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Uso dell’accento
Adozione
Con è / é , ò / ó distinguiamo – di regola soltanto in lemma – il diverso grado di apertura di queste vocali toniche. L’indicazione del grado di apertura nei contesti è sporadico, e legato a possibili incertezze nella lettura (lòcco, sòrdi; aimméno / arméno).
- Per i lemmi sdruccioli. In genere l’accento non è ripetuto negli esempi, tranne casi specifici in cui la sede accentuale che determina la specificità in senso fiorentino della forma non sia recuperabile dalla grafia del lemma (dunque quando una voce come gòdere ricorrerà in contesti d’uso non correlati al lemma gòdere).
- Per il grado di apertura vocalica negli esiti di riduzione del dittongo passibili di sollevare ambiguità interpretative (fòri = fuori, pò = può, vò = vuole; mentre non è segnalata la vocale, che si intende aperta, in fo / vo = faccio / vado), o in casi in cui è rilevabile l’oscillazione (sòn(o) / són(o) nella I sing. e III pl. di essere). Non è prevista segnalazione negli esiti in monottongo di immediata comprensione (da intendersi con vocale aperta: pol(e), move, lenzoli).
- Per esiti particolari, comunque sdruccioli (prèndelle / prèndile = prenderle, mòvessi / mòvisi = muoversi).
- Per sciogliere eventuali ambiguità non risolte dal contesto: bùttati / buttati; òmini / omini. In casi particolarmente difficili di scioglimento dell’ambiguità, ci si riserva di indicare fra parentesi il senso della forma (es. nei casi di esito fior. –ano dove it. –ono: dicano = dicono, riconoscano = riconoscono vendano = vendono).
- Per facilitare la decodifica di forme particolarmente coinvolte con la fonetica locale. Così (v)òrte = volte, vòr = vuol; dimórto [vs dimolto], dèan = devon, dèe = deve, dèi = devi, pòo = poco, pòr = pover, mi riòrdo = mi ricordo, mòiti = muoviti, mòisi = muoversi. L’intervento si inquadra in una resa grafica che rispetta, in generale, le eventuali cancellazioni consonantiche in corpo di parola (aessi = avessi, scriea = scriveva, vendea = vendeva, potei = potevi, capii = capivi, pisciao = pisciato / pisciavo, assaettao = assaettato, propio = proprio, annusao = annusato, fotorafia = fotografia, …).
- Si avverte inoltre che con vò’ e pò’ si indicano, rispettivamente, eventuali forme per ‘vuoi’ e ‘puoi’, parallelamente alla resa delle III pers. sing. nominate sopra vò e pò.
- Negli esiti apocopati – che non siano a lemma – di infiniti originariamente sdruccioli producenti rafforzamento sintattico (mette = mettere, scende = scendere, move = muovere; esse = essere; scri(v)e = scrivere, legge = leggere; rompe = rompere; ecc.), lasciando al contesto il compito di disambiguare nei casi in cui la forma verbale sia graficamente la stessa di un tempo finito (mette via, pronunciato mette vvia = metter via, oppure pronunciato mette via = III pers. del pres. indic.; rompe l’ova = romper le uova / rompe le uova; ecc).
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