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Nell’anno scolastico 2007/08 si è svolto presso l’Accademia della Crusca il corso sul Progetto Insegnare italiano: didattica del lessico fra grammatica e dizionari, organizzato dall’Accademia stessa e dall’Ufficio Scolastico Regionale, proseguendo e consolidando quella stretta collaborazione già iniziata da molti anni.
La necessità di organizzare un ciclo di conferenze sul lessico è scaturita dalla consapevolezza da parte di linguisti e docenti delle notevoli difficoltà che gli studenti incontrano nell’immergersi agevolmente nel variegato mondo delle parole che costituiscono, nella società odierna, sempre più società della comunicazione, un continuo flusso di messaggi, soprattutto verbali.
Il corso, strutturato in un ciclo di 8 incontri, da novembre ad aprile, ha visto la partecipazione di docenti provenienti dai tre ordini di scuola della Toscana, a testimonianza dell’alto grado di interesse che suscita questo argomento.
Le lezioni, tenute da docenti universitari e ricercatori, hanno seguito questo programma:
- Vittorio Coletti, Il dizionario come strumento didattico
- Francesco Sabatini, La grammatica nel vocabolario
- Maria G. Lo Duca, Parole: classi e sottoclassi
- Claudio Giovanardi, Gli anglicismi nell’italiano d’oggi
- Luca Serianni, Il vocabolario a scuola
- Valeria Della Valle, Neologismi nell’italiano d’oggi
- Anna Antonini, Marco Biffi, Nicoletta Maraschio, Stefania Stefanelli, Lessici della radio
- Silvia Calamai, I lessici del toscano
- Neri Binazzi, Raffaella Setti, La competenza lessicale dei giovani toscani: problemi di analfabetismo
La lezione di apertura del corso, tenuta dal Presidente onorario dell’Accademia Prof. Francesco Sabatini e dal Prof. Vittorio Coletti, ha illustrato la nuova edizione del loro storico e rivoluzionario dizionario la cui impostazione incorpora, nella trattazione stessa delle voci, l’intera grammatica della frase e la dimensione testuale della lingua.
Il dizionario Sabatini-Coletti 2008 è corredato da un CD ROM che permette una serie di capillari e raffinate ricerche.
La lezione del Prof. Luca Serianni ha poi insistito sull’uso improprio riservato a scuola al dizionario: dal ricorrervi in situazioni di emergenza, quasi fosse un kit di pronto soccorso, destinato solo a sciogliere imprevisti dubbi linguistici, al portarlo a scuola come un talismano, solo in occasione degli esami o delle verifiche scritte. Nella produzione della lingua scritta, fin dalle medie, sarebbe invece auspicabile l’insegnamento al corretto e multiforme utilizzo di questo fondamentale e necessario strumento di lavoro.
L’aneddoto raccontato dal Prof. Serianni è purtroppo ormai una spiacevole verità in cui capita di imbattersi sempre più spesso e che deve far riflettere: un dentista, al quale lo studioso si era rivolto per un’urgenza, chiamando al telefono un collega per avere un ulteriore parere disse: Senti caro, aiutami a diramare un dubbio…. Queste furono le amare considerazioni del prof. Serianni: Un medico che non sa maneggiare le parole è un medico che non legge, quindi non si aggiorna, quindi forse non sa maneggiare neanche un trapano. La conclusione è facilmente deducibile.
Tutte le altre lezioni del corso hanno contribuito a delineare un quadro sempre più chiaro dell’argomento affrontato, fornendo suggestivi spunti di riflessione e applicabilità didattica.
Il corso si è materializzato nella redazione di un cofanetto multimediale, il secondo della collana Testi e strumenti multimediali, contenente i filmati video dei relatori (5 DVD) e le proposte didattiche realizzate da un team di docenti che operano nei tre ordini della scuola. Si tratta di un utile strumento didattico: un eserciziario relativo al lessico contenente una vasta gamma di esercizi sapientemente organizzati sotto la supervisione della prof.ssa Stefania Stefanelli. Il CD si prefigge lo scopo di fornire spunti e percorsi didattici e potrà costituire un supporto utile a disposizione per il lavoro sul campo dei docenti di lettere.
La struttura del CD che contiene gli esercizi è la seguente:
- Il Lessico e l’uso dei dizionari
- Italiano e dialetto: aspetti lessicali
- La competenza lessicale
- Il Glossario
- Bibliografia generale
La necessità della presenza di un Glossario in questa sede è motivata da una generale mancanza di uniformità riscontrata nell’uso dei termini della linguistica che sono presenti nelle varie grammatiche in adozione nella scuola.
Il consenso che questo corso di aggiornamento sul lessico ha riportato è la dimostrazione tangibile di quanto questo argomento sia oggetto di riflessione da parte dell’intera classe docente, spesso preoccupata per l’uso improprio delle parole e per l’estrema povertà lessicale dei propri studenti.
