale il CT sta pensando ad un impiego part time anche a Tbilisi// Tg3 7-09-97;
epici duelli degli anni novanta tra Senna e Prost sul circuito giapponese di Suzuka/ con il brasiliano che deliberatamente sbatté fuori l’avversario per vendicarsi dello sgarbo subito dal francese/ l’anno precedente// Tg 2 9-10-06;

 

frequente è anche la collocazione finale:
 

// sul finire della partita / proprio negli ultimissimi minuti / l’azione del terzo gol del Bayern / il gol realizzato da Nachtweih/ dunque Bayern ancora al comando della classifica // Tg2 16-10-86;
// attesissimo all’appuntamento di San Paolo un altro pilota di casa / Christian Fittipaldi / che a ventun anni cercherà di emulare le imprese dello zio Emerson / campione del mondo nel 1972 e nel 1974 // Tg5 3-04-92
// notte da non perdere insomma / da non perdere in tutti i sensi / con cuore / grinta / determinazione / e un po’ d’amore in più per questo azzurro / che ultimamente / è sempre stato / un po’ troppo sbiadito // Tg2 17-10-02
// rete storica quella del pareggio di Cahill/ la prima dell’Australia al mondiale/ sempre dell’attacante dell’Everton a due minuti dalla fine/ il colpo del vantaggio/ in pieno recupero il tre a uno finale di Aloisi// Tg2 12-06-06

 

Parrebbe però che solo a partire dai tg degli anni novanta la sintassi nominale evada con frequenza da simili collocazioni fisse, fino ad occupare, come nel seguente esempio di Bruno Longhi, quasi totalmente la seconda metà di un servizio:
 

// sei gol complessivi / tre per tempo / e un serio infortunio a Signori / questo il bilancio della partita che ha visto in campo nel primo tempo / eccezion fatta per Minotti e col dubbio Albertini e Donadoni / la probabile formazione anti elvetici // tre gol a uno nella prima frazione di gara / di Roberto Baggio / come abbiamo visto / il primo / di Minotti di testa il secondo / e di Lentini / travolgente assolo il suo / il terzo // un gol anche per i giovani viola siglato da Giraldi con la benedizione della terna arbitrale // nella ripresa girandola di cambi e altri tre gol / di Donadoni / di Zola con una bella azione personale / e ancora di Donadoni smanioso di togliere ad Albertini la maglia di titolare mercoledì prossimo / Tg5 11-10-92.
 

Ma la frase nominale appare anche sempre più funzionale alla creazione di costanti ritmiche, in ispecie nel caso di frasi miste, in cui la parte verbale sia costituita da una subordinata relativa posta in clausola:
 

Maldini al posto di Baresi / un po’ a malincuore però // e con la speranza che non sia una decisione definitiva // Tg1 11-10-92;
// numeri impressionanti che non possono essere frutto del caso // Tg2 15-06-97;
// un europeo che dopo Cardiff pare essere a rischio / la stampa o parte di essa che ne chiede il siluramento / gli addetti ai lavori che lo difendono // SA 17-10-02;
/ i primi calci che non si scordano mai / dopo il crack / con la maglia della Roma / Tg1 12-06-06;
meglio/ decisamente meglio la squadra di Hiddink/ che nella ripresa ha rischiato le tre punte/ ed è stato premiato// Tg2 12-06-06.

