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Adozione
- Quando si registra cancellazione vocalica, come nei casi di anda’ = andai; fa’ = fai; fare’ = farei; ha’ = hai; du’ = due; que’ = quei; mi’ = mio, mia; su’ = sui (prep. art.) / sua, sue, suo (agg. poss.); se’ = sei (voce verbale / numero sei). Quando la cancellazione avvenga tra vocali di cui la seconda preceda una consonante nasale preconsonantica (’nvece, ’nsieme, ’nsomma; anche in fonetica sintattica: entrò ’n casa), e l’incontro si verifichi tra vocali identiche, si è scelto di trascrivere secondo il tipo era ’ntipatico, dura ’ncora. Negli altri casi resta comunque la fedeltà alla pronuncia registrata: unne ’mporta, si potrebbe ’ndovinare, me lo ’mmagino. La resa potrebb’entrare è motivata dalla possibilità di esiti paralleli potrebb’andare, potrebb’uscire, ecc. Similmente si ha pòr’ angiolino; la scelta della resa anch’a lui non significa che è stata presa una decisione sulla forma soggiacente, che può essere anche o anco.
- Negli esiti fiorentini dei composti con l’art. masch. sing. ( qui’, e analogamente di’, ni’; così anche negli “anomali” di’ capire, di’ pensare = di capire, di pensare: pronunciati rispettivamente di ccapire, di ppensare).
- Per segnalare l’articolo plurale omesso, mantenendo intera la forma precedente (tutti ’ cani, tutti ’ livelli, anche ’ gatti, arrotano ’ pantaloni); analogamente l’apostrofo rileva anche l’omissione di a prep. (s’ha ’ andà di nulla! ; s’ha ’ andare?).
- Per parallelismo con grafie usuali. Così, a partire da forme l’è, l’ha si sono adottate, per la resa delle palatali nella medesima sede, le grafie gl’è gl’ha (gl’hanno, gl’avevano…; e così gl’occhi). Allo stesso modo si ha c’ho, c’ha, c’hanno, c’avevano… Tuttavia in altri contesti si inserisce in luogo dell’apostrofo una vocale fra parentesi con la sola funzione di segnalare la palatale, come nel caso di dic(e) anche.
- Po' vale sia 'poco' che 'poi': si lascia al contesto la funzione disambiguante.
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