Premesso che sondare la competenza lessicale non può ridursi al solo momento delle verifiche, chi scrive conosce bene quelle carenze che gli studenti italiani hanno. Il mondo della scuola ancora è fatto da interrogazioni orali e dalla elaborazione di testi scritti (basti pensare alla prima prova dell’esame conclusivo della scuola secondaria di primo e di secondo grado). Di frequente notiamo nei nostri studenti, anche in quelli più motivati all’apprendimento, una carenza diffusa nell’abilità della produzione della lingua scritta: abituati all’uso del computer trovano fatica di fronte all’horror vacui di quella pagina bianca che si presenta inesorabilmente davanti ai loro occhi e, se la pianificazione del testo può risultare ben articolata nelle sue componenti fondamentali e il testo coeso e coerente alla traccia assegnata, il lessico è forse quello che risente di più di questa superficialità e frettolosità. Espressioni mal usate, preposizioni che rendono problematica la scorrevolezza della frase e del periodo, l’uso sconsiderato degli anglicismi, dei quali ormai non si riesce più a fare a meno e che sono entrati di prepotenza nel nostro vivere, espressioni colloquiali-gergali relative al gruppo dei pari, vengono impiegate a profusione e, quando vengono evidenziate nelle lunghe e faticose correzioni di noi insegnanti, durano l’attimo della lettura per poi tornare ad incanalarsi nell’indifferenza dei nostri studenti, deludendo le attese riposte nelle estenuanti correzioni e spiegazioni, regalandoci una buona dose di sana frustrazione.
Nell’abilità della produzione della lingua orale, invece, desta una certa preoccupazione l’inflazione degli intercalari non necessari: la lingua si aggrappa agli avverbi superflui, alle frasi fatte, una farcitura ridondante del periodo che dell’aspetto decorativo ha ben poco, rendendo la parlata impoverita e uniforme.
Senza per altro voler sminuire il contributo apportato dalla radio e dalla televisione per costruire un italiano comune, non si può fare a meno di constatare quanto a questi mezzi sia oggi da imputare un impoverimento diffuso del lessico e una certa trasandatezza nel suo uso, dovuto alla scarsa attenzione linguistica di alcuni programmi dei quali troppo spesso i nostri studenti abusano, interiorizzandone gli slogan e gli intercalari.
Non solo: spesso gli insegnanti si trovano a correggere abbreviazioni prese in prestito dal mondo degli sms (argomento oggetto di studio anche nel Convegno tenuto all’Accademia della Crusca Se telefonando ti scrivo, e della traccia uscita in occasione dell’ultimo esame di Stato) e il mondo dei linguisti, dei semiologi e dei filosofi si schiera ora da una parte ora dall’altra: chi è a favore del comunicare con poche parole, selezionandole con cura e chi si schiera decisamente su posizioni opposte perché paventa un impoverimento del linguaggio dei giovani. Siamo proprio noi insegnanti a pagarne ogni giorno le spese, noi che tocchiamo con mano, anzi con penna rossa, l’uso sconsiderato delle abbreviazioni presenti nei testi scritti degli studenti, e sebbene il linguaggio utilizzato nel primo documento in volgare della lingua italiana, il placito cassinese fin dal IX secolo si avvalesse del ke, e il mondo dei manoscritti si fregiasse dell’uso di abbreviature, un’adozione talvolta priva di senso, non ne giustifica la loro presenza massiva negli elaborati scritti.
Un’indagine condotta nel 2007 volta a misurare il grado di competenza lessicale degli studenti toscani universitari e dell’ultimo anno delle scuole secondarie di secondo grado, i cui risultati sono stati pubblicati in Analfabetismo e deprivazione culturale (1), ha chiaramente messo in luce la carenza di queste competenze.
Sebbene gli intervistati non possano costituire un campione statistico rappresentativo, tuttavia questi dati, uniti agli studi condotti dai linguisti sull’italiano contemporaneo e alle riflessioni scaturite dalle esperienze dirette degli insegnanti, hanno contribuito a rilevare una tendenza generalizzata, oltre che alla semplificazione strutturale della lingua anche all’impoverimento lessicale e difficoltà nell’uso di un lessico appropriato, pertinente ai vari registri e alle varie tipologie testuali.
Dunque l’apprendimento lessicale costituisce un arricchimento necessario e imprescindibile per un uso consapevole e creativo della lingua e la competenza lessicale rappresenta il presupposto per la comprensione complessiva di un testo a prescindere, talvolta, dalla conoscenza dell’esatto significato di ciascuna parola che lo compone.
Pertanto l’obiettivo lessico diventa centrale nella scuola: la precisione, la capacità di utilizzare le parole più adeguate e pertinenti al registro e al contesto, che dovrà contemplare anche l’uso dei linguaggi settoriali, dalla politica alla economia, dalla medicina all’informatica, sono mete perseguibili dalla scuola nella consapevolezza che l’incremento del patrimonio lessicale per orientarsi nella continua messe delle sollecitazioni comunicative è una necessità di vita prima che un dovere di studio.
Roberta Bandinelli, Elisabetta Tortelli
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(1) Analfabetismo e deprivazione culturale. Inabilità e incompetenze funzionali dei cittadini toscani a cura di Sara Mele (IRPET), Edizioni Plus, Pisa University Press, 2007.
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 | Resoconto del corso |
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