 

L’osservazione dello stile nominale, con le sue funzioni testualmente strategiche, conduce alla considerazione di altre strategie testuali che accomunano il servizio sportivo del telegiornale ai servizi di trasmisioni sportive come la Domenica sportiva o Controcampo16, ed anche al giornalismo a stampa, prima fra tutte l’ellissi cataforica, come nell’esempio seguente:
 

guardatelo bene / il suo volto e la sua mole non sono tanto difficili da dimenticare // il suo nome è Jan Koller 202 cm per 103 chili di peso /esce malinconicamente dal campo su una barella Tg1 12-06-06;
 

della quale per altro va sottolineata la funzione parzialmente diversa rispetto al suo occorrere nel giornalismo scritto; l’ellissi non rimanda infatti soltanto ad un punto successivo del testo, ma indica l’immagine a cui è legata.
A modelli tanto scritti quanto televisivi, riporta anche lo sfruttamento ampio della parola d’altri; a partire naturalmente dalle interviste17, che compaiono spesso in servizi strutturati secondo uno schema che si potrebbe definire a cornice: testo del giornalista, a cui segue la parola dell’intervistato – non necessariamente preceduta da una domanda – quindi a chiusura ancora testo del giornalista:
 

tredici millesimi di secondo sono un niente/ ma è quanto basta per passare da una grande gioia a una grande delusione// a Schumacher e alla Ferrari/ questo impercettibile attimo/ è servito per ottenere la prima pole della stagione/ a scapito di Jacques Villeneuve che qui corre in casa
[Villeneuve] no/ dà fastidio/ però/ per il campionato non cambia niente perché questa è una pista dove si può superare/ però si-sicuramente correndo in Montreal aaa/ e quando riesci qualcosa/ o quando non ci ri-riesci/ c’ha più peso
L’egemonia della Williams e Renault in qualifica/ sei partenze al palo nelle prime sei gare/ in Canada si è infranta grazie alle qualità di guida di Schumi/ ma anche per le prime modifiche meccaniche ed aerodinamiche che hanno reso la rossa più competitiva// al microfono di Stella Bruno/ lo conferma Michael Schumacher// “la macchina andava molto bene”/ ha detto in sintesi Schumi dopo le prove/ “e per la gara dico che siamo da podio”/ Tg3 15-06-97;

con la ferma intenzione di volere concedere il bis dopo il successo di sabato all’Olimpico contro l’Ucraina/ l’Italia di Roberto Donadoni è partita questa mattina/ qui/ dall’aeroporto Leonardo da Vinci/ alla volta di Tbilisi/ dove mercoledì affronterà la Georgia nella quarta partita di qualificazione all’europeo 2008// è partita con il conforto delle assicurazioni ricevute dall’Uefa in merito alla situazione dell’ex repubblica sovietica/ situazione che l’ente calcistico europeo ha definito normale / nonostante l’arresto di quattro presunte spie russe avvenuto qualche giorno fa/ ha creato la crisi diplomatica tra Georgia e Russia// insomma una buona notizia che arriva dopo il confortante risultato di sabato e nella speranza che la prossima arrivi tra due giorni allo stadio Boris Paichadze di Tbilisi
[Bruno Longhi] che cosa ha cambiato la vittoria con l’Ucraina?
[Donadoni] mah/ non ci deve cambiare/ non ci deve cambiare moltissimo anche se chiaramente vincere e fare risultato vuol dire affrontare poi il proseguo con/ con più serenità// ma la serenità dobbiamo conquistarcela gara dopo gara/ quindi quella di mercoledì è già un’altra tappa importante/ fondamentale per noi
ritorna Perrotta al posto dello squalificato Gattuso/ e ritorna Nesta// Cannavaro indiziato ad andare in panchina// potrebbe trovare posto Zaccardo in difesa/ mentre per l’attacco salgono le quotazioni di Di Michele// oggi pomeriggio ne sapremo di più Tg5 9-10-06.

