1. Introduzione
Le vicende dell’antico archivio storico dell’Accademia, di cui si trovano descrizioni sommarie a partire dalla metà del ‘600 eseguite dall’allora segretario Carlo Roberto Dati (1619-1676), sono state assai travagliate, in quanto i segretari che si sono succeduti nel corso della storia accademica non sempre sono stati buoni conservatori delle carte di Crusca. Le raccolte antiche le dobbiamo principalmente ad Andrea Alamanni, lo Schermito (1696-1753) e a Rosso Antonio Martini, il Ripurgato (m. 1762) che provvidero a trascrivere in volumi o a raggruppare in fascicoli rilegati alcuni dei documenti più significativi per la storia dell’istituzione e dei suoi membri.
Secondo la descrizione del Dati, il patrimonio dell’archivio della Crusca comprendeva importanti testi manoscritti, a cominciare dal Codice Palatino contenente la Divina Commedia, oggi conservato nella collezione Magliabechiana della Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze insieme a molti altri testi antichi appartenuti all’Accademia.
2. Perdita e recupero del patrimonio
Nel 1783 con un Atto Rescritto sovrano la Crusca fu soppressa come ente autonomo e il suo patrimonio librario e archivistico, compresi i Diari dal 1585 al 1767, passarono alla Biblioteca Magliabechiana.
Il recupero del materiale di Crusca fu possibile, in più tappe, nel corso del secolo XIX: in momenti successivi tornarono in sede i Diari dell’Inferigno (Bastiano de’ Rossi) che vanno dal 1585 al 1614, quelli del Ripieno (Benedetto Buommattei) e dello Smarrito (Carlo Dati), i primi dal 1641 al 1644 e i secondi dal 1648 al 1663; vennero poi recuperati anche i Diari dell’Informe (Alamanno Salviati) che vanno dal 1696 al 1705 e quelli dello Schermito (Andrea Alamanni) che riguardano il periodo che va dal 1705 al 1753, anno della sua morte. Gli ultimi Diari sono quelli del Ripurgato (Rosso Antonio Martini) dal 1753 al 1762 e un unico processo verbale autografo di Vincenzo Alamanni del 3 ottobre 1764, ultima testimonianza dei Diari antichi.
Insieme ai preziosi Diari l’Accademia riuscì a recuperare anche alcune opere manoscritte, essenziali per la compilazione della quinta edizione del Vocabolario e i molti documenti antichi già raccolti da Andrea Alamanni e Rosso Antonio Martini che, tra le altre cose, contenevano la copia manoscritta dal segretario Inferigno del primo Vocabolario degli Accademici della Crusca e le copie a stampa delle successive edizioni con le giunte e correzioni manoscritte degli accademici che vi lavoravano.
3. Dal 1865 al 1972
Quando nel 1865 Firenze divenne capitale d’Italia, l’Accademia della Crusca dovette lasciare la propria sede di Palazzo Medici Riccardi per far posto agli uffici governativi: iniziò così una lunga serie di trasferimenti in sedi sparse per tutta Firenze, dal convento di San Marco alla Biblioteca Marucelliana, a Palazzo Pucci, tutte sedi provvisorie, fino ad approdare, alla vigilia della seconda guerra mondiale, nel Palazzo dei Giudici. Tutti questi spostamenti comportarono naturalmente lo smembramento delle carte di archivio e dei libri della biblioteca che vennero conservati in casse per tutta la durata della guerra, in parte a Palazzo dei Giudici e in parte nei depositi della Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze. L’archivio accademico, nel frattempo arricchitosi dei Diari, carteggi, studi ed atti vari ottocenteschi, rimase sistemato alla meglio nelle varie stanze del Palazzo dei Giudici senza alcun ordinamento e privo di inventario fino al 1972, quando l’Accademia della Crusca trovò definitiva collocazione nell’attuale sede della Villa di Castello. Da questo momento fu possibile una prima ricognizione dei circa 1.300 faldoni in cui consisteva l’archivio e un loro riordinamento in base alle diverse tipologie di documenti.
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