|
càtera, sf
SF mandorla verde venduta in cartocci, mangiata tutta intera con la buccia; talvolta amarognola (da cui la locuz. hai mangiato le catere?, detto a chi faceva una smorfia).
Le catere! Sì! L’erano quelle cose verdi che dentro c’era la mandola (sic). Acerbe, son le catere. / A me mi pare che sia una frutta a sé, questa catera. Propio una specie… ‘nsomma, io so che le vendevan, queste catere, quand’ero figliola, e dentro si trovava com’un nocciòlo (sic), com’una mandorla. Quarche vòrta l’era amaro. / A me sembrava com’ un’albicocca, doveva essere tipo albicocca, acerba. / Sì, l’eran verdi. / Verdi! Si strizzava gli occhi, quand’e’ si mangiava. Eppure, s’andava a cercàlle. / A volte si diceva: Ma icché t’ha’ fatto con codesta bocca, t’ha’ mangiato le catere?
|
 |
|