 

L’incidenza del discorso diretto aumenta però in diacronia, con un’impennata a partire dal 1997. Ciò ribadisce il legame con le trasmissioni sportive sopra ricordate: anche qui si riscontra il tentativo di riproduzione del giornalismo scritto e delle strategie di animazione proprie di quest’ultimo18, come il ricorso al mosaico di citazioni. Scrive a proposito dei giornali italiani Giuseppe Antonelli (2007, p. 96): «Per vivacizzare gli articoli si gioca sulla continua alternanza tra discorso del giornalista e discorso riportato, spingendosi a volte nel terreno del discorso indiretto libero, che mescola ambiguamente i due piani». E le varie modalità di discorso riportato si presentano anche nel testo telegiornalistico, non escluso l’indiretto libero indicato come fenomeno di letterarietà quintessenziale19. Qualche esempio, a partire da un primo, in cui si riscontra la contemporanea presenza di un discorso diretto, di un discorso indiretto (per altro malamente introdotto) e di un tentativo – più probabile che certo – di indiretto libero:
 

era uno Schumacher saggio quello che lascia Suzuka/ dopo aver salutato il mondiale al trentasettesimo giro// “così è la vita/ non c’è motivo di essere delusi e nessuno ha colpa”// sono le frasi declamate ai microfoni in una calma zen// il tutto mentre Alonso festeggia la vittoria/ davanti a Massa e Fisichella// il dieci a zero nel mondiale/ la cabala che ha deciso di girare/ dopo la sosta nel suo box dell’ultimo periodo// si va ad Interlagos tra due settimane/ ultima gara dell’anno/ e della carriera di Schumi/ che non spera in un ritiro brasiliano di Alonso perché/ dice/ non fa parte del suo modo di essere// anche se/ l’ultima occasione per il titolo numero otto/ sarebbe proprio una sua vittoria con zero punti dello spagnolo// ma se ti si rompe un motore in gara/ sei anni dopo l’ultimo precedente/ c’è forse da credere ai segnali e buttarla sulla saggezza// e allora ringraziare tutti/ uno a uno/ e pensare al mondiale costruttori/ con i nove punti di distacco dai gialloblu/ già meno impossibili da recuperare// nei prossimi giorni la Renault doveva provare un supermotore per il Brasile/ si limiterà a infiocchettarne uno/ che garantisca ad Alonso giusto di arrivare tra i primi otto// mentre la Ferrari sarà a Jerez per tre giorni// a mettere in pista gli ultimi tentativi// in molti avrebbero preferito una versione finale di Schumacher meno saggia e più fortunata/ ma così è la vita// lo dice anche lui (Tg4 9-10-06).
 

è la notte dell’Italia del calcio / vincere o morire / per il Trap / per la classifica di qualificazione al campionato europeo / e per far sì che azzurro sia ancora il colore dell’allegria // il Juan di Cusano Milanino sicuramente non ha dormito troppo bene questa notte / pensieri in difesa / chi insieme a Nesta e Cannavaro per fermare il fuoriclasse Giggs del Manchester United? Panucci / Adani / o forse lo juventino Iuliano // meno dubbi invece al centro campo / con Di Biagio in regia e Pirlo ad inventare / speriamo / dietro a Montella e Del Piero // tant’è / bisogna segnare / nel meraviglioso stadio del millennio di Cardiff / e non accontentarsi di gestire magari uno scialbo pareggio / troppo rischioso / si finirebbe per perdere la partita / e pure la faccia // Tg3 16-10-02;
 

il pubblico voleva un’emozione / una sola almeno / dopo aver speso quattrini e sudore per giorni tre // niente / zero / e alla fine la solita invasione / è stata in realtà una fuga / via di qui al più presto / verso una partita di calcio / di basket / di ping pong / perché se perfino Alesi / si arrende mentre fa benzina / vuol dire che questa festa / questo spettacolo / questo sport / ha grippato / anzi / ha rotto / con tutto il rispetto per mister David Coulthard / l’eroico vincitore // Tg5 7-09- 97;
 

esempio, quest’ultimo, che pare confermare Loporcaro, secondo cui il telegiornale parla come un romanzo verista20.

