Consideriamo lingue specialistiche quelle caratterizzate da un lessico fortemente specifico, costituito prevalentemente da termini, cioè parole in cui c’è un rapporto biunivoco tra significato e significante senza possibilità di ambiguità. Normalmente sono considerate lingue specialistiche quella della medicina, dell’informatica, dell’economia, della fisica, della chimica, discipline che hanno progressivamente formato un proprio lessico, in alcuni casi anche più esteso di quello della lingua comune, ricorrendo a rideterminazione semantica di unità appartenenti alla lingua comune o ad altre lingue speciali, a neoformazioni per derivazione o composizione, a forestierismi, a sigle e acronimi, a derivati e sintagmi eponimi in cui si verifica il trasferimento di un’unità dalla categoria del nome proprio a quella del nome comune (ad esempio newton nell’accezione di unità di misura di forza).
La sempre maggiore accessibilità di alcuni strumenti (si pensi ai computer) e la larghissima diffusione di terminologia tecnica attraverso i mezzi di comunicazione di massa (non solo quelli tradizionali, ma ora soprattutto internet), hanno senza dubbio determinato l’assottigliarsi della barriera che separa la lingua comune dalle lingue specialistiche, favorendo una rapida divulgazione di terminologia specialistica divenuta di dominio comune. In questo sistema di travasi da ambiti specialistici a lingua comune, alcuni termini, pur mantenendo la loro tecnicità nell’uso degli specialisti, hanno subito un processo di banalizzazione nell’uso comune che però non ha impedito loro di conservare un alone di fascino e di prestigio. L’origine e il percorso particolare di questi termini producono, nel linguaggio comune, il proliferare di locuzioni figurate in cui le singole parole di ambito tecnico arrivano ad avere valenze metaforiche.
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