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Maria Catricalā (Universitā di Roma La Sapienza) Brevetti e globalizzazione: quale monolinguismo?
Lo studio che in questi ultimi anni č stato svolto sulla storia brevettuale italiana ed europea (Maldonado 1992, Catricalā 1996) ha messo in risalto le modalitā e gli effetti del lento e progressivo processo di standardizzazione della lingua degli inventori su modelli di maggior "prestigio" prima nazionali, poi internazionali e in particolare anglo-americani. La diffusione di forestierismi e calchi nella denominazione di tanti oggetti e macchine anche di uso quotidiano č il fenomeno pių evidente di tale processo e mostra come al livello lessicale l'attivitā neologica e onomastica di questo settore abbia creato modelli e comportamenti "globali". Casi come cellulare o computer, hardware o software, processore o mouse, bypass o pacemaker, ecc. sono esempi molto noti di questa dinamica. Ma anche al di lā della visione puramente lessicalista - che va superata, come sostengono da tempo Nencioni (1985), De Mauro (1994) e Sabatini (1999) - si ritrovano uguali linee tendenziali, verso l'unificazione, nella struttura del testo e nelle strategie retoriche ed argomentative, che erano interculturalmente marcate nella fase industriale. A solo titolo di esempio si pensi alla gran varietā di catacresi utilizzate in area neolatina per indicare parti di macchinari, come braccio, fronte, testa, gambe ecc. versus le metafore francesi branche, patte, queue, ecc. Se da un lato quindi, non si puō non riconoscere che il processo di larga circolazione dei saperi tecnico-scientifici e l'elevata rapiditā della circolazione dei dati siano fattori molto positivi per le societā odierne, dall'altro č bene riflettere su alcuni eventuali rischi e possibili rimedi. Tra questi ultimi, mantenere il diritto al multilinguismo e alla glottodiversitā nelle procedure di registrazione dei patent europei, potrebbe rappresentare una strategia di garanzia della stessa capacitā inventiva che caratterizza ogni cultura. Le grandi possibilitā che i supporti informatici offrono nell'ambito della traduzione, potrebbero garantire comunque la diffusione dei brevetti scritti in lingue diverse dall'inglese, come avviene giā in Giappone (Pizziconi, in stampa). Affrontando queste problematiche secondo la nota teoria sociolinguistica di Kloss (1987, nel corso dell'intervento si porrā particolare attenzione al pericolo che la reductio ad unum del linguaggio brevettuale porti ad indebolire la forza di elaborazione (Ausbau) dei nostri codici, ridotti a puri segni di distanziazione (Abstand).
Riferimenti bibliografici Catricalā M., 1996, Studi per una grammatica dell’invenzione: l’italiano brevettato delle origini (1860-1880), con introduzione di A. P. Bidolli, Aida, Firenze. Catricalā M., 2001a, Il testo-brevetto: fonti, parti e funzioni, in Atti del convegno di Perugia Stranieri, Ad hoc. La scrittura professionale, Olschki, Firenze pp. 171-201. Catricalā M., 2001b, Il testo-brevetto tra i fumi dell’invenzione e le coordinate testuali, in Sergio Pizziconi (a cura di), Bolge, cieli e cicloni. I paesaggi testuali nella scuola secondaria italiana, IBN, Roma, pp. 29-51. De Mauro T. (a cura di), 1994, Studi sul trattamento dell'informazione scientifica, Roma, Bulzoni. Kloss H., 1987, Abstandsprache und Ausbausprache, in Ammon U. – Dittmar N. – Mattheier K.J. (a cura di), Sociolinguistics/Soziolinguistik, 2 voll, de Gruyter, Berlin-New York. Maldonado T., 1992, Brevetto: tra virtualitā dell'invenzione e realtā dell'innovazione, in Reale e virtuale, Feltrinelli, Milano pp. 85-99. Nencioni G., 1985, Verso una nuova lessicografia, in "Studi di lessicografia italiana" VII, pp. 5-19. Pizziconi S., in stampa Invenzioni e paradigmi concettuali, in corso di stampa per Universitā per Stranieri di Siena. Sabatini F.,1999, “Rigiditā-esplicitezza” vs “elasticitā-implicitezza”: possibili parametri massimi per una tipologia dei testi, in Atti del Convegno interannuale della SLI, Linguistica Testuale Comparativa, a cura di G. Skytte e F. Sabatini, Museum Tusculanum Press, Copenhagen.
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