Il lessico: andiamo anche qui ai punti critici. Sgombro subito la strada dal manipolo dei latinismi: in extremis, e quelli che Carlo Bascetta (1962, p. 74) avrebbe indicato come “mediocri residui di scuola”, annus horribilis, in cauda venenum e il suo alter ego: dulcis in fundo.
Innanzitutto lo stranierismo; si tratta in special modo di un gruppo non cospicuo di anglicismi di lungo corso. Credo che possa essere opportuna una distinzione per sport. Il calcio, al quale è dedicato lo spazio maggiore, naturalmente per primo: assist21, bomber22, derby23, mister24, cross25, dribbling26; gli ispanismi goleada27 e goleador28; quindi l’automobilismo, la Formula 1, sport fortemente legato ad un lessico tecnico spesso di provenienza inglese ed entrato nel linguaggio giornalistico. Nei tg sono comunque pochi e ben selezionati ma di alta frequenza: così box29, pole position30 e anche semplicemente pole31, certo più trasparenti per il pubblico del preziosistico partenza al palo che compare una sola volta in un servizio del Tg3 15-06-97, e ancora paddock32, grip33. Per gli altri sport ben poco: basket34, master35, open36, skipper37, sparring-partner38(ma è usato per il calcio), off-shore39.
Rimanendo sempre al lessico, sono pochi i tecnicismi, quasi tutti facilmente accessibili e prevalentemente calcistici (con qualche incursione motoristica); e ciò non sorprende per la presenza quasi esclusiva di questo sport: a girare (destro), ala, amichevole, andata, area (di rigore), attaccante, attacco, azione, cadetto (torneo cadetto), calcio d’angolo, calcio d’inizio, calcio di rigore (ma anche solo ‘rigore’), campo neutro, cannoniere, centrocampista, centrocampo, commissario tecnico, contropiede, difesa, difensore, dischetto, doppietta, fallo di mano, far girare la palla, fascia, finale, fischio d’inizio, giornata, girone, goal, guardalinee, lancio, lega, linea di porta, marcare, mediana (linea), palla goal, pallonetto, palo, panchina, primavera, punta, raddoppio, recupero, regia, regista, rete, retrocedere, ripresa, ritiro, squalifica, squalificato, trasferta, trasformare, traversa, tripletta, tridente, uscita (del portiere), autogoal; per gli sport dei motori: autodromo, centralina elettrica, formula uno, frizione, gran premio, monoscocca, semiasse, sospensione, staccare, turbo; per gli altri sport: bolina, canottaggio, catamarano, cima (toccava la boa / non è ancora chiaro se con lo scafo o con una cima // Tg2 3-04-92), doppio (‘nel canottaggio, imbarcazione con due vogatori’), due di coppia, due di coppia pesi leggeri, fondista, quattro di coppia, stile libero, super gigante. Segnalo rari fenomeni di transfer da altri sport al calcio: tappa, andare in percussione, pesi piuma («in attacco tocca al duo dei pesi piuma di Montella Del Piero» Tg5 16-10-02), cambiare marcia. Noto, in coda all’elenco dei tecnicismi, che anche nei limiti dello sport telegiornalistico è evidente la tendenza alla sinonimia propria del sottocodice sportivo.
Ma forse è più interessante soffermarsi sui colloquialismi e sugli stereotipi alla cui presenza nella pagina sportiva mi pare cooperino una tendenza proveniente dal giornalismo sportivo in genere come è stato messo in luce fin dai primissimi studi sul linguaggio sportivo40, ed una che pare appartenere alla specificità dell’informazione trasmessa41. Per entrambi va senz’altro segnalato l’incremento a partire dai tg del 1997. Ricchissima è la documentazione per i colloquialismi che dovrebbero contribuire allo stile brillante: capitombolo, fiasco, roba, soffiare («ha soffiato il primo posto ad Alesi» Tg4 7-09-97), infischiarsene, cavarsela, prendere bene (non hanno preso bene la rottura del motore), buttarla sulla saggezza, muso lungo, spauracchio, pizzico (un pizzico di fortuna), aggrapparsi, strigliare, mettersi il cuore in pace, fare le valigie, mollare, buttarla, smorfia, manciata, alla faccia di, andare in malora, saccheggiare, rosicchiare (gli rosicchia solo un punto); come pure presenti sono le frasi proverbiali e scontati giochi di parole: «chi ben comincia / come dice il proverbio/ è o sarebbe a metà dell’opera» Tg4 12-06-06, «un caldo siciliano/ auguriamoci che non sia ganese» S.A. 12-06-06, «si finirebbe per perdere la partita e pure la faccia» Tg3 16-10-02; ma soprattutto vecchi e nuovi stereotipi, che da un lato sono parenti stretti dei tecnicismi collaterali, d’altro lato contribuiscono alla colloquialità: “situazione particolarmente fluida”, “una regata al cardiopalmo”, “rischiare la panchina”, “portare a casa una bella vittoria”, “difficile ostacolo”, “deludente pareggio”, “deludente prova”, “allontanare le nubi” (che si sono addensate sul suo gioco), “epici duelli”, “insignire del riconoscimento”, “auspicio generale”, “esperienza da vendere”, “negare la gioia del pareggio” (o, nel caso, della vittoria), “dubbi della vigilia”, “ultimi preparativi”, “ripensamenti dell’ultimo minuto”, “fissare il risultato”, “uscire alla distanza”, “essere all’altezza delle aspettative”, “squadra ostica”, e non può mancare un “ospite d’eccezione”. E ancora il ricorso a perifrasi: i giocatori francesi sono i “cugini d’oltralpe”, i calciatori americani naturalmente “i giocatori a stelle e strisce”; lo sfruttamento di titoli cinematografici o letterari: “day after”, “alla ricerca del gusto perduto”, “costretto a vincere”, “vincere o morire”, “i primi calci che non si scordano mai”.

