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Ode di Giuseppe Giusti
[ Lodi e biasimi ]

Tra i tanti testi che nei secoli hanno celebrato o biasimato l’Accademia della Crusca, scegliamo per il lettore di questa sezione, in questo caso, un testo di lode: i versi - giocosi, ma anche pieni di apprezzamenti per il nuovo impegno richiesto agli accademici - che Giuseppe Giusti (accademico dal 1848) pubblicò nel 1863, quando cominciarono ad uscire i primi fascicoli della quinta edizione del Vocabolario.

Della Accademia della Crusca

Al sollecito fornaio
Che, seduto sullo staio,
ripulisce e raggranella
il bel fior della favella,
già s’intende che non basta
di tener le mani in pasta,
perché il pubblico ammirato
di vederlo infarinato,
gli s’affolli sul cammino
quando torna dal mulino:
ma desidera sul sodo,
che si mangi un pane ammodo,
di quel pane a cui la sporta
apron tutti i ricorrenti,
che ogni stomaco conforta,
ed è buono a tutti i denti.
E per questo attende bene
All’origine del grano,
s’egli è indigeno, o se viene
da vicino o da lontano.
Né l’appaga ogni frumento
lì battuto del momento.
Ma lo cerca riposato,
ventilato e soleggiato,
per veder che non ribolla
quando all’acqua si marita,
e ne resti inaridita
o la crosta o la midolla.
E cavandola dal sacco,
non lo passa al macinìo,
quando sappia un po’ di stracco,
o che pigli di stantìo.
Ché se a volte si prevale
Del gran duro forestiero,
lo corregge col nostrale,
ché non faccia il pane nero
che si lievita e si spiana
per la gente grossolana,
che avvezzatasi ogni giorno
e servirsi d’ogni forno,
non distingue il pan dai sassi.
...............


Annotazione di Giacomo Leopardi alla Canzone Ad Angelo Mai
Ode di Giuseppe Giusti


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