Le scelte linguistiche basate su stereotipi facilmente accessibili riguardano anche la scelta delle figure retoriche; la scarsa originalità, la costruzione linguistica del servizio quasi automatica, o inerziale (per usare una parola cara allo sport) o ancora comodamente istintiva provocano consonanze tra servizi di uguale argomento ma di testate e di giornalisti diversi. Così ad esempio le prodezze particolarmente apprezzabili di un giocatore della Repubblica ceca suggeriscono la stessa metafora nei servizi di Tg 1 e Tg2 del 12 giugno 2006:
 

/ ma pochi minuti dopo arriva la perla di Rosicky / il fantasista del Borussia Dortmund pennella una traiettoria perfetta / Tg1 12-06-06;

per il resto Repubblica Ceca/ con una perla dietro l’altra di Rosicky// due gol/ una traversa// Tg2 12-06-06;
 

e soprattutto colpisce la corrispondenza tra tg2 e tg3 nei rispettivi servizi dedicati alla stessa partita:
 

meglio/ decisamente meglio la squadra di Hiddink/ che nella ripresa ha rischiato le tre punte/ ed è stato premiato// rete storica quella del pareggio di Cahill/ la prima dell’Australia al mondiale/ Tg2 12-06-06;
 

meglio/ molto meglio l’Australia/ soprattutto nella ripresa/ con tre punte dopo l’ingresso di Cahill// e proprio dal giocatore dell’Everton arriva il pareggio al trentanovesimo// prima storica rete in un mondiale per l’Australia// Tg3 12-06-06.
 

D’altra parte l’uso di metafore è ben documentato fin dai primi anni del corpus:
 

capace di notevoli accelerazioni e di improvvise e preoccupanti frenate specie in difesa e a centro campo // ci sono bulloni da stringere perché in certi momenti il telaio balla // Tg1 16-10-86.
 

Forse più interessanti gli esempi seguenti, tratti da servizi sempre del Tg1 e del Tg2 ma del 15 giugno 1997; argomento la vittoriosa esperienza spagnola di Fabio Capello. Nel secondo la struttura ternaria della citazione latina ritorna in una traduzione, se non letterale, di chiara allusività:
 

“veni / vidi / vici” / il presidente del Real Madrid aveva voluto a tutti i costi Fabio Capello per tornare a vincere / ed è stato subito accontentato // Tg2 15-06-97;
Fabio Capello è andato / ha preteso e ottenuto dei giocatori che gli hanno garantito un certo gioco Tg1 15-06-97

 

E si può esemplificare a lungo con simili strutture ternarie, e in generale con il gradimento per le più comuni figure della ripetizione (tra tutte l’anadiplosi) che cooperano con una sintassi semplificata:
 

gli intrallazzi dovrebbero essere finiti i furbi forse sconfitti / i regolamenti rispettati / Tg1 2-05-81

hanno messo paura alla Juventus e all’arbitro Terpin / fatto piangere Napoli e ora aspettano la Roma ex capoccia // Tg1 2-05-81

a Montreal è tutto pronto / la tensione è palpabile e l’attesa grande di tutti / pubblico / telespettatori e soprattutto addetti ai lavori Tg1 15-06-97

si giocherà nelle soste ai box / per chi ne farà meno / per chi le farà meglio / soste che potrebbero favorire le macchine che montano pneumatici Bridgestone Tg5 15-06-97

atto finale / ovviamente il più importante / una stagione intera / novanta minuti per renderla più completa / per distribuire trionfo e fallimento / Piacenza e Cagliari pronte ad esplodere / perché tutte e due vogliono farlo / perché una delle due riuscirà a farlo / Tg5 15-06-97
// è partita con il conforto delle assicurazioni ricevute dall’Uefa in merito alla situazione dell’ex repubblica sovietica/ situazione che l’ente calcistico europeo ha definito normale Tg5 9-10-06
 

Il tutto, per fare il verso alle marche demauriane, in favore di una lingua e di un testo di pronta disponibilità e di alta accessibilità.

 

3. CONCLUSIONI

Ancora tre esempi:
 

ma 15 giorni possono logorare l’attesa // Tg5 giorno 15-06-97;

c’è un’unica condizione/ che Schumacher in Brasile vinca/ ed Alonso non arrivi in zona punti/ tg 2 9-10-02;

era il 19 febbraio / 6 minuti e una manciata di secondi di un Roma Empoli qualsiasi / la gamba si spezza e i legamenti della caviglia vanno per gli affari loro / Tg1 12-06-06.
 

Osserviamoli da vicino, naturalmente con tutte le cautele che opportunamente comporta uno sguardo ravvicinato, avendo caro – con Calvino, prima che con Nietzsche – il pathos della distanza. I tre esempi visti da lontano, se non belli come per l’appunto le lucciole del Pin calviniano, appaiono chiari. Eppure si tratta di una chiarezza non dovuta all’equilibrio costitutivo dei testi, bensì pragmaticamente legata al solo requisito dell’accettabilità. Nel primo esempio sintagmi del tutto prevedibili come ‘attesa logorante’ o ‘il logorio dell’attesa’ inducono il giornalista a formulare un ‘logorare l’attesa’, quando il logorato dovrebbe essere chi attende. Nel secondo esempio il problema è la matematica: la perentoria ‘unica condizione’ si sdoppia nella necessaria vittoria di Schumacher e nell’altrettanto necessaria mancanza di punti per Alonso. Il terzo esempio infine: è di certo pedantesco insistere troppo sul fatto che “un Roma Empoli qualsiasi” sia proprio il Roma-Empoli del 19 febbraio al sesto minuto e qualche secondo42; però è forse lecito chiedersi quali siano gli affari propri dei legamenti di una caviglia, che non siano propri anche del possessore della stessa caviglia. La chiarezza è data dalla percezione istintiva dello stereotipo, dell’esistenza di un’unione sintagmatica tra gli elementi, dalla predisposizione ad accogliere strutture binarie e ternarie ricorsive. Si potrebbe suggerire una scorciatoia interpretativa: lo stereotipo permetterebbe di contrapporre all’evidenza dell’immagine l’evidenza della lingua e alla velocità dell’immagine la velocità della lingua. Più opportuno mi pare richiamare l’immagine dello specchio a due raggi di Andrea Masini (2003, pp. 26-32) e soffermarsi sul raggio che dallo specchio si riflette, che si configura non solo come lingua (in tutti i suoi livelli) ma come comportamento linguistico; in particolare, per tornare allo sport e agli esempi, il raggio di ritorno influisce sulle nostre abitudini linguistiche non tanto con l’offerta – indubbiamente cospicua – di singolari realizzazioni stereotipiche – ‘il logorio dell’attesa’, ad esempio – ma come automatismo stereotipico, che riguarda tanto la produzione quanto la ricezione dei testi.
 

Nel 1971 Umberto Eco accusava il linguaggio dell’informazione giornalistica di eccessiva complessità, di oscurità, di assenza di referenzialità. A partire dagli anni settanta, ci mostrano molti studi linguistici, si assiste però ad un progressiva trasformazione della lingua giornalistica, in direzione di uno svecchiamento e di una semplificazione che rendono i testi maggiormente comprensibili. E il giudizio dei linguisti è confermato autorevolmente, almeno per l’informazione televisiva, dallo storico inglese Donald Sassoon nella sua recente e monumentale opera dedicata alla cultura degli europei. Scrive infatti Sassoon: «Le notizie sono presentate con frasi pulite, chiare e non pretenziose, persino in Italia, Spagna e Francia, dove i giornalisti della carta stampata utilizzano spesso una prosa elaborata, come se fossero aspiranti accademici» (2008, p. 1176).
Ci si può forse chiedere se oggi quantomeno nella pagina sportiva dei tg (vista però come luogo, anche in fatto di lingua, di sperimentazione) la diffusione degli stereotipi, non solo d’ambito lessicale, non possa farci pensare ad una trasparenza certo, ma ancora una volta – come l’oscurità denunciata da Eco – non referenziale, che ha a che fare dunque più con il vuoto che con la visibilità.
Per concludere, vorrei fare una citazione del tutto peregrina. Scriveva Graziadio Isaia Ascoli, nel proemio all’«Archivio glottologico italiano» del 1873: «Prima si aveva (e dura ancora per molti) l’ideale della tersità classica; ora sorge l’ideale della tersità popolana; ma è sempre idolatria», forse si potrebbe temere un ideale della tersità televisiva, o detto in altri termini l’affermarsi di un istinto retorico sovraindividuale e specificamente televisivo; e qui ancora con l’Ascoli: «né alcuno forse aveva prima d’ora mai imaginato che un vocabolario avesse a sfidar la riflessione e a inocular l’istinto». 

 

 

1 Per la definizione del corpus si veda qui il contributo di Ilaria Bonomi, Elisabetta Mauroni, Laura Nacci e Anna Vaiano.
2 ABBIEZZI 2007, pp. 135-136.
3 Si veda almeno MENDUNI 2005, p. 171, che rimanda al volume di Giovanni Iozzia e Luciano Minerva, Un matrimonio d’interesse. Sport e televisione, 1986.
4 CATOLFI 2006, p. 175.
5 Rimando alle limpide pagine di ABBIEZZI 2007 (in particolare p. 90 e pp. 100-109), che è in ogni caso da vedere per il rapporto tra sport e televisione; ma si vd. anche SIMONELLI 1988, pp. 272-274, e più in generale le pp. 279-287 dove si sottolinea, nei telegiornali generalisti, il progressivo processo di contestualizzazione dell’informazione sportiva rispetto al resto dell’informazione.
6 MENDUNI 2008, p. 162.
7 Vedi ATZORI-BONOMI-TRAVISI 2008, pp. 48-49.
8 Cfr. DERIU 2004, pp. 72-74, a cui si rimanda anche per una precisa definizione di tale tipologia.
9 Cfr. ABBIEZZI 2005.
10 Cfr. ATZORI-BONOMI-TRAVISI 2008, p. 54.
11 Il testo dell’intervista è riportato in questi atti nel contributo di Laura Nacci, a cui quindi si rimanda.
12 Per la quale si veda qui il contributo di I. Bonomi, E. Mauroni, L. Nacci e A. Vaiano.
13 Cfr. LOPORCARO 2005, pp. 133-135. Più in generale, per la diffusione del linguaggio sportivo nella lingua comune, nel linguaggio dei giornali, in quello politico, si vedano SAULINI 1990, DARDANO 2002, p. 262, BECCARIA 2006, pp. 67-68, GIOVANARDI 2009, p. 304; cenni sulla sportivizzazione linguistica dei tg in PIOTTI 2009.
14 Su sintassi e testualità di queste trasmissioni cfr. PIOTTI 2008, pp. 347-361.
15 Il debito verso il radiogiornalismo è evidente: per il quale cfr., naturalmente, ATZORI 2002, in particolare le pp. 85-88.
16 Cfr. PIOTTI 2008 pp. 347-360.
17 Per la cui tipologia rimando al contributo di Laura Nacci in questo volume.
18 Cfr. PIOTTI 2008, pp. 351-352.
19 MORTARA GARAVELLI 1985, p. 104: «Come fa notare McHale (...) il D[iscorso] I[indiretto] L[ibero] è letterario non perché esso sia proprio esclusivamente di testi letterari [...] ma piuttosto perché vi troviamo “impresso in miniatura il carattere essenziale della letteratura stessa”, cioè la facoltà di rappresentare la “concreta interazione verbale” che è “la vera essenza del linguaggio”».
20 «Come il Verga, il tg italiano persegue un effetto di realtà nascondendo il narratore, ovvero rendendo meno percepibile entro la notizia la voce del narratore (e dell’enunciatore), rendendo meno visibile il suo punto di vista», LOPORCARO 2005, p. 157.
21 Tg1 6-12-86
22 Tg5 12-06-06
23 Tg1 11-10-92, Tg1 15-06-97, Tg2 15-06-97.
24 Tg3 16-10-02.
25 Tg3 6-12-86, Tg3 16-10-02, Tg3 12-06-06
26 Tg4 12-06-06.
27 Tg1 6-12-86.
28 Tg1 6-12-86, Tg5 11-10-92.
29 Tg1 7-09-97, Tg2 7-09-97, Tg5 15-06-97, Tg5 7-09-97, Tg4 7-09-97, S.A. 7-09-97, Tg4 9-10-06.
30 Tg1 2-05-81, Tg1 15-06-97, Tg2 15-06-97, Tg2 7-09-97, Tg5 15-06-97, Tg4 7-09-97, S.A. 7-09-97.
31 Tg2 15-06-97, Tg3 15-06-97.
32 Tg3 7-09-97.
33 Tg5 7-09-97.
34 Tg2 16-11-86, Tg5 3-04-92, Tg1 7-09-97, Tg5 7-09-97.
35 Tg1 6-12-86.
36 Tg1 3-04-92.
37 Tg1 3-04-92, Tg2 3-04-92.
38 Tg3 7-09-97
39 Tg2 3-04-92.
40 Cfr. BASCETTA 1962.
41 Cfr. ATZORI-BONOMI -TRAVISI 2008, pp. 89-90; e si veda anche, in questo volume, il contributo di I. Bonomi, E. Mauroni, L. Nacci e A. Vaiano.
42 Non si vuole qui naturalmente indulgere in eccessi di logicismo in fatto di lingua, per i quali si veda salutarmente SERIANNI 2004.
 

08/03/2013

Bibliography

    BIBLIOGRAFIA

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